Secondo il parere di parte del fronte cattolico che si prepara al referendum abrogativo della legge Cirinnà sulle unioni civili, ieri è arrivato il placet delle alte gerarchie della Conferenza episcopale italiana. Quel passaggio dell’intervento-relazione del cardinale presidente, Angelo Bagnasco, sull’utero in affitto come “colpo finale” significherebbe che ogni sforzo va messo in atto per bloccare il provvedimento che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sarebbe in procinto di firmare (così scrive La Stampa).

LE PAROLE DI BAGNASCO

Bagnasco, in un intervento che ha toccato più temi, si è soffermato ampiamente sulla legge Cirinnà: “Non si comprende – ha detto – come così vasta enfasi ed energia sia stata profusa per cause che rispondono non tanto a esigenze – già per altro previste dall’ordinamento giuridico – ma a schemi ideologici. La recente approvazione della legge sulle Unioni civili, ad esempio, sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia, anche se si afferma che sono cose diverse: in realtà, le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale – così già si dice pubblicamente – compresa anche la pratica dell’utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà”.

SEGNALI DA OLTRETEVERE?

Carmelo Lopapa su Repubblica scrive che questo “era il segnale che attendevano. I teocon della destra italiana tornata unita almeno sotto il cartello della guerra alle unioni civili e già in trincea per il referendum abrogativo – avevano segnato in rosso la data di ieri. E i segnali filtrati da Oltretevere erano fondati”. In realtà da Oltretevere non è giunto nulla, considerato che solo il giorno prima il Papa non aveva (come ampiamente previsto e come aveva già fatto intendere nel corso del primo intervento dinanzi alla platea dei vescovi italiani, nel maggio del 2013 in San Pietro) menzionato questioni politiche interne. Era stato semmai Nunzio Galantino, il giorno prima dell’approvazione del disegno di legge Cirinnà, a tuonare contro il metodo scelto dall’esecutivo, parlando di “sconfitta di tutti”. Alle sue parole erano seguite quelle di mons. Bruno Forte, esponente di punta della linea cosiddetta progressista dell’episcopato nostrano, che aveva duramente criticato la legge. E’ un’iniziativa della Cei, in linea con il “fate voi” dettato da Francesco fin dal suo insediamento. Scrive sempre il quotidiano diretto da Mario Calabresi che “Papa Francesco si era tenuto fuori dalla querelle politica, accennando solo nel comunicato congiunto con il patriarca di Mosca Kirill incontrato a Cuba, alla famiglia fondata sul matrimonio come atto d’amore libero tra un uomo e una donna. Ma – prosegue Giovanna Casadio – non aveva offerto neppure una sponda alla piazza del Family Day anti unioni civili”.

IL COMMENTO DEL CARDINALE RUINI

“Il mio giudizio è decisamente negativo. Equiparare al matrimonio le unioni tra persone dello stesso sesso significa stravolgere dei parametri fondamentali, a livello biologico, psicologico, etico. Parametri che fino a pochi anni fa tutti i popoli e tutte le culture hanno rispettato”. A dirlo, sul Corriere della Sera, è il cardinale Camillo Ruini, già presidente della Cei e vicario del Papa per la diocesi di Roma. “E’ un problema gravissimo, per l’umanità e oggi per l’Italia”, aggiunge il porporato che dà ragione a Bagnasco anche sulla frase pronunciata ieri dall’arcivescovo di Genova circa “l’utero in affitto” come “colpo finale” alla famiglia: “Il cardinale Bagnasco ha detto una parola di verità, che fa luce su varie illusioni e anche mistificazioni. Già adesso si stanno moltiplicando le sentenze giudiziarie che legittimano le adozioni e purtroppo non ci sarà bisogno di attendere molto per qualche pronunciamento europeo che, a parte il nome, parifichi del tutto le unioni civili al matrimonio”.

“I VESCOVI NON DANNO BATTAGLIA”

Più diplomatico il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, che se definisce “pacato” il discorso di Bagnasco, sottolinea che “i vescovi non danno battaglia”, bensì “portano avanti in princìpi evangelici”. E questo – aggiunge intervistato da Gian Guido Vecchi – “lo faremo con tutta l’energia possibile”. In ogni caso, il cardinale creato da Francesco nel 2014 non condivide l’opinione di chi sostiene che la chiesa non ha detto abbastanza: “A me pare ci siano stati diversi interventi”. A ogni modo, scrive Massimo Franco, l’impressione è “di una chiesa italiana indebolita” quella che deve affrontare la sfida delle unioni civili. “Indebolita dai contrasti interni; da qualche incomprensione con il papato argentino; e dalla realtà di interlocutori volatili nel mondo politico, al di là della correttezza dei rapporti istituzionali. La distanza dal governo di Matteo Renzi sta diventando quasi siderale”.

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