Che cosa prevede la bozza del progetto sui crediti incagliati delle due banche verso la fusione

Cessioni di sofferenze per 2 miliardi all’anno: potrebbe essere questo il punto di incontro tra i vertici della futura superpopolare Banco-Bpm e la Bce. La trattativa tra Francoforte e le due squadre di vertice (affiancate dagli advisor Citi e Lazard per Milano e Bofa-Merrill Lynch, Mediobanca e Colombo & Associati per Verona) si protrae ormai da settimane e per il momento l’accordo definitivo è ancora lontano.

Se infatti le divergenze in termini di governance potrebbero essere appianate senza particolari problemi, il nodo principale è rappresentato dalla gestione dei non performing loan che il nuovo gruppo erediterà dai due partner. In base agli ultimi dati disponibili (30 settembre 2015), Bpm ha in pancia sofferenze nette per 1,5 miliardi, pari al 4,53% degli impieghi, mentre per il Banco la zavorra si attesta a 6,4 miliardi, pari all’8,14% degli impieghi. Francoforte chiede di smaltire questo stock da quasi 8 miliardi in tempi decisamente più rapidi rispetto ai 4-5 anni ipotizzati inizialmente.

La rigidità della richiesta è peraltro difficilmente comprensibile visto che, se è vero che le sofferenze assorbono capitale, è anche vero che Bpm e Banco hanno superato il recentissimo Supervisory review and evaluation process (Srep) con valori ben più elevati rispetto al ratio patrimoniale minimo (12,13% di Cet1 fully loaded per Bpm e 12,8% per il Banco). Sta di fatto che, secondo fonti finanziarie, un accordo potrebbe essere raggiunto su un piano che preveda dismissioni di sofferenze per un valore nominale di circa 2 miliardi l’anno.

«Si tratta di un target aggressivo rispetto all’attuale scenario di mercato, ma raggiungibile alla luce delle nuove misure messe in campo dal governo a partire dalla garanzia statale alle tranche senior», spiega una fonte che pure sottolinea il rischio di «ingorghi» sul mercato del credito deteriorato.

Peraltro Verona ha già messo in cantiere alcune dismissioni di npl e nei prossimi mesi potrebbe ritornare in auge il progetto di cedere i portafogli di Release, accantonato lo scorso per divergenze in termini di prezzo. Per il momento sarebbero invece escluse cessioni di controllate e partecipate che oltretutto, se remunerative sul piano patrimoniale, rischierebbero però di alterare gli equilibri all’interno del merger of equal concepito dalle due squadre di vertice.

Ieri intanto si è riunito il consiglio di sorveglianza della Bpm dal quale però non sono emerse novità di rilievo sul processo di integrazione con Verona.

Pubblicato su Milano Finanza, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

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