Noi, prof. e professionisti, non votiamo Sì al referendum del 17 aprile

Noi, prof. e professionisti, non votiamo Sì al referendum del 17 aprile
Pubblichiamo la lettera aperta promossa da Alberto Clò, docente di Economia applicata presso l'Università di Bologna e direttore della rivista Energia, sul referendum del 17 aprile. La lettera è stata firmata finora da 112 tra accademici, manager e liberi professionisti

Il referendum sull’attività estrattiva degli idrocarburi in Italia solleva gravi preoccupazioni che travalicano il suo specifico contenuto.

Primo: perché conferma la patologica difficoltà nel nostro Paese a realizzare investimenti infrastrutturali, nell’energia come in altri settori, essenziali al suo sviluppo, alla sua modernizzazione, financo al suo miglioramento ambientale, ma impediti da una pregiudiziale ostilità e da una disinformazione basata su argomenti spesso privi di ogni fondamento.

Secondo: perché frena quell’apporto di investimenti e finanziamenti esteri che potrebbero rafforzare la ripresa della nostra economia. Senza investimenti non vi è crescita, non vi è lavoro. Non ultimo: perché interessi localistici, spesso più presunti che reali, vengono anteposti a quelli generali del Paese senza che nessuno ne tragga giovamento. Nel merito, il referendum, se approvato, compromette la valorizzazione delle rilevanti risorse di idrocarburi di cui il nostro Paese dispone e la possibilità in tempi ravvicinati di raddoppiarne la produzione: così da ridurre la nostra endemica dipendenza e vulnerabilità da paesi ad elevata rischiosità politica, contenendone i costi ed accrescendo la sicurezza energetica, grazie all’impegno di un’industria italiana che vanta livelli di eccellenza tecnologica, professionale, imprenditoriale.

Impedire la produzione interna di petrolio o di metano nient’altro significa che preferirne l’importazione; versare all’estero enormi risorse monetarie piuttosto che destinarle alla nostra crescita; sostenere le imprese altrui piuttosto che le nostre. Senza che tale produzione si ponga, come ingannevolmente sostenuto, in contrapposizione allo sviluppo delle risorse rinnovabili, data la sostanziale diversità delle destinazioni d’uso. Siamo consapevoli delle legittime preoccupazioni che muovono dalle comunità locali interessate alle attività estrattive, ma nel respingere le irrazionali paure alimentate al loro riguardo, siamo convinti che la severità delle normative, la doverosa rigorosità dei controlli, l’impiego delle più avanzate tecnologie costituiscano la miglior garanzia di tutela dell’ambiente e di sicurezza delle popolazioni. La risposta ai rischi industriali non è il rifiuto a fare e a progredire, ma la capacità di governarli.

Come avvenuto nella secolare attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi nel nostro Paese. Siamo altresì fermamente convinti che queste attività non causino le paventate e indimostrate conseguenze negative sull’economia dei territori interessati che, anzi, come dimostra l’esperienza del nostro Paese, vengono a beneficiare di grandi opportunità di sviluppo. Un esito favorevole al referendum causerebbe, per contro, la distruzione di un altro pezzo dell’industria italiana, quella che produce beni e servizi strumentali all’attività mineraria.

Un’industria articolata in centinaia di imprese e in decine di migliaia di occupati apprezzata nel mondo tranne che in Italia e che già attraversa enormi difficoltà per il crollo dei prezzi del petrolio e degli investimenti con molte imprese che stanno chiudendo e licenziando. Un sì al referendum ne decreterebbe la fine. Per l’insieme di tali ragioni riteniamo che un responso referendario avverso all’industria degli idrocarburi, al di là della sua valenza giuridica, causerebbe grave nocumento all’intera industria italiana, alle comunità ed ai territori locali, all’intero nostro Paese.

Firmatari:

1. Alimonti Gianluca (fisico, Università Milano)
2. Angelucci Antonio (ingegnere minerario)
3. Baldassarre Oronzo (ingegnere industriale)
4. Balduzzi Achille (geologo)
5. Bassani Patrizia (analista energetico)
6. Bassi Simone (giurista)
7. Bedeschi Marco (impiegato)
8. Bello Giuseppe (ingegnere minerario)
9. Benedettini Simona (economista)
10. Bernabè Franco (manager)
11. Berra Maurizio (geofisico)
12. Bessi Matteo (manager)
13. Beulcke Alessandro (imprenditore)
14. Bianchi Potenza Bona (scienze naturali settore mineralogico-petrografico)
15. Bilardo Ugo (ingegnere giacimenti idrocarburi, Università La Sapienza Roma)
16. Bissolati Gemio (geologo)
17. Bonaga Gilberto (geologo, Università Bologna)
18. Bongiovanni Fabrizio (imprenditore)
19. Bortolotti Villiam (Ingegnere civile, chimico, ambientale, Università di Bologna)
20. Braga Mariangela (economista)
21. Branda Marco (esperto metano)
22. Bressan Domenico (elettrotecnico)
23. Briccolani Emanuela (economista)
24. Casnedi Raffaele (geologo, Università Pavia)
25. Castronovo Valerio (storico, Università LUISS Roma)
26. Cigni Michele (perito minerario)
27. Cippitelli Giuseppe (geologo)
28. Clò Alberto (economista, Università Bologna)
29. Clò Filippo (analista energetico)
30. Corrada Renato (manager)
31. Crescenti Uberto (geologo, Università G. D’Annunzio Chieti-Pescara)
32. D’Agostino Alfredo (ingegnere)
33. D’Ermo Vittorio (economista energetico)
34. D’Onghia Bruno (manager)
35. Di Cesare Franco (geologo)
36. Durante Carlo (imprenditore)
37. Fagioli Alessandro (imprenditore)
38. Fantozzi Augusto (giurista, Università “Giustino Fortunato” Benevento)
39. Fassio Enrico (imprenditore)
40. Fazioli Roberto (economista, Università Ferrara)
41. Foà Paola (geologa)
42. Forni Gaetano (agronomo, Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura)
43. Franchina Federico (giurista, Università di Messina)
44. Franchino Aristide (geologo
45. Fratocchi Luciano (ingegnere economico-gestionale, Università dell’Aquila)
46. Frigero Piercarlo (economista, Università Torino)
47. Gallo Riccardo (ingegnere chimico, Università La Sapienza Roma)
48. Gerali Francesco (storico della scienza, University Western Australia)
49. Grisi Mauro (geologo)
50. Gugliotta Agata (analista energetico)
51. Landuzzi Alberto (geologo, Università di Bologna)
52. Lombardi Carlo (ingegnere nucleare, Politecnico Milano)
53. Lupi Raffaello (giurista, Università Tor Vergata Roma)
54. Macchi Ennio (ingegnere energetico, Politecnico Milano)
55. Macciò Marco (esperto di shipping)
56. Macini Paolo (ingegnere minerario, Università di Bologna)
57. Marangon Giuseppe (manager)
58. Mariani Luigi (agronomo, Università Milano)
59. Marzo Massimiliano (economista, Università Bologna)
60. Massarutto Antonio (economista, Università Udine)
61. Mercati Gherardo (geologo)
62. Merlo Giovanni (imprenditore)
63. Mesini Ezio (ingegnere civile, chimico, ambientale, Università Bologna)
64. Mostacci Domiziano (ingegnere nucleare, Università Bologna)
65. Muzzin Adriano (ingegnere minerario)
66. Nanni Franco (imprenditore)
67. Napoli Francesco (ingegnere minerario, Università La Sapienza Roma)
68. Orlandi Lisa (analista energetico)
69. Parravicini Guido (fisico, Università Milano)
70. Pasetto Riccardo (ingegnere energetico)
71. Pecci Gianni (economista)
72. Pedrocchi Ernesto (ingegnere energetico, Politecnico Milano)
73. Pellei Francesco (ingegnere minerario)
74. Piacentini Massimiliano (economista energetico)
75. Picardi Vittorio (ingegnere minerario)
76. Picotti Vincenzo (geologo, Politecnico Federale Zurigo ETH)
77. Pincherle Alberto (ingegnere chimico)
78. Possa Guido (ingegnere nucleare)
79. Pozzi Daniele (storico dell’impresa, Università “Carlo Cattaneo” – LIUC)
80. Proietti Silvestri Chiara (analista energetico)
81. Prosperetti Luigi (economista, Università Milano)
82. Rainone Mario Luigi (geologo, Università “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara)
83. Ragnotti Ludovico (fisico)
84. Reboa Marco (economista d’azienda, Università “Carlo Cattaneo” – LIUC)
85. Repetto Gian Paolo (economista)
86. Righini Renzo (imprenditore)
87. Riguzzi Gianluca (giurista)
88. Roncuzzi Davide (imprenditore)
89. Rossetto Nicolò (economista, Università Pavia)
90. Rota Alberto (ingegnere)
91. Rusciadelli Giovanni (geologo, Università G. D’Annunzio Chieti-Pescara)
92. Rusi Sergio (geologo, Università G. D’Annunzio Chieti-Pescara)
93. Santori Mattia (analista energetico)
94. Sapelli Giulio (economista, Università di Milano)
95. Sartori Nicolò (esperto di politica energetica)
96. Secchi Carlo (economista, Università Bocconi)
97. Serva Leonello (geologo)
98. Sileo Antonio (economista, Università Bocconi)
99. Sorgenti Rinaldo (imprenditore)
100. Tani Bruno (imprenditore)
101. Taranto Francesco (esperto societario)
102. Tiberi Marco Roberto (geologo)
103. Tondi Emanuele (geologo, Università Camerino)
104. Vacchieri Marco (ingegnere navale)
105. Vai Gian Battista (geologo, Università di Bologna)
106. Valentinetti Rocco (geologo)
107. Valotti Elisabetta (consulente sostenibilità)
108. Vannoni Davide (economista, Università di Torino)
109. Vecchia Pierluigi (geologo)
110. Verda Matteo (politologo, Università Pavia)
111. Viglione Daniela (esperta energia e comunicazione, Università LUISS Roma)
112. Zanetti Giovanni (economista, Ceris-Università di Torino)

Per ulteriori adesioni si rimanda al sito https://leragionidiunascelta.wordpress.com/

ultima modifica: 2016-03-15T16:15:39+00:00 da Alberto Clò

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  • Mario Donnini

    Opporre e paventare la perdita degli investimenti stranieri e la mancata crescita economica alla propensione generale per l’energia alternativa al fossile avrebbe un senso ove non fosse stata ceduta la sovranità monetaria e si potessero attuare ancora politiche di ricerca della piena occupazione, attraverso il credito/debito sovrano. I vincoli incostituzionali, assunti, della stabilità dei cambi e della parità in bilancio escludono di ricorrere ai mercati finanziari e consentono di reperire le risorse soltanto dalle tasche degli italiani, oppure, tagliando i servizi perseguiti e garantiti dalla Costituzione. E’ tutto da dimostrare che i profitti degli eventuali investitori stranieri si traducano in fattori di crescita per il mercato interno italiano; al contrario, da un lato, le multinazionali non sono vincolate a tradurre i loro profitti in vantaggi per l’Italia, da un altro lato, le bassissime imposte applicate alle concessioni, solo in Italia, costituiscono un’ulteriore argomento che contrasta questa tesi. Invece, proprio la possibilità di operare, comunque, oltre le acque territoriali può costituire motivo di nuovi investimenti. Osservo che, tentare di argomentare tecnicamente, a fronte di un voto, in gran parte – è vero -, di motivazione politica nei confronti delle politiche energetiche e, purtroppo, nei confronti di questo Governo, non sembra condurre a un inquadramento corretto del problema. L’intento di avvallare con le sottoscrizioni di sicuramente valenti professionisti le tesi dell’esecutivo e le sue inopportune, salvo altro, esternazioni, consigliano di rammentare che sia l’attuale sistema bicamerale fondato sul suffragio universale sia quello testé votato dal Parlamento illegittimo, non contemplano una rappresentanza nel potere legislativo dei gruppi economici e professionali della Nazione. La legge, ogni legge, deve, perciò, essere la rappresentazione della reale volontà popolare e il risultato referendario rappresenterà questa volontà nel modo più realistico.

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