L'approfondimento di Tino Oldani

A Bruxelles è iniziato il bombardamento politico contro il gasdotto Nord Stream 2, progettato per raddoppiare il flusso del Nord Stream 1, che già collega direttamente, via mar Baltico, la Russia alla Germania.

LA LETTERA DI WEBER E PITTELLA

La prima mossa l’ha compiuta Manfred Weber, capogruppo del Ppe (Partito popolare europeo) al Parlamento Ue, che ha inviato una lettera a Sigmar Gabriel, ministro dell’Economia del governo tedesco, per fargli notare che il Nord Stream 2 «rischia di accrescere oltremodo la dipendenza dell’Unione europea dal gas russo, e contraddice gli obiettivi europei in materia di sicurezza, soprattutto per i Paesi partner dell’Est europeo». Sullo stesso problema, si ha notizia di una seconda lettera, firmata da Giovanni Pittella (Pd), presidente del gruppo Socialisti & Democratici del Parlamento Ue, indirizzata ai due responsabili delle questioni energetiche in seno alla Commissione Ue: lo slovacco Milos Sefcovic, e lo spagnolo Miguel Arias Canete. Facendo proprie le preoccupazioni di Weber, Pittella sottolinea che la nuova pipeline riveste “una dubbia razionalità economica”.

L’ASTIO AMERICANO E IL FAVORE RUSSO

Il Nord Stream 2 è un’infrastruttura fortemente avversata dagli Stati Uniti. Più volte, nell’ultimo anno, l’inviato speciale Usa per le questioni energetiche, Amos Hochstein, ne ha sconsigliato la costruzione, con l’obiettivo di isolare sul piano geopolitico Vladimir Putin. Se il raddoppio del gasdotto andasse in porto, ha ripetuto in un’intervista al Corriere della sera, l’80 per cento del gas russo verso l’Europa arriverebbe in un solo punto, la Germania, «e questo non è sano». Inoltre, a partire dal 2019, priverebbe l’Ucraina di due miliardi l’anno di entrate da transito, e la Slovacchia di un miliardo. Da qui l’invito esplicito alla Commissione Ue di porre il veto sulla realizzazione del progetto.

LE PERPLESSITA’ DI RENZI

Delle due lettere, quella di Pittella è la più facile da analizzare. Il premier italiano Matteo Renzi è stato il primo in Europa ad opporsi al Nord Stream 2, con un intervento esplicito durante un vertice Ue nel dicembre 2015, quando fece notare a Angela Merkel che non vi era alcuna coerenza politica tra quel progetto e il rinnovo delle sanzioni economiche contro la Russia. Dunque, è molto probabile che Pittella, prima di scrivere, abbia ricevuto un disco verde da Renzi, che sulle questioni energetiche è in forte sintonia con gli Usa. Ben più complicate le motivazioni che stanno alla base della lettera di Weber, esponente del Ppe in ascesa, ma pur sempre un fedelissimo della Merkel, la quale non si è mai schierata contro il Nord Stream 2.

LA POSIZIONE DEL POPOLARE WEBER

Che sta succedendo, dunque? Una prima spiegazione, secondo i commenti raccolti dal sito Politico.eu, è che Weber, in quanto capogruppo del Ppe, si trova politicamente obbligato a dare voce alle preoccupazioni degli eurodeputati del suo partito che provengono dai Paesi dell’Est europeo, hanno pessimi rapporti con la Russia di Putin, ne temono l’aggressività militare, e vedono con timore un suo rafforzamento economico, attuato nonostante le sanzioni economiche Usa-Ue. Per questo, la lettera di Weber sarebbe un atto dovuto, poco più di una formalità.

LE TENSIONI IN GERMANIA

Meno riduttiva è la seconda interpretazione, legata al fatto che Weber ha indirizzato la sua lettera non già alla Commissione Ue, bensì al ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, che a Berlino è vice-cancelliere, nonché segretario della Spd, il partito socialdemocratico. Gabriel, a sentire il suo portavoce, non avrebbe mai ricevuto la lettera di Weber, e perciò non ha risposto, né intende farlo. Il motivo? Semplice: la Spd è il partito che più convintamente sostiene la necessità di costruire il Nord Stream 2. Lo vogliono i sindacati dei lavoratori, che in Germania appoggiano la Spd, e vedono nel raddoppio del gasdotto nuovi posti di lavoro.

 

GLI INTERESSI DI BERLINO

Lo stesso dicasi dei grandi gruppi industriali dell’energia: due delle sei società che hanno firmato l’accordo con Gazprom per il Nord Stream 2 sono tedesche (la E.On e la Basf/Wintershall), mentre i tubi e le apparecchiature tecniche per realizzare la pipeline sotto il Baltico saranno prodotti da società tedesche, senza l’aiuto di fondi statali. Inoltre tra la Spd e il Cremlino di Putin vi è da anni una fortissima sintonia politica, rafforzata dal fatto che l’ex cancelliere  è entrato nel “supervisory board” del Nord Stream nel 2005, poche settimane dopo avere lasciato la guida del governo. Una vicinanza, quella tra la Spd e Putin, che a sentire alcune fonti maligne avrebbe giovato anche alle casse del partito. Difficile, dunque, che Gabriel risponda a Weber.

NODO MERKEL

Quanto alla Merkel, il Nord Stream 2 starebbe diventando per lei un “mal di testa” politico piuttosto serio. Da un lato è una sostenitrice convinta delle sanzioni contro Putin, dall’altro ha lasciato mano libera alla Spd sul gasdotto. Due scelte politiche divergenti, sempre più difficili da conciliare, anche se finora la cancelliera ha difeso il Nord Stream 2 definendolo un semplice «progetto commerciale tra investitori privati, che può sostenere l’economia nazionale e generare posti di lavoro». Resta però il fatto che, con il Nord Stream 2, l’80% del gas russo destinato all’Europa arriverebbe in Germania, che diventerebbe quasi monopolista nella redistribuzione agli altri Paesi Ue. Inoltre la dipendenza della Germania dal gas russo salirebbe dal 40 al 60%. Dati che molti, anche a Bruxelles (dopo Washington), cominciano a considerare troppo squilibrati.

(Articolo pubblicato su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

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