Perché i titoli delle case automobilistiche hanno sofferto e come i media francesi on line nel pomeriggio non hanno dato troppo spazio al "caso-emissioni" che ha investito Renault... Numeri, fatti, ricostruzioni e curiosità

Il settore auto soffre sulle borse del Vecchio continente. Le vendite sul comparto automotive – complice l’allargamento dello scandalo sulle emissioni, il cosiddetto Dieselgate iniziato negli Usa con la tedesca Volkswagen – hanno appesantito oggi gli indici azionari europei. Maglia nera è stata Renault, che è crollata dopo la conferma della notizia di una perquisizione da parte del servizio antifrode francese.

TRIBOLAZIONI TRANSALPINE

Secondo le prime informazioni, ricostruisce Repubblica, “l’ipotesi investigativa è che alcuni motori diesel Renault siano equipaggiati con un software che consente di eludere i controlli sulle emissioni, un sistema simile a come quello alla base dello scandalo che ha investito Volkswagen”. Le forze dell’ordine, ha detto il principale sindacato d’Oltralpe, il Cgt, hanno sequestrato numerosi personal computer ai dirigenti. In seguito all’esplosione del caso Volkswagen, ricordano gli esperti del settore, Renault aveva promesso di investire 50 milioni di euro per far sì che i livelli di emissione effettivi delle sue auto fossero in linea con quelli registrati durante i test. Il titolo Renault ha ceduto oltre il 10% in borsa in seguito alla diffusione della notizia, che però fino al tardo pomeriggio non ha trovato troppo risalto sulla stampa francese on line. Quasi assente su Le Monde (solo un microscopico richiamo); presente su Le Figaro ma con titoli innocentisti (citando quasi soltanto le difese della casa automobilistica: “Nessun software che falsa installato sui veicoli”); più obiettivo Les Echos, che però dà ampio spazio a tesi difensive del Governo (Nel pomeriggio, rimarca Il Sole 24 Ore, “il ministro francese responsabile dell’Ambiente e dei Trasporti, Ségolène Royal, ha precisato che nella vicenda Renault è stato osservato «uno sforamento delle norme» sul Co2 e l’ossido di azoto, ma «nessuna frode». Per il ministro Royal, le analisi condotte sui motori Renault e di altri due costruttori stranieri non rivelano l’esistenza di un «software illegale» per truccare le emissioni”.

GLI ALTRI CALI

L’Eurostoxx di settore, continua il quotidiano confindustriale, è il peggiore in Europa con un calo superiore al 3 per cento. Il calo del titolo francese, infatti, avrebbe influenzato “anche Peugeot… Daimler, Bmw e Volkswagen, seguite da Ferrari (-5%)”.

I PROBLEMI DI FCA

È tutto il settore automobilistico a soffrire. Compreso il gruppo italo-americano Fca, che a Milano perde oltre il 9%, a causa delle accuse di due concessionari, comparse per prime su Automotive News, di aver falsificato i dati sulle vendite negli Stati Uniti e per il crollo delle consegne in Russia. “Fosse vero (e l’azienda definisce le accuse «infondate»), e anche se in realtà il concessionario è solo uno (e con un contenzioso aperto nei suoi confronti dalla società)”, scrive sul Corriere della Sera Raffaella Polato, “sarebbe comunque sufficiente a gettare ombre su quella «striscia» di record iniziata quasi subito, nell’era post salvataggio, e continuata anche per tutto il 2015, con incrementi percentuali spesso superiori a quelli dei diretti concorrenti Gm e Ford”. Non a caso, aggiunge, “benché fin dalle prime battute gli stessi analisti dell’auto si siano mostrato mostrarsi scettici rispetto alle accuse e abbiano ridimensionato sia il caso sia le possibili conseguenze, il titolo in Piazza Affari è stato sospeso per eccesso di ribasso, riammesso, risospeso. A metà seduta, all’ennesima riammissione, perdeva il 10%. Nel conto ci stanno, certamente, soprattutto gli effetti combinati Russia-Renault. Tant’è che il rosso un po’ per volta si è ridimensionato. A un paio d’ore dalla chiusura italiana la perdita era di poco superiore al 6% a Piazza Affari e al 4% a Wall Street (da poco aperta)”.

LA NOTA DEL LINGOTTO

Dal Lingotto, riporta La Stampa, è arrivata poi una precisazione: “«Sebbene l’atto di citazione non sia ancora stato notificato a Fca US, la società è convinta del fatto che la causa sia infondata e sia stata promossa dal legale interno del concessionario proprio nel momento in cui Fca Us discuteva con il gruppo del concessionario della necessità che quest’ultimo rispettasse i propri impegni in base a taluni dei contratti di concessione». La società”, ha concluso la nota, “«ha piena fiducia nella integrità dei suoi processi di business e dei suoi rapporti con la rete e intende difendere vigorosamente il caso»”.

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