Ha vinto Matteo Renzi. E non solo perché ha invitato ad astenersi al referendum (ha votato il 31,18% degli italiani). Ma anche e soprattutto perché ha sfidato il corpaccione del Pd, compresi consiglieri, assessori e pure governatori democrat, che avevano promosso la consultazione referendaria per assestare indirettamente un colpo anche al governo. Il premier e segretario del Pd ha vinto – e in un certo senso ha stravinto – perché ha contrastato quel substrato politico, culturale e ideologico che al di là del merito della consultazione ha impregnato il referendum di tardo luddismo, ambientalismo bucolico e spirito anti industriale e anticapitalistico.

Hanno vinto gli Ottimisti e Razionali, ossia il comitato che si è opposto fieramente alle tesi dei No Triv. E per questo (come è avvenuto pure per questa testata) additati come servi di chissà quali interessi internazionali, poteri forti, compagnie energetiche. Onore a chi a volte ha rischiato di essere vilipeso e linciato mediaticamente solo perché non porta il cervello all’ammasso e non si dedica a uno sport molto praticato in Italia: il tafazzismo.

Ha perso il centrodestra. Ammesso e non concesso che ci sia davvero un centrodestra liberale, popolare, moderato. Perché a sentire parole, tesi e slogan su questo referendum da parte dei maggiori leader di partito che si oppongono al governo il centrodestra di Berlusconi, Salvini e Meloni ha sostenuto –  sillaba più, sillaba meno – le stesse tesi del Movimento 5 stelle, di Michele Emiliano, di Stefano Fassina. L’editorialista di Formiche.net, Francesco Damato, ha scritto parole definitive ieri sulle sconfortanti piroette del centrodestra.

Ha perso, ovviamente, Michele Emiliano. Il governatore democrat della Puglia è stato il vero politico-testimonial dei No Triv. Forse ora dovrà ripensare o riconsiderare la sua strategia (a volte esplicitata) di fare il catalizzatore nel Sud – in chiave anti Renzi – di umori, malumori e sentimenti più grillini e barricaderi che moderati e di governo. Solo nelle ultime ore prima del voto Emiliano ha affrontato una delle vere questioni ancora aperte relative alle piattaforme in mare: chi pagherà per il costo dello smantellamento? I gruppi energetici? Lo Stato? Pare che la risposta non sia unanime. Così qui a Formiche.net cercheremo di capire, approfondire, informare.

PS: grazie di cuore ad editorialisti come Stefano Cingolani, a ricercatori come Luca Longo e a tutti i collaboratori che hanno consentito a Formiche.net di essere – come ha scritto criticamente Il Fatto Quotidiano – la testata che ha sostenuto con più documentata competenza (questo lo dico io) la battaglia per il No ai No Triv.

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