Neanche stavolta, si potrebbe dire con ironia, nelle nomine papali riguardanti il delicatissimo settore delle comunicazioni, è finito il nome di Francesca Immacolata Chaouqui, che pure mesi fa faceva sapere a diversi giornalisti – ha scritto il Quotidiano Nazionale – di essere ormai prossima a diventare portavoce al posto del buon padre Federico Lombardi. Al di là delle facili battute, qualcosa di grosso inizia a muoversi nel comparto dei media che Bergoglio vuole riformare, più che altro per rendere più snello e compatibile con i tempi correnti.

Lo scorso giugno aveva nominato prefetto della Segreteria per le Comunicazioni mons. Dario Edoardo Viganò, non elevandolo alla dignità episcopale ma ponendolo comunque sopra uno che vescovo lo era già, il presidente del Pontificio consiglio per le Comunicazioni Sociali, mons. Celli. Viganò era il capo del CTV, il Centro Televisivo Vaticano. E oggi quella poltrona conosce il nome del suo nuovo direttore, Stefano D’Agostini, che del CTV era responsabile tecnico. Ma è un’altra la nomina che merita di essere sottolineata, ed è quella dell’americano Greg Burke (un passato alla Fox di Rupert Murdoch) a vice direttore della Sala stampa, con decorrenza dal 1° febbraio 2016. E’ una nomina “pesante”, e non tanto perché andrà ad affiancare padre Ciro Benedettini e Angelo Scelzo nel team che collabora con Lombardi. Burke fu chiamato in Vaticano nell’estate di tre anni fa, con Vatileaks che imperversava ovunque e i documenti di Benedetto XVI trafugati dal maggiordomo personale finivano sui giornali di mezzo mondo.

Per Burke fu creato un posto dal nulla, “consulente per la comunicazione della Sezione per gli affari generali della Segreteria di Stato”. All’epoca, oltre a segnalare la provenienza americana del nominato, si evidenziò come Burke fosse un numerario dell’Opus Dei. Aspetto curioso, se si considera che oggi di Opus si parla tanto essendo il baldanzoso monsignore Vallejo Balda un suo membro. In realtà, mormorano da oltretevere, quella di Burke potrebbe più semplicemente essere un classico promoveatur ut amoveatur, anche perché non si sa bene cosa facesse in Segreteria di Stato da tre anni.

Ma vi è un’altra corrente di pensiero, e ha a che vedere con quel che scriveva qualche settimana fa l’informato Robert Mickens sul National Catholic Reporter. Secondo Mickens, Padre Lombardi (73 anni) sarebbe avviato al pensionamento e per la sua successione si fanno due nomi: padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica e stretto consigliere papale, e padre Thomas Rosica, già assistente in lingua inglese di Lombardi. Burke servirebbe, dicono, a riequilibrare l’orientamento della direzione della Sala stampa, che in quel caso si sposterebbe su posizioni ben più “aperturiste” di quanto lo sia ora con la gestione di Lombardi.

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