Tutte le manovre sul Libro Bianco della Difesa

Tutte le manovre sul Libro Bianco della Difesa
Fatti, numeri, ricostruzioni e indiscrezioni nell'articolo di Stefano Vespa

L’inchiesta sul petrolio avviata dalla procura di Potenza, che vede indagato per abuso d’ufficio anche il capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, potrebbe avere come conseguenza positiva una velocizzazione dell’iter per l’attuazione pratica del Libro bianco della Difesa, rimasto per ora sulla carta. Secondo Il Messaggero del 10 aprile, infatti, nei prossimi giorni dovrebbero essere presentate in Parlamento le modifiche legislative all’ordinamento militare sui capitoli fondamentali della riforma: dalla governance all’organizzazione. Una struttura più snella, maggiore potere al vertice dello Stato maggiore della Difesa e dunque minore autonomia per le singole Forze armate sarebbero stati nel mirino di De Giorgi che, secondo quanto risulta dalle intercettazioni effettuate durante l’inchiesta, avrebbe cercato di porre degli ostacoli al lavoro del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e del capo di Stato maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano.

Non è un mistero che, storicamente, il difetto principale delle Forze armate sia quello di una difesa corporativa del proprio settore, unita a un’idiosincrasia per quelle razionalizzazioni che comportano rinunce. Nello stesso tempo, è chiaro da anni che la Difesa ha bisogno di conciliare l’efficienza con l’operatività, mentre i governi continuano a tagliare i fondi. In questo quadro, e in attesa degli sviluppi dell’inchiesta, De Giorgi da un lato ha ottenuto la Legge navale, dall’altro avrebbe cercato di rallentare il più possibile il Libro bianco. Va detto che la Legge navale risponde a esigenze oggettive: 57 navi saranno radiate dal 2015 al 2025 e i 5,4 miliardi di euro stanziati servono per 6 pattugliatori d’altura (mezzi polivalenti utilizzabili anche per protezione civile e soccorso), 1 nave anfibia, 1 nave logistica e 2 mezzi veloci per incursori. Ma, nonostante gli ottimi rapporti con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e l’umano desiderio di ottenere una proroga, ben difficilmente De Giorgi sarebbe rimasto in carica dopo giugno (quando andrà in pensione) visto che la politica di Renzi appare ormai quella di non prorogare chi è in età di pensione.

I contrasti di De Giorgi con Graziano nascono dunque da quello che si prevede per il futuro della Difesa mentre non regge la tesi dell’ulteriore ragione per il fatto che Graziano è un generale dell’Esercito. Detto che la scelta dell’attuale capo di Stato maggiore della Difesa fu fatta non in danno della Marina bensì dell’Aeronautica che ci puntava con il neopensionato generale Pasquale Preziosa in base alla tradizionale rotazione, se c’è un’Arma che oggi è in difficoltà enorme è proprio l’Esercito: la Marina ha la legge Navale, l’Aeronautica il programma F35 mentre solo a gennaio scorso si è cominciato ad accennare all’urgenza di una legge speciale per l’Esercito che nelle missioni internazionali sopporta il peso maggiore, legge speciale di cui ancora non ci sono nemmeno i dettagli.

Prima di quello attuale, che come abbiamo detto è ancora in via di definizione, un Libro bianco fu presentato all’inizio del 2002 dal ministro Antonio Martino ed era stato preparato dall’allora capo dell’ufficio Politica militare del ministero, generale Pietro Giannattasio, 17 anni dopo quello del 1985 curato da Giovanni Spadolini. Quel Libro bianco 2002 (oltre 600 pagine) era molto dettagliato, ma costituiva soprattutto una fotografia dell’esistente, rinviando a gruppi di lavoro quelle che chiamava “possibili linee evolutive sulla difesa” e addirittura ipotizzava una “legge speciale decennale per l’ammodernamento dei materiali logorati da anni di impiego in vari teatri d’operazioni”.

La legge 244 del 2012 ha già provveduto ad avviare una riduzione quantitativa per passare da un organico di 190.000 militari e 30.000 civili a uno di 150.000 militari e 20.000 civili. I punti essenziali del Libro bianco attuale (che equivale a una direttiva ministeriale) sono in sintesi: un regime più economico dell’attuale a parità di 150 mila unità complessive; uno strumento più giovane, flessibile e adattabile; orientato alla formazione e all’addestramento e con una migliore integrazione con gli alleati; con l’obiettivo ambizioso di portare al 50 per cento le quote tra personale in servizio permanente e quello in servizio a tempo determinato, rispetto al rapporto 88-12 per cento attuale; quindi facilitando molto, per chi lascerà il servizio, il passaggio al mondo del lavoro. Per questo è previsto un “Progetto lavoro futuro”.

Nel dettaglio delle singole Forze armate: per l’Esercito «l’Italia dovrà avere un bilanciato e diversificato insieme di forze terrestri» leggere, medie e pesanti; per la Marina, bisognerà avere una flotta che sappia operare in zone ad alto rischio o pattugliare aree a minore rischio, oltre a una forza di proiezione; l’Aeronautica dovrà essere dotata di «adeguate capacità di difesa e superiorità aerea, di supporto al suolo e d’ingaggio di precisione in profondità» (in pratica, la somma di Eurofighter e F35); i Carabinieri dovranno garantire le unità specializzate ampiamente utilizzate come prevenzione e stabilizzazione in caso di conflitti. Sarà determinante la prevista “Revisione strategica della Difesa” che dovrà comprendere una nuova “Pianificazione di lungo termine” in base alla quale dovrebbe essere varata «una legge pluriennale sugli investimenti per la Difesa che il governo presenterà al Parlamento». Questo, in particolare, è un punto decisivo per affrontare al meglio gli impegni in costante aumento.

Nel Libro bianco si dice che «le esigenze generali individuate, la dimensione professionale e ridotta delle Forze armate e la necessità di contenere le spese, impongono ora l’adozione di un diverso modello di governance, che sia più leggero, lineare, comunque resiliente, ma caratterizzato da una riduzione dei livelli gerarchici e della complessità organizzativa» e un altro principio guida è quello della «“unicità di comando”, al quale è affiancato quello di “direzione centralizzata ed esecuzione decentrata”. L’obiettivo è di giungere a una più efficace direzione politico-militare e strategico-militare della Difesa e a una gestione unitaria dei processi di pianificazione, acquisizione e impiego delle capacità e del supporto integrato». Ci saranno comunque dei «“comitati decisionali” per assicurare, nel rispetto dei ruoli e delle gerarchie, la più ampia condivisione delle scelte, la presentazione delle varie peculiarità ed esigenze e un più efficace raccordo tra gli indirizzi politici e le esigenze tecniche». A quanto pare, a De Giorgi questi comitati non sembrano sufficienti.

ultima modifica: 2016-04-11T09:07:56+00:00 da Stefano Vespa

 

 

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