Il commento di Filippo Vari, professore ordinario di Diritto costituzionale

Assistiamo in questi giorni a un dibattito politico sul disegno di legge cosiddetto Cirinnà che agli occhi di un giurista non può che mostrarsi “fuori fuoco”. Esso, infatti, è concentrato principalmente sulla tematica della stepchild adoption, e cioè l’adozione del figlio del convivente, tematica che interroga la società civile e apre fratture nel partito di maggioranza, nella coalizione di governo, nel Movimento 5 stelle.

Si tratta, però, di tensioni in parte male indirizzate. La vera questione in gioco, in realtà, è legata alla posizione da attribuire alla coppia che contrae l’unione civile. Se la si equipara a quella dei coniugi, come vorrebbe il Partito Democratico e, in parte, anche il Movimento 5 stelle, il resto è destinato ad andare di conseguenza.

Provo a spiegarmi: l’articolo 3 del ddl Cirinnà prevede che ai contraenti l’unione civile si applichino tutte le norme dell’ordinamento italiano che contengono la parola coniuge, con la sola eccezione di quelle in materia d’adozione.

Se il Parlamento approva questa equiparazione, un’eventuale bocciatura della stepchild adoption verrebbe quasi certamente stigmatizzata, nel giro di pochissimi mesi, dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Nella propria giurisprudenza il giudice di Strasburgo ha, infatti, fatto intendere che una volta che gli Stati, nell’esercizio della loro sovranità, pongono le convivenze omosessuali registrate sul piano del matrimonio, una differenza di regime, per l’adozione del figlio del convivente, viola il combinato disposto del diritto alla vita privata e familiare e del diritto alla non discriminazione, protetti dalla Convenzione (sent. X et Autres c. Autriche, in particolare §§. 107-110).

Dunque, la vera questione che i partiti decideranno in questi giorni è: le unioni civili vanno poste – contro il disegno costituzionale in materia di famiglia – sullo stesso piano del matrimonio, come vuole il ddl Cirinnà? Il resto, prima o poi, finirà di conseguenza.

(testo ripreso da Facebook dopo essere stato pubblicato sul quotidiano Avvenire)

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