Il taccuino meneghino di Walter Galbusera

Mentre continua il testa a testa nei sondaggi tra Sala e Parisi, Milano si è lasciata alle spalle la celebrazione del 71° anniversario della Liberazione. Quella del 25 aprile è stata una giornata impegnativa. Nel corteo c’erano i due candidati, Beppe Sala ha sfilato con il Pd e Stefano Parisi con la Brigata Ebraica, “scortata” dal servizio d’ordine con pettorina gialla dei giovani del Pd.

Come da copione si è ripetuto l’avvilente spettacolo di qualche decina di persone dell’ultrasinistra che in Piazza San Babila, teatro quarant’anni fa delle violenze neofasciste dei”sanbabilini” (la storia si ripete come farsa), si sono esibiti con urla e insulti all’indirizzo della Brigata Ebraica, uno dei simboli della Resistenza e della Liberazione. Parlando dal palco per l’ultima volta da sindaco, Giuliano Pisapia ha invocato una improbabile “nuova resistenza” in difesa degli immigrati. Il giorno dopo ha provveduto a designare i consigli di amministrazione delle società pubbliche guardandosi bene dal lasciare l’incombenza, come sarebbe stato politicamente corretto, alla nuova amministrazione. Non male per un sindaco che esce di scena.

Nel centro destra ha fatto irruzione, pur senza danni irreparabili, il “fattore Marchini”. E’ del tutto ragionevole che Parisi non si sia schierato su una vicenda che in fondo non lo riguarda. Ciò non nasconde la realistica constatazione che in una logica di alternanza democratica le componenti radicali negli schieramenti che si contrappongono sono sì necessarie a garantire la vittoria, ma diventano un fattore di grave debolezza nel momento in cui assumono la leadership politica delle alleanze.

Questa regola vale, in generale, sia a destra che a sinistra. Le vicende romane che hanno diviso Lega e Fratelli d’Italia da Forza Italia potrebbero rivelarsi una criticità potenziale per Parisi ma il centro destra, dati i tempi che corrono, non può rischiare di dividersi proprio a Milano dove dispone di un candidato competitivo. Per questo è improbabile (Matteo Salvini dixit) che a Milano venga messa in discussione un’alleanza la cui leadership rimane saldamente nella mani di Parisi.

E’ sicuro che la Lega chiederà garanzie sul proprio ruolo e sui temi della sicurezza e dell’immigrazione. Su questi aspetti Parisi, anche per la sua storia personale, ha sottolineato con forza l’esigenza di ridurre pressione fiscale e pastoie burocratiche, di garantire ai cittadini libertà e legalità attraverso regole chiare da rispettare e senza discriminazioni, ma si è sempre posto in un atteggiamento costruttivo e non di contrapposizione nei confronti delle istituzioni a qualunque livello. Anche l’invito a cessare l’ostruzionismo sul bilancio nel consiglio comunale di Milano è significativo. Così come per le polemiche sui bilanci Expo e sulle dichiarazioni dei redditi di Sala, l’ex direttore di Confindustria si è tenuto lontano dalle tentazioni giustizialiste che sono affiorate (a destra e a sinistra) mantenendo situazioni equilibrate.

In fondo conta assai poco che in un investimento di qualche miliardo di euro vi sia un avanzo patrimoniale di qualche diecina di milioni. Expo andrebbe valutato per le infrastrutture realizzate, per le opportunità economiche complessivamente create e per aver migliorato l‘attrattività  del territorio. Parisi ha ragione da vendere quando sottolinea che si è affrontato con gravissimo ritardo  il post Expo ma sarebbe imprudente considerare il fattore Expo un elemento di debolezza per Sala che da parte sua  può  rivendicarne le ricadute positive.

Come spesso accade nel nostro paese le elezioni amministrative sono “distratte” dalla politica nazionale. Ma gli stessi programmi delle coalizioni, imposti dalle leggi elettorali, non sono ancora disponibili. Anche se lo fossero, sarebbe arduo attendersi proposte precise che entrino nel merito. Le coalizioni, già faticosamente assemblate, non reggerebbero a lunghi e faticosi compromessi e del resto è bene scontentare il numero minore di elettori. Per questo è lecito attendersi in via generale affermazioni di principio e orientamenti strategici che costituiscono pur tuttavia un’identità significativa degli schieramenti. A Milano la vera differenza la faranno Beppe Sala e Stefano Parisi al ballottaggio, dove bisognerà convincere il popolo dei potenziali astenuti e i votanti dei candidati sconfitti.

La Città Metropolitana rimane un oggetto misterioso, ma una dimensione inedita da non sottovalutare in questo appuntamento elettorale è costituita dalle Municipalità, dove si eleggeranno veri e propri consigli “comunali” di quartiere. In questo caso i programmi dei candidati di zona sono invece molto più concreti di quelli per la città, immediatamente percepibili dagli abitanti e spesso trasversali agli schieramenti. E’ del tutto naturale che possano nascere contraddizioni anche all’interno di ciascuna forza politica ma questo è un prezzo da pagare al decentramento amministrativo. Sarà interessante vedere poi che fine faranno questi progetti.

Condividi tramite