Fatti, nomi, numeri e ricostruzioni

Nelle principali partite della finanza italiana si ripropone in chiave moderna lo scontro storico tra Mediobanca e Intesa che aveva infiammato gli anni ’80 e ’90. E che contrapponeva la finanza laica di Enrico Cuccia, grande patron di Piazzetta Cuccia scomparso nel 2000 all’età di 92 anni, alla finanza cattolica di Giovanni Bazoli, classe 1932 e presidente uscente di Ca’ de Sass.

LA PARTITA SUL CORRIERE DELLA SERA

La principale partita del momento tra Mediobanca, oggi guidata dall’ad Alberto Nagel, e Intesa, capitanata da Carlo Messina, è quella su Rcs, il gruppo editoriale che pubblica il Corriere della Sera (qui l’approfondimento di Formiche.net). Già da tempo la banca di Ca’ de Sass, che oltre che socia (come anche Mediobanca) è la principale creditrice di Rcs, aveva mostrato un certo disallineamento con l’istituto di Piazzetta Cuccia, per esempio sulla rinegoziazione del debito da quasi 500 milioni che zavorra il gruppo editoriale.

L’OFFERTA DI CAIRO

Ma la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’offerta pubblica di scambio su Rcs lanciata dalla Cairo Communication di Urbano Cairo. Quest’ultimo, infatti, non solo ha Banca Imi (gruppo Intesa) tra i consulenti dell’operazione ma si è mosso col supporto di Bazoli, che secondo indiscrezioni in futuro potrebbe perfino diventare presidente del nuovo gruppo editoriale. Mediobanca, al contrario, ha fin da subito mostrato ostilità rispetto all’offerta di Cairo, giudicata troppo bassa e non congrua (la Cairo Communication mette sul piatto 0,12 azioni proprie per ogni titolo Rcs). E ora che succederà? Se l’offerta dell’imprenditore e pubblicitario piemontese dovesse avere successo, sarebbe un’importante vittoria di Intesa. Ma bisogna vedere se Mediobanca riuscirà a convincere qualcuno a lanciare una contro-offerta su Rcs. Si dice che Nagel nei giorni scorsi ci abbia provato con Vincent Bollorè, principale socio di Piazzetta Cuccia e da poco anche di Telecom Italia attraverso la società dei media francese Vivendi. Ma al momento Bollorè, impegnato com’è già su numerosi fronti, sembra avere deciso di lasciare stare il Corriere della Sera.

IL FONDO ATLANTE

Un’altra grossa partita finanziaria in cui Mediobanca e Intesa si trovano su schieramenti contrapposti è quella del fondo Atlante, un’operazione di sistema benedetta e in parte anche pensata dal governo di Matteo Renzi per correre in soccorso delle banche italiane. Obiettivi principali di Atlante sono quelli di sostenere gli aumenti di capitale degli istituti più a rischio, ossia Popolare di Vicenza e Veneto Banca, e di comprare i crediti deteriorati delle banche a prezzi non proprio stracciati come quelli offerti dai fondi stranieri (per esempio Apollo su Carige). Ovviamente Atlante necessita di essere finanziato. E a farlo saranno principalmente Intesa e Unicredit, vale a dire le banche dalle spalle più larghe. Chi invece si è tirata indietro dalla partita è proprio la Mediobanca di Nagel, qualcuno (ne accennava di recente Andrea Greco su Repubblica) sostiene con disappunto del governo Renzi.

IL REPORT DEGLI ANALISTI

A completare il quadro, e ad aggiungere un elemento di tensione tra Intesa e Mediobanca, è la recente mossa degli analisti dell’ufficio studio di Piazzetta Cuccia. Mediobanca Securities, infatti, ha deciso di tagliare la raccomandazione su Intesa, Unicredit e Ubi Banca (leggere qui l’articolo di Formiche.net), portandola da “overperform” (le azioni faranno meglio del mercato) alla posizione intermedia di “neutral”. Una mossa che di certo non deve essere stata accolta con entusiasmo al quartier generale di Ca’ de Sass. Che adesso bisognerà vedere se e come deciderà di replicare.

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