L'analisi del ricercatore Luca Longo

Seconda parte dell’analisi del ricercatore Luca Longo; la prima parte si può leggere qui

Quando Al-Qaeda si inserisce in un territorio, comincia a infiltrarsi all’interno delle forze di opposizione e, una volta consolidatasi al loro interno, inizia a intimidire, sostituire, eliminare i quadri dirigenti, sia civili che militari. E’ questa l’operazione che al-Nusra ha compiuto con successo in Siria. La logica consiste nell’ottenere un informale e sotterraneo controllo militare e politico, piuttosto che uno esplicito, anche se quest’ultimo rimane l’obiettivo di lungo termine. Il gruppo sceglie attentamente quando e dove imporre la propria autorità allo scopo di mantenere un attento bilanciamento fra il suo obiettivo finale – il pieno controllo e la creazione di un emirato islamico in Siria – e la necessità di mantenere alleate, o almeno non ostili, le forze rivoluzionarie e le popolazioni locali.

Affacciandosi a una nuova comunità, al-Nusra evita di imporre il proprio dominio, ma cerca di condividerlo con le forze che già lo controllano, anche se queste ultime non hanno forti affiliazioni religiose e non condividono la visione di governo di Al-Qaeda. In questo modo, al-Nusra previene un’immediata crisi di rigetto da parte delle popolazioni locali. La temporanea condivisione del potere, però, ha il solo obiettivo di ritardare il confronto finché al-Nusra non ha raggiunto gli strumenti militari e politici sufficienti per passare alla fase di allontanamento degli alleati, che vengono o assorbiti o eliminati. Ottenere l’accettazione e il supporto della popolazione siriana è la chiave della strategia di al-Nusra per il controllo finale della Siria. Questo obiettivo viene perseguito con una politica di riforme sociali, una fase di proselitismo “morbido” che al-Nusra ottiene con la diffusione di pubblicazioni, spettacoli, interazioni puntuali con i singoli membri più influenti delle comunità. Fra i metodi adottati, manifestazioni pubbliche, corsi di letture coraniche, competizioni fra i bambini basati sulla conoscenza dei testi religiosi e sulla storia dell’Islam.

Dopo aver conquistato il controllo di al-Bareh e di Idlib, oggi al-Nusra sta inviando i propri attivisti nei territori sotto il controllo del Free Syrian Army e di Ahrar al-Sham e, al contempo, sta infiltrando i propri uomini all’interno dei tribunali sciaraitici e dei consigli shura. Al-Qaeda sta lentamente offrendo alla popolazione siriana un governo in grado di garantire e regolare le proprietà terriere, le eredità, i matrimoni e dirimere le controversie personali. Mentre prosegue la propria sotterranea infiltrazione nella società siriana, elimina o fagocita lentamente le associazioni della società civile, le istituzioni locali e le forze di opposizione al regime che hanno una visione troppo democratica per rimpiazzarle con leader fedeli alla propria causa. Da luglio 2014 al-Nusra ha eliminato o convertito numerose decine di figure, più o meno carismatiche, e lo ha fatto attraverso corti o autorità di governo in cui precedentemente si era infiltrata.

Ora, prima di iniziare qualsiasi attività, le associazioni umanitarie e della società civile devono ottenere permessi scritti dalle shura locali, guidate da membri fedeli ad al-Nusra. Queste restrizioni impediscono alle organizzazioni di lavorare in aree dove al-Nusra ha interessi, ostacolando ogni attività volta a promuovere valori democratici, un governo civile o i diritti umani, lasciando campo libero all’indottrinamento secondo i canoni dell’estremismo islamico.

Inoltre, Al-Nusra si infiltra nelle comunità di assistenza locali, spesso finanziate da organizzazioni umanitarie internazionali. Dove non riesce ad infiltrarsi, crea organizzazioni alternative che vanno a sovrapporsi e, quindi a sostituirsi, a quelle originali. Nel nord, ad esempio, sta diventando sempre più potente la loro società di servizi “General Service Management”.

Tramite queste organizzazioni, al-Qaeda offre direttamente ai cittadini i servizi indispensabili. Ha ormai quasi raggiunto il monopolio della fornitura di acqua ed elettricità nelle provincie di Aleppo, Idlib ed Hama. Fornisce assistenza ed educazione civile e religiosa, sostiene i forni locali, arriva a stabilire i prezzi di mercato dei beni tramite le corti di giustizia e la polizia islamica. In questo modo, si pone nei confronti delle popolazioni come l’unica organizzazione statale alternativa, tanto al regime, quanto ai suoi oppositori di matrice non religiosa.

In solo un anno e mezzo, Al-Nusra è riuscita a infiltrare, fagocitare e mettere sotto controllo le principali forze di opposizione al regime di Assad: Saraqib Revolutionary Front in Idlib, Jabhat Haqq ad Hama e Idlib, Harakat Hazm a Idlib ed Aleppo, al-Mastuma e Fursan al-Haq in tutta l’area. Ha il controllo totale di Idlib, Hamdya, Wadi al-Dayf e dell’aeroporto militare di Abu al-Dhuhur. L’obiettivo finale è la fondazione di un emirato islamico nell’area di Idlib, forse addirittura entro il 2016.

La tattica di porsi come Stato alternativo ed efficiente, sostituendosi ad uno Stato che non funziona, noi italiani la conosciamo bene: è quella tipica della mafia.

Mentre rimane inefficace l’azione di quella che i media americani continuano a definire “la US led coalition”, la coalizione guidata dagli Stati Uniti, i russi non perdono tempo. Questi hanno già identificato chiaramente la nuova minaccia e si preparano a rispondere, come dimostra l’attuale concentrazione dei loro obiettivi militari nella zona di Aleppo con l’appoggio terrestre delle truppe fedeli ad Assad. Intanto in Occidente si continua a discutere.

(2.fine)

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