“Attaccare” l’Unione europea ci conviene o no? Assumere un atteggiamento apertamente critico delle scelte di Berlino, come accaduto negli ultimi giorni ad opera del governo Renzi, è una strategia potenzialmente vincente? A che condizioni?

Intanto mettiamo agli atti il tempo perso da questo governo in una strategia, quella di ingraziarsi Germania ed Europa, che non ha portato alcun vero beneficio. L’austerità cosiddetta flessibile sottoscritta ed esaltata da Matteo Renzi è stata e continua a essere un disastro, per un Paese che cresce metà della media dell’area euro e che deve la sua ripresina a fattori esterni come il cambio, i tassi d’interesse, il prezzo del petrolio. Durante la crisi greca il Governo italiano poteva essere l’ago della bilancia mostrandosi più solidale, il che avrebbe cambiato i connotati europei in meglio: altra occasione buttata al vento con un atteggiamento supino verso i tedeschi.

Se questo nuovo atteggiamento non è figlio di una maggiore visione strategica e comprensione degli errori di questa costruzione europea e dei ritardi cronici italiani, ma solo di un posizionamento tattico per limitare la crescita dei movimenti di opposizione, Renzi perderà due volte: sarà ancora meno credibile in Europa (“i soliti italiani”) e non guadagnerà consensi in Italia (“too little too late, Mr. Renzi”).

Unione bancaria, flessibilità fiscale, superamento del Fiscal compact, politica energetica, immigrazione o ancora dell’altro: può indicare una o due priorità che secondo lei il governo Renzi dovrebbe fare proprie in Europa nel 2016?

È evidente che il Fiscal Compact è il nemico esterno che Renzi deve finalmente combattere mostrando quel coraggio che finora non ha avuto. Per farlo deve avere alleati robusti. Gli suggerisco, vista l’ipocrisia francese nel prendere di petto i tedeschi, di farlo approfittando dell’occasione propizia del referendum britannico sull’uscita dall’Unione. I britannici (e Cameron che li rappresenta) sono sempre stati pragmatici e hanno una visione realistica di cosa vada fatto per far ripartire il motore economico europeo: l’Italia ci si allei immediatamente, sostenendone la proposta di riforma dell’Unione.

Ma è anche ovvio che Renzi debba mostrarsi più credibile, per evitare la spiacevole etichetta di “opportunista” che gli si sta cucendo addosso. E anche qui basterà imparare dai britannici quali siano le riforme che contano e farle proprie: la spending review è la più ovvia. Fino a quando – come ha fatto Renzi sinora – continueremo a sprecare risorse tagliando gli investimenti pubblici invece degli sprechi, saremo destinati a contare nulla sullo scacchiere europeo e globale, relegati alla serie B della geopolitica.

Estratto dal blog di Gustavo Piga

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