Le Punture di Spillo di Giuliano Cazzola

Il Corriere della Sera, con un articolo di Enrico Marro, ha pubblicato e commentato dei dati – tratti dal pregevole Rapporto 2016 di Itinerari previdenziali di cui è patron Alberto Brambilla – in cui si dà conto (sia pure sulla base di stime) di quello che viene definito ‘’l’altro sistema previdenziale’’: ovvero i trattamenti erogati ai componenti e ai dipendenti degli enti e degli organi costituzionali. La cosa ovviamente è destinata a far discutere e a sollevare le solite polemiche, trattandosi di poco meno di 30mila pensionati il cui “costo’’ annuo è stimato pari a 1,5 miliardi di euro. A questo proposito resta solo da dire che gli organi costituzionali (non così le Regioni) sono autonomi. Come si sono dati le regole vigenti, sono i soli in grado a modificarle. In parte ciò è già stato fatto mediante la revisione dei requisiti di accesso e l’estensione del calcolo contributivo pro rata, a partire dal 2012, almeno per quanto riguarda i regolamenti della Camera e del Senato.

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L’Ente che vanta il maggior numero di pensionati (16.377 per quanto riguarda il solo personale) è la Regione Sicilia, con un onere annuo di 656 milioni. Il costo dei vitalizi degli ex deputati (1.543) è di 139 milioni, degli ex senatori (907) di 83 milioni. Sono 1.868 (per 170 milioni) i vitalizi delle Regioni.

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Al di là dei trattamenti in vigore negli organi istituzionali, sarà il caso di ritornare – più in generale – sul tormentone delle c.d. pensioni d’oro, al solo scopo di ricordare alcuni aspetti che vengono troppo sovente dimenticati: premesso che è operante un robusto contributo di solidarietà sugli assegni più elevati, in uno Stato di diritto a ridistribuire i redditi delle persone provvede il sistema fiscale con l’aliquota progressiva. Non a caso il Rapporto Brambilla ricorda che “quasi la metà  dei pensionati (oltre 8 milioni) non paga imposte perché trattatasi di pensioni sociali, di invalidità o accompagno, e integrate o maggiorate’’. ‘’I cosiddetti pensionati d’oro – prosegue il documento – cioè quelli che prendono tra 55 e 100mila euro l’anno lordi l’anno (in media 47mila euro netti l’anno) sono solo il 2,5% del totale e dichiarano il 14,7% dell’Irpef totale; quelli sopra i 100mila euro sono lo 0,79% del totale, circa 175mila, e pagano circa il 13% dell’Irpef totale”. In pratica – conclude il Rapporto – il 3,3% dei pensionati paga quasi il 28% di tutta l’Irpef.

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Je suis Angelo Panebianco.

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