Uno dei principali leader dello Stato islamico, Omar al Shishani, “ministro della guerra”, potrebbe essere stato ucciso da un raid americano il 4 marzo. Lo hanno rivelaro fonti del Pentagono alla Reuters. Il condizionale è d’obbligo, perché come dice sarcasticamente l’esperto giornalista della kuwaitiana Al Rai Elijah Magnier “questa sarà là centoventunesima volta che viene dichiarato morto”.

OMAR IL CECENO

Omar al Shishani differentemente da come indica il suo kunya non è ceceno (al Shishani, il ceceno), ma georgiano, nato nel 1986: segno inconfondibile, la folta barba salafita rosso fuoco. Il nome de guerre deriva dal fatto che la katibah, la brigata combattente, a cui apparteneva era composta da caucasici, di cui molti arrivati dalla Cecenia. La sua valorosa unità è stata uno dei primi esempi di foreign fighters arrivati a combattere in Siria. A lui si lega la decisione del gruppo guidato da Abu Bakr al Baghdadi di dividersi definitivamente da al Qaeda per occuparsi non più solo dell’Iraq ma anche della Siria: il suo network e il valore in battaglia dei suoi uomini hanno fatto da hotspost iniziale per l’Isis nell’area di Aleppo, insieme a quello che si consider il primo ponte siriano dell’attuale Califfato, la brigata guidata da Abu Athir al Absi, anch’egli forse ucciso in questi giorni da un altro raid aereo americano sul nord delle Siria.

UN CONSIGLIERE MILITARE FONDAMENTALE

Sulla testa di Omar il Ceceno, il cui vero nome è Tarkhan Tayumurazovich Batirashvili, pende una taglia “dead or alive” di 5 milioni di dollari posta dal dipartimento di Stato americano con Executive Ordere 13224, una delle più alte tra quelle riservate ai leader dell’organizzazione. La sua capacità militare, probabilmente acquisita con l’esperienza tra i reparti russi e consolidate con l’insurrezione cecena, è stata fondamentale, per esempio, nella conquista dei successi ottenuti lo scorso anno in Anbar, regione sunnita irachena al confine con la Siria, che ha dato i natali al vecchio al Qaeda locale da cui l’attuale Isis proviene. Le doti strategico-militari lo hanno portato a scalare le linee dello Stato islamico e ad arrivare fino sll’organigramma centrale che ha accesso diretto al Califfo.

I RAID AMERICANI FUNZIONANO MEGLIO?

Secondo le informazioni disponibili sarebbe stato colpito insieme ad altri 12 baghdadisti nell’area di Shadadi, nel nord-est siriano, dove da giorni lo Stato islamico sta perdendo terreno davanti all’avanzata dei curdi dell’Ypg alleati con alcune milizie arabe e siriache. Se l’uccisione venisse confermata, sarebbe uno dei principali successi ottenuti dalla Coalizione contro l’Isis negli ultimi tempi, e potrebbe significare anche che il lavoro a terra dei due team di forze speciali inviati dalla Casa Bianca nell’area sta funzionando oltre la consulenza, magari illuminando obiettivi importanti (nella nota del Pentagono è scritto “targeted” come se l’attacco fosse volutamente diretto contro il Ceceno). Se anche il colpo su al Absi, colpito ad Aleppo, venisse confermato sarebbe un altro tassello a favore della lotta al gruppo, è un altro dato significativo sul come i raid (e l’intelligence a terra?) cominciano a funzionare bene contro la leadership.

LA POLITICA

Oggi ricominciano i colloqui per trovare una soluzione politica alla crisi siriana, attualmente in un cessate il fuoco labile concordato tra Russia e Stri Uniti, il quale prevede che esclusivamente le operazioni contro l’Isis e la qaedist al Nusra possono continuare (anche se ci sono molte segnalazioni di violazioni).

 

 

 

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