L'analisi del ricercatore Luca Longo

Mentre l’attenzione di governi, eserciti e mass media si focalizza sull’Isis – e sulla difficile gestione diplomatica dei suoi alleati sotterranei – una vecchia conoscenza è tutt’altro che estinta. Anzi, sta pericolosamente riguadagnando terreno.

Al-Qaeda era uscita dal mirino occidentale con l’eliminazione di Osama Bin Laden, il 1 maggio 2011. Il nuovo leader Ayman al-Zawahiri aveva scelto una strategia molto più defilata rispetto al predecessore. Una strategia imposta dalla crisi di immagine di un’organizzazione che, dopo le sconfitte militari e l’eliminazione della maggior parte dei leader storici, non poteva più rappresentare l’elemento catalizzatore dell’estremismo islamico. Una strategia perfettamente riuscita, perché l’immersione di Al-Qaeda è avvenuta contemporaneamente all’emersione della nuova minaccia rappresentata da Isis. I leader di quest’ultima, infatti, non si sono risparmiati nessuna atrocità pur di piazzare – e mantenere – il sedicente califfato sulle prime pagine dei media.

Molti sono gli elementi che distinguono queste due espressioni dell’estremismo terrorista islamico. Al-Qaeda (“La base” in lingua araba) ha una filosofia organizzativa descritta dagli analisti come “centralizzazione della decisione e decentralizzazione dell’esecuzione”. Dopo la morte del leader storico, si è frammentata in tredici affiliazioni autonome e in alcune dozzine di sottogruppi, ciascuno dei quali si richiama ora solo debolmente al brand di Al-Qaeda.

Le affiliazioni principali (Al-Qaeda nel Maghreb Islamico, nella Penisola Araba, In Siria, in Somalia, nel subcontinente Indiano, in Libano, nell’arcipelago malese, in Kurdistan, in Bosnia ed Erzegovina, in Africa occidentale, a Gaza, nel Sinai e in Spagna) si organizzano e agiscono in modo sostanzialmente autonomo e si suddividono le aree di competenza territoriale rimanendo in rapporti di buon vicinato grazie alla comune militanza religiosa che si rifà all’islamismo sunnita e alla comune provenienza dei leader dalle aree tribali pakistane. Molte delle affiliazioni secondarie, ancora più indipendenti, deboli e spesso in guerra fra loro, negli ultimi cinque anni sono state lentamente ma inesorabilmente fagocitate da Isis.

Entrambe le organizzazioni trovano finanziamenti e alleanze sotterranee in rispettabili nazioni islamiche e – soprattutto – proseliti negli stessi ambienti religiosi e culturali. Nonostante la comune appartenenza al fanatismo di matrice islamista, però, sono nemici naturali esattamente come tutte le specie viventi che competono per le stesse risorse alimentari.

In Siria l’Isis non si è risparmiata atrocità contro esseri umani e monumenti simbolo, guadagnandosi l’attenzione unanime dei media (e dei bombardieri). Intanto, Jabbat al-Nusra, l’affiliata di Al-Qaeda in Siria – la più potente e pericolosa fra quelle descritte – sta consolidando il proprio controllo militare e politico sul territorio mantenendosi ben lontano dai riflettori (e dai mirini).

Entrata in Siria nel 2011, Jabbat al-Nusra già a metà del 2014 era diventata una delle principali forze militari della Siria settentrionale. Nei primi anni ha concentrato le sue forze nello scontro contro il regime di Bashar al-Assad, ma senza interferire con i governi locali. Dal luglio 2014, però, al-Nusra ha cambiato strategia e si è insinuata nelle amministrazioni civili con l’obiettivo di imporsi come forza rivoluzionaria chiave e controllare l’intero territorio.

Mentre il sedicente califfato non risparmia atrocità, sia a scopo mediatico che per intimidire gli avversari locali, Al Qaeda in Siria usa una tecnica basata sulla persuasione e sulla transizione graduale per aumentare la propria influenza e il proprio controllo. Questa tecnica è dettata anche dal fallito tentativo di insediarsi in territorio iracheno, nel 2007, causato principalmente dall’incapacità di crearsi una solida base di militanti e sostenitori e di costruire forti rapporti di collaborazione con altri gruppi nazionalisti e rivoluzionari iracheni. Ora, un approccio molto più graduale ha permesso ad al-Nusra di radicarsi nella società siriana e offrire un convincente progetto di governo, presentandolo come l’unica alternativa praticabile al regime di Assad e facendo in modo che lo scenario di una nazione siriana governata da Al-Qaeda sia ora più plausibile che in passato.

(prima parte; la seconda parte dell’analisi sarà pubblicata domani)

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