Sarà Sk Capital ad acquisire Versalis da Eni? Il colosso energetico non ha sciolto le riserve ma i sindacati già borbottano, proprio per il timore che la controllata della chimica di Eni possa finire in mani straniere. Eppure l’ad Claudio Descalzi ha negato che la questione fosse all’ordine del giorno nel cda dello scorso 17 dicembre e ha dichiarato di stare solo dialogando con un partner finanziario senza escludere altre possibilità. Il 12 gennaio è comunque in programma un vertice tra azienda e sindacati alla presenza del ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi.

URGE INVESTITORE PER VERSALIS
I paletti per la vendita sono molti. Li ha elencati lo stesso Descalzi a Reuters: “Per cinque anni la società deve restare nel suo perimetro, per tre anni non ci devono essere tagli al personale, l’ad deve restare quello attuale e Versalis deve restare italiana”. Ma, anche con tutti questi vincoli, la ricerca di un investitore è necessaria per rilevare almeno il 70% della società e fornire capitale per 1,2 miliardi necessario per passare alla chimica verde, dopo aver bruciato dal 2000 a oggi ben 5,8 miliardi.

NUMERI E DETTAGLI SU SK CAPITAL

SK Capital è un fondo di proprietà di Barry Siadat e Jamshid Keynejad, rispettivamente presidente e managing director, con sede a New York: ha 18 dipendenti (10 assunti nel 2015), ha una capitalizzazione totale di 1 miliardo di dollari totalmente impegnati in 8 aziende partecipate quasi tutte di piccola dimensione: Un fondo non di dimensioni mondiali ma essenzialmente attivo in America. Siadat ha lavorato per 37 anni nell’industria chimica sedendo nei boar di diverse società specializzate e ha due lauree, una in ingegneria chimica conseguita all’Università del Wisconsin e una in Ingegneria dei Polimeri dell’Università del Massachusetts. Dottorato in matematica con lode per Keynejad.

BESTIA NERA O CAVALIERE BIANCO?
Chi è Sk Capital? Qualche primo indizio lo fornisce il sito web del gruppo: si tratta di “una società privata di investimento con focus sui materiali speciali, la chimica e l’healthcare… che si mette al servizio dei management team la propria esperienza per trasformare le aziende in entità più efficienti”. Il portafoglio di società di Sk genera oggi utili per 8 miliardi di dollari all’anno e impiega circa 9mila persone, gestendo oltre 1,5 miliardi di capitale. Tra le tante aziende in cui ha investito compare, ultima in ordine cronologico, l’italiana Aeb, leader, come ricorda il Corriere, “nel campo delle biotecnologie e dei prodotti di processo utilizzati per il trattamento dei liquidi alimentari. Fondata a Brescia nel 1963 come piccola azienda familiare che produce ausiliari per il vino. Proprio dalla divisione Enologica arriva circa il 75% del fatturato del gruppo”. L’acquisizione è avvenuta in aprile dello scorso anno.

IL PORTAFOGLIO DEL FONDO

Ecco il dettaglio delle partecipazioni possedute da Sk Capital: AEB (51%) società di produzione di additivi e biotecnologie per l’industria vinicola, azienda italiana di piccole dimensioni; HALO Pharma (50%) società di macchinari per l’industria farmaceutica. ARCHROMA (100%) produzione di pigmenti e additivi per l’industria tessile e cartiera; ADDIVANT (100%) produzione di additivi e antiossidanti per plastiche e nylon; TPC Group (100%) produzione gomme e plastiche da buteni, sede americana, con 800 dipendenti; IBA Molecular (60%) produzione di radiofarmaci di contrasto, sede americana ma attiva in tutto il mondo con sedi commerciali; CALABRIAN (30%) produzione di biossido di zolfo per la depurazione delle acque; ASCEND (100%) produzione di nylon e fibre sintetiche, sede americana con 3000 addetti. A parte TPC Group e ASCEND – secondo un analista – le aziende partecipate sono di nicchia.

LA RICOSTRUZIONE

Da mesi SK Capital sta trattando per l’acquisizione del 70% di Versalis, che secondo gli analisti di mercato potrebbe valere circa 1 miliardo e 200 milioni, stima fatta recentemente con i cespiti degli impianti produttivi a zero (cioè svalutati al massimo a livello di ferro). Però l’operazione potrebbe avere un valore più basso, considerando anche le varie implicazioni economiche che Eni è impegnata a svolgere attraverso le bonifiche dei siti inquinati, come emerge dalla mappa nazionale dei siti rilevanti, dal punto di vista ambientale, pubblicato dal ministero dell’Ambiente. Questo fondo – aggiunge un analista che intende restare anonimo – potrebbe ottenere la proprietà di Versalis versando non l’intera somma ma partecipando inizialmente con una somma inferiore (circa 200 milioni), proseguendo i pagamenti attraverso gli utili fatti con la gestione operativa di Versalis, il tutto finanziato da una banca esterna presso cui sarà impegnata a garanzia la stessa Versalis.

IL NO DEI SINDACATI A SK

Ma per i sindacati Sk capital non avrebbe la forza finanziaria necessaria a sostenere l’impresa. “SK Capital ha fatto acquisizioni per 20-30 milioni e ha una capitalizzazione di 1,2 miliardi, questo vuol dire che una volta che avrà acquisito la maggioranza andrà a leva su Versalis e sarà la fine dell’azienda”, ha detto sempre a Reuters Emilio Miceli, segretario generale di Filctem Cgil secondo cui Sk avrebbe chiesto a Versalis di abbandonare i progetti nell’energia pulita. Sul dossier Versalis, il segretario di Uiltec, Paolo Pirani, ha scritto: “Versalis è nelle condizioni di rivestire un ruolo fondamentale in questo settore e nella ricerca avanzata che lo riguarda. Affidarlo a mani straniere non vuol dire solo rinunciare ad una possibilità di sviluppo importante, ma anche a caratterizzare l’Eni sempre più come un corpo estraneo alle sorti dell’industria italiana, impegnato come è nel duplice processo di estrazione-commercializzazione del greggio fuori dai confini nazionali”.

LA MANO LUNGA DI ROTHSCHILD?

Le preoccupazioni dei sindacati si legano alle informazioni fornite nel corso di una recente puntata della trasmissione tv Report. Secondo la trasmissione di Rai 3 curata da Milena Gabanelli, riassume il Post, “SK Capital non ha fondi sufficienti per l’acquisto: potrebbe ottenere la proprietà con un primo versamento da 200 milioni, promettendo di pagare il resto con rate future e facendosi prestare soldi da una banca presso cui sarà data la stessa Versalis come pegno… Eni sta seguendo questa via, rischiosa, perché nell’affare è coinvolta la banca d’affari Rothschild, nella quale è vicepresidente l’ex amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni”. Rothschild sarebbe cioè advisor dell’operazione. Ipotesi probabile, dato che i rapporti con Eni sono di vecchia data. La società è stata advisor per la quotazione della major energetica nel 1993 e più di recente nella cessione di Stogit a Snam Rete Gas nel 2009. Eni a Report non ha voluto commentare l’indiscrezione.

Condividi tramite