L'analisi del giornalista Ernesto Auci, ultimo amministratore delegato della società editoriale del quotidiano torinese nominano dall'avvocato Gianni Agnelli

La cessione della società editrice de La Stampa da parte della Fiat è forse più di ogni altro segnale, la testimonianza della fine di un’epoca e dell’apertura di una diversa fase della storia economica di questo Paese. Sono finiti i salotti buoni, i poteri forti non ci sono più, si attenuano i legami, a volte perversi, tra capitani d’industria e politica. Ormai bisogna navigare in mare aperto, affrontare il mondo se si vuole prosperare.

La fusione con il Gruppo Espresso-Repubblica serve non solo a razionalizzare i costi, ma anche a rendere possibili gli investimenti nelle nuove tecnologie ed accelerare il processo di trasformazione delle modalità di elaborazione e diffusione delle informazioni superando i vecchi schemi che il pubblico ormai rifiuta.

Sono stato l’ultimo amministratore delegato della Itedi e de La Stampa nominato dall’Avv. Agnelli un mese prima della sua scomparsa. La missione era quella di risanare i conti del giornale che già nel 2002 perdeva qualche milione all’anno, mantenendolo come una voce importante e qualificata nel panorama dell’informazione nazionale. La crisi a quell’epoca venne rapidamente superata grazie anche alla ripresa economica che prese forza a metà del decennio, ma si capiva chiaramente che dal punto di vista strategico non sarebbe stato possibile mantenere le posizioni restando da soli, in un panorama editoriale che comprendeva due grandi gruppi come il Corriere della Sera e la Repubblica e soprattutto vedeva uno strapotere della televisione che drenava la maggior parte della pubblicità.

Internet non c’era ma si cominciava ad intravedere all’orizzonte la necessità di investire anche in questo campo. Elaborai un piano per una fusione con il Secolo XIX di Genova (con un calcolo preciso dei vantaggi economici) che poi poteva estendersi al Gazzettino (non ancora di Caltagirone) e se possibile ai giornali di Bologna e Firenze. Il piano si basava sulla perdita del controllo da parte della Fiat e quindi sulla possibilità di creare un gruppo posseduto da molti azionisti ed a sostanziale giuda manageriale. Allora non se ne fece nulla per l’improvvisa scomparsa di Umberto Agnelli che due anni prima era succeduto al fratello alla guida della Fiat, ed al quale l’idea era piaciuta.

Ora a più di dieci anni di distanza i nodi sono venuti al pettine. Lo scorso anno è stata fatta la fusione del Secolo XIX, ora si avvia l’intesa con Repubblica. Questa fusione comporterà non solo l’uscita della Fiat dal giornale di famiglia (e poi il probabile abbandono anche del Corriere della Sera), ma anche l’avvio di una trasformazione del Gruppo Espresso finora strettamente legato alla famiglia De Benedetti, ma che in futuro sarà probabilmente sempre meno legato all’anziano “patron”.

John Elkann e Rodolfo De Benedetti, si distaccano con coraggio dalla filosofia “proprietaria” dei padri e dei nonni. Cercano strade nuove.

(Estratto di un articolo più ampio pubblicato su Firstonline)

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