Licio Gelli raccontato da Licio Gelli

Licio Gelli raccontato da Licio Gelli
Pubblichiamo un breve estratto di una intervista a Gelli contenuta nel recente libro "Licio Gelli. Il burattinaio d'Italia" (Graus Editore) scritto da Alessandro Iovino

Ne è passato di tempo dal 1981, anno in cui lo scandalo della P2 fece tremare il Paese…

Non vedo perché parla di scandalo. La P2 non è stata uno scandalo, ma un’esperienza irripetibile. Da allora mi hanno accusato di tutti i mali dell’Italia. Ma prima di iniziare voglio che scriva una cosa…

Mi dica.

Sono stato fedele a un ideale per tutta la mia vita e dovrà inserire questa mia dichiarazione: “Sono nato fascista, ho studiato sotto il fascismo, ho combattuto per il fascismo, sono fascista e morirò fascista!”.

Nell’ordinamento italiano è condannato il reato di apologia del Fascismo…

Una vergogna. Io comunque sono un sostenitore di Pericle, quelli che molti considerano il padre della democrazia: governò per 29 anni perché instaurò un solo partito.

Nel 2006 ha consegnato la sua documentazione all’Archivio di Stato di Pistoia. C’è da credere, però, che custodisce ancora documenti inediti e compromettenti?

Ognuno crede quello che vuole. Io sono sereno con me stesso e la società. Ho fatto questa donazione in segno di riconoscenza verso Pistoia che mi dato i natali. È una collezione molto ricca, tra cui degli scritti di Mussolini e Tasso.

Non vuole farci credere che ha donato tutto il suo archivio…

Lei può credere ciò che vuole, ripeto. Certamente parte del mio archivio è ancora qui con me…

Che influenza ha avuto la fede nella sua vita?

Sono un cristiano praticante ed ogni giorno pago il mio contributo al buon Dio che mi ha dato grazia di vivere fino a questo giorno. Non ne parlo molto, ma vivo la mia fede quotidianamente.

Che ne pensa dei giornalisti italiani?

Il problema è che oggi in Italia i giornalisti sono diventati giornalai e molti di loro sono asserviti ai partiti.

Un po’ riduttivo, mi consenta. Un giornalista come Travaglio come lo giudica?

Sa fare bene il suo mestiere, ma su di me ha detto tante falsità. Anche lui è asservito…

Sì, ma a chi?

Tutti siamo servi di qualcuno, tutti rispondiamo delle nostre azioni. I giornalisti hanno gli editori ai quali devono render conto… Lo sa una volta ho salvato Papa Giovanni Paolo II da uno scandalo?

Mi dica.

Mi chiamò Rizzoli, affiliato alla P2. Aveva delle foto del Papa in costume in piscina. Allora sarebbe stato uno scandalo renderle pubbliche. Dissi a Rizzoli di lasciar perdere e di farmi recapitare i negativi. Così fu. Le foto non vennero pubblicate. Mi interessai poi di farle recapitare al Papa…

Ricevette una risposta?

(Gelli sorride e non risponde)

Qual è la differenza tra la P2 e il Grande Oriente d’Italia?

La P2 era una loggia segreta. Mentre il GOI rendeva pubblici i nomi degli iscritti, quelli della P2 restavano segreti. Ecco tutto.

Un po’ poco, non crede?

Lo dice lei… Questa era la differenza.

Eppure tutte quelle leggende sui riti di iniziazione…

Guardi, non mi dica che anche lei vuole sentirsi ripetere cose dette migliaia di volte. Tutti sanno cosa significa essere massoni. E tutti quelli che ne hanno fatto parte, ricorderanno che significava essere iscritti alla P2.

Quale pensa sia stato il merito più grande della P2?

Gli italiani dovrebbero ringraziare la P2 perché è stato anche grazie ad essa che i comunisti non sono arrivati al potere. Organizzazioni come Gladio Rosa potevano scatenare una rivoluzione con risvolti drammatici per la nostra nazione. Noi con la P2 avevamo una piantina geografica dell’Italia con evidenziati tutti i punti caldi in cui era necessario intervenire. Inoltre nelle riunioni si parlava di meritocrazia. Un concetto oggi praticamente inesistente. Ancora oggi se posso aiutare qualcuno meritevole lo faccio. Quello che ripetevo agli iscritti alla P2 era: “prevedi e provvedi alle necessità di tuo fratello senza che saprà da quale parte proviene”.

Per molti lo scoppio dello scandalo nel 1981 sulla P2 è stato dovuto al fatto che lei aveva veramente racchiuso nelle sue mani un potere parallelo a quello dello Stato troppo grande.

Arrivammo a controllare i servizi segreti e molti generali erano appartenenti alla P2. Inoltre politici di rilievo erano iscritti alla loggia. Tuttavia quando si è fermata la P2 era in una fase di reclutamento. Dovevamo ancora fare proselitismo. Ci mancava ancora qualcosa…

Quasi tutti gli iscritti alla P2 evitano di parlare di questa loro appartenenza. Perché?

Quando venimmo scoperti chiesi a tutti di dimenticare tutto. Così è stato. Dei molti uno se ne è pentito: Maurizio Costanzo.

Perché scrisse il Piano di Rinascita Democratica”?

L’Italia aveva bisogno, come ancora oggi, di una riforma presidenziale. Lo dissi anche al presidente Leone. Mi diedi da fare e mi adoperai per dare una linea, e stabilire cose da fare. Se mi avessero lasciato fare, oggi l’Italia sarebbe un paese diverso.

ultima modifica: 2015-12-16T15:33:06+00:00 da Redazione

 

 

 

 

 

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