Fatti, numeri e scenari

Riabilitato dall’accordo internazionale sul proprio programma nucleare e alleggerito dalla conseguente fine delle sanzioni, l’Iran sciita ha voglia di riproporsi come una potenza militare che non ha nulla da invidiare ai propri avversari regionali, Arabia Saudita, ma non solo. Per farlo sta intraprendendo una vera e propria campagna di riarmo che parte dalla Russia, alleato di Teheran nel teatro siriano a sostegno del dittatore Bashar al-Assad, e che preoccupa molti Paesi mediorientali.

LA MISSIONE DI DEGHAM

Il ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan, racconta Debka Files, è arrivato oggi a Mosca per una visita mirata al rafforzamento della cooperazione nella difesa comune e per discutere l’acquisizione di tecnologia militare russa: caccia Sukhoi Su-30 e Su-35, carri armati T-90 e batterie di sistemi anti aerei”.

GLI ANNUNCI

Già il 10 febbraio, ricorda Jane’s citando fonti di Associated Press, Dehghan aveva annunciato un accordo per un numero indefinito di S-30, che andranno a rimpiazzare prodotti obsoleti risalenti agli anni 70, sia di fabbricazione cinese, russa, come i Mig-35, sia americana, venduti a Teheran prima della rivoluzione del ’79: Grumman F-14A Tomcats; McDonnell Douglas F-4E, F-4D, and RF-4E Phantom IIs; F-5E and F-5F Tiger IIs; Lockheed Martin C-130E/H Hercules; Boeing 707s; Lockheed Martin P-3F Orions; Boeing CH-47A Chinooks; e elicotteri Bell UH-1 Iroquois e AH-1 Cobra.

PRODUZIONE (ANCHE) IRANIANA

L’accordo sui caccia, sottolineava giorni fa sulla Stampa Giordano Stabile, è di particolare rilevanza per almeno due ragioni: la prima è che “i cacciabombardieri Su-30, quelli all’opera in Siria”, sono “comparabili ai potenti F-15E dell’aviazione statunitense”; la seconda è che Dehghan “ha precisato che parte dei velivoli saranno prodotti in Iran per sviluppare anche le capacità locali”. Prospettive che impensieriscono il mondo sunnita, nel quale figurano alleati tradizionali di Washington, come Riad, che ha da tempo ingaggiato con l’Iran una guerra intra-confessionale, politica ed economica condotta tramite “proxy” in diversi teatri regionali.

L’INTERESSE PER GLI S-400

I caccia russi non sono però gli unici armamenti a ingolosire la Difesa iraniana. Il media governativo russo Sputnik che, citando un’intervista con Ria Novosti di Zamir Kabulov, inviato speciale del Cremlino per l’Afghanistan e direttore del secondo dipartimento per l’Asia del ministero degli Esteri russo, conferma che “Teheran è interessata alle forniture dei sistemi di difesa aerea S-400”, gli stessi schierati da Mosca nella sua base siriana a Latakia, “ma al momento la Russia e l’Iran non stanno portando avanti trattative in merito”, smentendo alcune indiscrezioni di stampa. Probabile, piuttosto, che si verterà su un prodotto lievemente inferiore, gli S-300. “La Russia e l’Iran – ricorda infatti Sputnik – avevano firmato nel 2007 un contratto per la fornitura dei sistemi S-300 dal valore di 900 milioni di dollari” (poi fermato dalle nuove sanzioni dell’Onu per il programma nucleare di Teheran, ora rimosse, ndr). “Ad aprile dello scorso anno il presidente russo Vladimir Putin aveva firmato il decreto che rimuove il divieto di consegna di questi armamenti all’Iran. Successivamente a giugno l’assistente del presidente sulle questioni di cooperazione tecnico-militare Vladimir Kozhin aveva riferito che Mosca e Teheran stavano preparando un nuovo contratto per la fornitura degli S-300. La parte iraniana è in attesa del completamento delle forniture entro la prima metà di quest’anno”, orientativamente tra due mesi.
Dehghan, aggiunge ancora Stabile, “ha detto che i primi equipaggi addestrati in Russia per la gestione del complesso sistema torneranno fra un paio di settimane e poi sarà la volta delle batterie. Il ministro ha anche annunciato lo sviluppo di nuovi sistema d’arma e droni prodotti in casa”.

PIÙ DIPENDENTE DA MOSCA

Viste con occhi occidentali, spiega Al-Monitor, queste intese possono però generare qualche preoccupazione. Non solo perché la Russia, ai ferri corti con l’Occidente in diversi teatri, soprattutto Ucraina, potrà così avere maggiori risorse per finanziare la sua ricerca in ambito militare (che ricorda il media panarabo non ha recentemente avuto molta fortuna, anche a causa di alti costi difficili da sostenere se non bilanciati da commesse adeguate). Ma, soprattutto, perché questi acquisti rendono Teheran sempre più dipendente da Mosca. Un legame che è facile si riverberi, anche sul piano dell’azione militare, su teatri come la Siria, dove Iran e Russia sono accomunati dal sostegno al presidente Bashar al-Assad, inviso agli Usa, a molti suoi alleati e a una grossa fetta della stessa popolazione siriana, e accusato da un recente rapporto Onu di crimini e massacri ai danni di civili. Mentre The National Interest mette in evidenza come una Repubblica Islamica dotata di moderni velivoli Su-30, 40 milioni di dollari l’uno (attualmente in dotazione a India, Malaysia, Algeria e Russia stessa), anche in una variante meno completa e più economica come l’M2, preoccupi non poco anche molti Paesi del Medio Oriente.

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