Migration Compact, ecco come Renzi vuole stornare i fondi europei

Migration Compact, ecco come Renzi vuole stornare i fondi europei
Fatti, numeri e proposte

Subbuglio a Bruxelles sull’immigrazione. Ora sono le questioni economiche a tenere banco. Ecco tutti gli ultimi dettagli sul progetto dell’Italia e sulle tensioni che si registrano fra Roma, Berlino e Bruxelles.

COSA DIVIDE ITALIA E GERMANIA

Il no tedesco agli Eurobond per finanziare il Migration Compact proposto dall’Italia all’Ue, è stato confermato dal ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière che, due giorni fa, ha incontrato il suo omologo italiano, Angelino Alfano. Con quali fonti di finanziamento, allora, dovrebbe prendere forma il piano per fronteggiare le spese legate ai flussi migratori? Ecco cosa si prevede nel documento proposto da Matteo Renzi all’Europa (qui tutte le misure previste).

FONDI DI COOPERAZIONE

Una parte del budget europeo – finanziato dai singoli Stati – prevede strumenti di investimento per l’estero. Tra questi rientrano l’European Neighbourhood Instrument (ENI), il Development Cooperation Instrument (DCI), l’European Development Fund (EDF) citati nel testo proposto dall’Italia. Nel Migration Compact, il governo italiano ha proposto di stornare i fondi destinati a queste (e ad altre, non precisate) voci del bilancio in una nuova voce dedicata in modo specifico alle migrazioni, chiamata “Instrument for the External Action in the field of Migration” (IEAM). Alle tre voci sopra elencate fanno capo capacità finanziare pari a 15.433 milioni di euro per l’ENI, 30.5000 mln per l’EDF e 19.662 milioni per il Development Cooperation Instrument (DCI), misure economiche previste nel Quadro finanziario pluriennale 2014-2020.

GLI STRUMENTI DI INVESTIMENTO ESTERI

EXTERNAL FINANCING INSTRUMENTS

Come mostra la tabella, gli strumenti da cui stornare le risorse potrebbero essere diversi, e dovrebbero appunto confluire nell'”Instrument for the External Action in the field of Migration”. L’IEAM, si legge sul Migration Compact, dovrebbe operare in sinergia con l’AIMF (Asylum, Migration and Integration Fund, budget di 3.137 miliardi di euro per i sette anni 2014-2020) e l’ISF (Internal Security Fund, 3.8 miliardi di euro di budget).

BOND AFRICA-EU

La proposta di Eurobond per finanziare il piano dei migranti non è stata visto di buon occhio dal governo tedesco. Il portavoce del governo federale tedesco, Steffen Seibert, infatti, aveva dichiarato nei giorni scorsi che “il governo tedesco non vede per ora le basi per l’emissione di debito comune in modo da pagare le spese dei governi nazionali sul fronte migrazione” e così le stesse perplessità sono state espresse dal ministro dell’Interno tedesco de Maizière durante l’incontro di ieri con Alfano. L’idea di “un finanziamento di debito comunitario destinato a sostenere le spese dei singoli Stati per fronteggiare l’immigrazione”, si legge sul Sole 24 Ore, è stata, dunque, messa in sospeso e i due ministri hanno concordato che quella degli Eurobond “è una vicenda dove sono coinvolti in prima persona i ministri economici e i capi di governo dei rispettivi Paesi”, anche per questo l’argomento è stato, momentaneamente, accantonato.

IL PIANO DI BRUXELLES

Ma se da una parte la proposta è stata accantonata, da Bruxelles filtra la notizia di un documento riservato della direzione generale Economia e finanza (Ecfin) dello scorso febbraio proprio sul tema migranti. Il documento, riporta Federico Fubini sul Corriere della Sera di oggi, conterrebbe “qualcosa di simile” a quanto proposto dall’Italia: “Emissioni di obbligazioni comuni europee da parte di un’agenzia specializzata”. “Secondo i suoi autori – continua Fubini – l’approccio attuale — tolleranza per le spese in più dei singoli Stati — non può funzionare a lungo. «Anche permettere un rinvio temporaneo del pareggio di bilancio non equivale a un’efficace spalmatura del costo fiscale dell’impatto della crisi»”. Nel documento non si parla di Eurobond per “non irritare Berlino”, ma nella sostanza è di quello che si tratta. Nel documento si fa riferimento ad alcuni precedenti già messi in pratica dall’Europa – il Fondo per i vaccini e lo Strumento finanziario internazionale per l’immunizzazione – che “emettono obbligazioni per coprire certe spese specifiche, sulla base dell’impegno dei governi a rimborsare pro quota quei titoli alla scadenza”. Di questa possibilità – e della proposta italiana- si discuterà il prossimo 28 giugno.

Fonte tabella

ultima modifica: 2016-04-21T08:30:30+00:00 da Simona Sotgiu

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