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Perché è utile diffondere la cultura dell’idrogeno

Di Andrea Carlucci

L’idrogeno è tra i combustibili alternativi per la mobilità sostenibile e lo sarà ancor di più nel prossimo futuro. Non si tratta più di una tecnologia sperimentale, bensì di una tecnologia sicura, pulita e ormai consolidata: la sua combustione produce acqua e piccole quantità di ossidi di azoto (emissioni zero di CO2).

La necessità a livello mondiale, prima ancora che europeo, di decarbonizzare il più possibile le attività produttive e il settore dei trasporti, oltre all’esigenza di ridurre il livello di emissioni inquinanti, ha creato le condizioni per far emergere tecnologie alternative pulite (come l’idrogeno) in grado, tra l’altro, di diminuire la dipendenza dell’Europa e dell’Italia dalle importazioni di combustibili fossili.

Si tratta di soluzioni tecnologiche alternative, ciascuna delle quali può essere più o meno adatta, a seconda del contesto di riferimento e delle esigenze del consumatore. Appare quindi irrinunciabile una visione per il prossimo futuro che ricomprenda anche l’idrogeno nell’ambito della mobilità sostenibile, perché è in grado di coniugare: una considerevole riduzione delle emissioni totali di anidride carbonica; l’ammodernamento infrastrutturale, la relativa attrazione degli investimenti e lo sviluppo dell’indotto; maggiore indipendenza energetica; potenziamento del ricorso alle fonti rinnovabili; l’attrazione degli investimenti nella ricerca e nelle sue applicazioni industriali.

Toyota è impegnata da sempre al servizio della collettività, ponendo l’uomo e l’ambiente al centro di ogni strategia. Questi valori sono testimoniati dalla sua continua attenzione nei confronti della mobilità sostenibile. La più grande manifestazione di questa promessa è la tecnologia Hybrid, alla quale Toyota ha dedicato il suo lavoro da oltre vent’anni, e diffusa oggi in tutto il mondo con oltre 8 milioni di unità vendute, per cercare di avvicinarsi il più possibile al raggiungimento dell’obiettivo “emissioni zero”.

La massima evoluzione di questo progetto è rappresentata da Mirai, la prima vettura a idrogeno prodotta in serie e commercializzata oggi in Giappone, Stati Uniti ed Europa (Germania, Uk, Danimarca e Belgio). I veicoli ecologici possono avere un impatto davvero significativo solo se usati da un’ampia fascia di mercato. Toyota, proprio al fine di favorirne lo sviluppo, ha reso accessibili a titolo totalmente gratuito 5.680 brevetti per cinque anni a chiunque voglia avvalersene per contribuire allo sviluppo di questa tecnologia. L’Italia è, attualmente, tra i Paesi meno coinvolti nello sviluppo di questa tecnologia e non ha ancora fatto alcuna scelta politica sull’idrogeno.

L’unica esperienza di rilievo si trova a Bolzano, sulla A22, dove ha preso vita il progetto H2 Alto Adige (esempio di partnership pubblico-privato), uno dei più grandi e innovativi a livello mondiale. In quella sede, si produce idrogeno tramite energie rinnovabili, si stocca e si utilizza per rifornire veicoli elettrici a cella a combustibile (autobus utilizzati per il trasporto pubblico urbano oltre a un parco vetture destinate al noleggio). La carenza infrastrutturale a livello nazionale rischia nel medio-lungo periodo di isolare l’Italia, escludendola dallo sviluppo di una mobilità sostenibile che passi attraverso l’implementazione di tecnologie innovative e pulite, e precludendo una reale mobilità transfrontaliera. Il sintomo più evidente di questa situazione è rappresentato dalla normativa che disciplina la progettazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno, che prevede pressioni di erogazione non superiori a 350 bar, laddove gli impianti a bordo delle autovetture garantiscono un funzionamento in totale sicurezza a 700 bar.

Anche in Italia Toyota è impegnata a rispettare i valori e la missione aziendale che prevedono la realizzazione della migliore relazione con la comunità in cui si opera. A tal fine, dallo scorso anno siamo impegnati in un progetto di pubblic affairs con l’obiettivo di instaurare un dialogo con le istituzioni per cominciare a discutere dei possibili benefici riferiti all’idrogeno, non solo nel campo della mobilità. Obiettivi principali di questo progetto sono: l’abolizione del limite di erogazione di idrogeno a 350 bar, consentendo l’erogazione fino a 700 bar nel rispetto degli standard di sicurezza internazionali; l’inserimento di politiche a favore dell’idrogeno nel contesto di recepimento della direttiva 2014/94/Ue che si propone di definire un quadro comune europeo per la realizzazione di un’infrastruttura di distribuzione per i combustibili alternativi. Tale direttiva dà mandato agli Stati membri di mettere a punto, entro il 18 novembre 2016, un Quadro strategico nazionale, da inviare alla Commissione europea, per lo sviluppo del mercato dei combustibili alternativi e l’installazione di un numero adeguato di punti di ricarica.

In questo contesto, gli ultimi mesi sono stati ricchi di incontri con le principali istituzioni coinvolte direttamente in questi temi, come il ministero dello Sviluppo economico, dell’Ambiente e delle Infrastrutture e trasporti e di autorevoli rappresentati del Parlamento. Questa fitta serie di incontri ha portato, tra l’altro, alla formazione di un intergruppo parlamentare – la società dell’idrogeno – che oggi conta 27 esponenti tra deputati e senatori di diversa provenienza politica, con l’obiettivo di diffondere la cultura dell’idrogeno e delle sue possibili applicazioni. L’impegno di Toyota per lo sviluppo di una futura società basata sull’utilizzo sempre più massiccio dell’idrogeno non si fermerà a questo. Abbiamo già confermato per il prossimo anno un maggiore impegno per sviluppare coalizioni e partnership, pubbliche e private, per definire le condizioni per la realizzazione di piani di sviluppo di una rete di stazioni di rifornimento anche in Italia, che consentano la diffusione di una tecnologia già disponibile e certamente rilevante per il futuro non solo della mobilità, ma anche dello sviluppo economico dell’Italia.

Andrea Carlucci

Toyota Motor Italia managing director

(articolo tratto dall’ultimo numero della rivista Formiche)

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