L'analisi dell'ambasciatore Giovanni Castellaneta, presidente di Sace, nel giorno della visita del presidente iraniano Hassan Rouhani in Italia

Il raggiungimento dell’accordo sul nucleare iraniano ha acceso i riflettori su un mercato a elevato potenziale, che si candida a giocare un ruolo di primo piano a livello regionale e globale: l’Iran è un Paese vasto, con un Pil pari a metà di quello italiano, ingenti risorse naturali, energetiche e demografiche; ha una popolazione in crescita, che raggiungerà i 100 milioni di abitanti entro il 2050 (di cui oltre la metà sotto i trent’anni) e che partorisce ogni anno ben 700mila laureati, prevalentemente in discipline scientifico-ingegneristiche.

L’atteso aumento della produzione petrolifera, la riduzione dei costi dell’interscambio e il ripristino del possesso degli asset detenuti all’estero sembrano aprire prospettive di crescita di medio termine per l’economia iraniana, provata dal prolungato isolamento. Unione europea e Stati Uniti hanno avviato i provvedimenti necessari, rispettivamente, alla rimozione e alla sospensione delle sanzioni e il Fondo monetario internazionale ha annunciato per l’Iran previsioni di crescita superiori al 4% per l’anno fiscale 2016-2017. L’efficacia di questi provvedimenti resta subordinata alla verifica da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica dell’effettiva attuazione delle misure concordate e dell’esclusiva finalità civile del programma nucleare iraniano, ma un diffuso ottimismo sembra ormai prevalere in tutti gli operatori.

Si tratta di un momento storico unico. Seppure in modo asimmetrico tra i vari partner, nove anni di sanzioni in vigore contro Teheran hanno contribuito a restringere drasticamente gli scambi commerciali tra Iran e Paesi occidentali, che oggi tornano a scaldare i motori, pronti a partire alla rincorsa del tempo perduto. Anche l’Italia è pronta al via, con un intenso piano di missioni. Dal 2006 ha perso molte posizioni, ma è rimasta il nono Paese esportatore in Iran. Riguadagnare le quote perse non sarà facile – considerando che concorrenti quali Cina, India, Russia e Brasile hanno subìto molti meno vincoli, guadagnandosi una posizione importante all’interno del Paese – ma la cessazione del quadro sanzionatorio potrebbe portare a un incremento dell’export italiano di quasi 3 miliardi di euro nel 2015-2018: una cifra che rivela l’elevato potenziale dischiuso dal Paese, ma su cui pesa il condizionamento dell’effettivo ripristino del sistema dei pagamenti e del quadro politico-normativo.

Per questo motivo, all’indomani dell’accordo di Vienna, il ministero dello Sviluppo economico, Sace e Mediobanca hanno firmato un accordo apripista con il ministero dell’Economia e delle finanze e la Banca centrale dell’Iran per avviare una collaborazione, compatibilmente con il quadro normativo nazionale e internazionale vigente e con il ripristino del sistema dei pagamenti; tutto ciò per valutare progetti in comparti industriali d’eccellenza italiana, funzionali allo sviluppo economico iraniano e identificare istituzioni finanziarie locali che possano beneficiare di linee di credito messe a disposizione da Mediobanca, con la garanzia di Sace e del ministero dell’Economia e delle finanze iraniano, per sostenere il finanziamento e il pagamento di transazioni di export e investimento.

Quali i settori verso i quali indirizzare gli sforzi? Innanzitutto il petrolifero. Dal 2011 a oggi il petrolio esportato dall’Iran si è dimezzato (da 2,6 a 1,4 milioni di barili al giorno). La contrazione dei volumi, dirottati sui mercati orientali per l’embargo dell’occidente e la necessità di preservare il consenso sociale con la spesa pubblica, hanno contribuito a mantenere il breakeven ben al di sopra dei 100 dollari al barile. La riapertura degli scambi potrebbe pertanto ridare fiato alle finanze del Paese, ma la sovrabbondanza attuale di greggio sul pianeta non consente previsioni particolarmente incoraggianti in termini di offerta aggiuntiva. Per il medio-lungo termine, tuttavia, il Paese non potrà non dotarsi di un’industria e di infrastrutture adeguate: sarà pertanto fondamentale l’apporto di nuova tecnologia come valvole, raccordi e strutture per la lavorazione domestica del petrolio. Ed è qui che la tecnologia italiana avrà molto da offrire.
Il secondo settore di opportunità è l’automotive. L’Iran era un mercato da 1,5 milioni di immatricolazioni di veicoli all’anno prima del 2011, ora ci si attende un ritorno sopra i 2 milioni di unità all’anno nel caso le sanzioni siano rimosse, soprattutto per la necessità di rinnovare il parco circolante (14 milioni di unità). Anche i trasporti offriranno buone prospettive di domanda.

L’Iran ha annunciato che, una volta tolte le sanzioni, comincerà il rinnovo della flotta con l’acquisto di 400 aerei e lo stesso vale per treni e ferrovie.
La decisa crescita demografica necessiterà di un’offerta abitativa adeguata, sia di alloggi popolari sia di lusso, oltre che di strutture commerciali, alberghiere e uffici. I centri in forte sviluppo sono numerosi, alla capitale Teheran si aggiungono città quali Isfahan, Shiraz, Mashad, Tabriz, Yazd e Hamadan. Ci sono dunque ottime opportunità per il settore dei materiali da costruzione e dei macchinari per la lavorazione di marmo e granito, di cui il Paese è molto ricco. Si delineano interessanti prospettive anche per il settore del mobile, per gli articoli di illuminazione, gli accessori per il bagno e la cucina, i laminati in legno, i rivestimenti in vetro, le scale, gli infissi per porte e finestre, i materiali antisismici e le caldaie.

Superato il traguardo dell’implementation day, le opportunità per le imprese italiane in Iran non mancheranno e gli strumenti messi a disposizione da Sace potranno fare la differenza per entrare con successo in un mercato non certo semplice: dai classici strumenti di assicurazione del credito per chi esporta, ai più innovativi strumenti finanziari per coloro che decideranno di investire direttamente nel Paese, fino ai servizi di advisory tramite i quali le imprese potranno condividere le informazioni e l’esperienza maturata da Sace nel corso dei lunghi anni di rapporti con il Paese.

Articolo pubblicato sul numero 109 della rivista Formiche

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