L'articolo di Stefano Biasioli

La ghenga europea si è dimostrata meno matrigna del previsto ed ha concesso all’Italia, per questo 2016, un “bonus” di 14 miliardi. Renzi, al solito, ha fatto i salti di gioia, come se questi miliardi fossero stati regalati all’Italia. Non lo sono, sono solo denari a debito, che dovrebbero essere impiegati per fare uscire l’Italia dalla pesante stagnazione. Denari a debito, che si aggiungono al macigno del debito pubblico, che continua a crescere, senza freno, nonostante le stangate del premier ai pensionati pubblici, a chi lavora nel pubblico, ai soliti noti.

Il debito cresce, insieme agli impegni finanziari che dovranno essere rispettati negli anni a venire, a partire dal 2017. Una piccola riflessione. 14 miliardi sono la cifra che Renzi avrebbe dovuto restituire ai pensionati, se avesse rispettato integralmente la sentenza n° 70 del 2015 della Consulta. E, invece, 14 miliardi di debito ulteriore, per fare ripartire i consumi in Italia.

Come? Come se i contratti pubblici sono bloccati fino al 2019? Come se non c’è un serio piano Marshall che faccia ripartire il settore dell’edilizia, delle costruzioni, dei trasporti? Come se non c’è un serio e pluriennale programma a sostegno delle famiglie, della disabilità, del turismo e dell’educazione? “Una fase meravigliosa del nostro Paese“, ha detto Renzi. Ma dove vive il premier? Sul “cloud” o in terra? In cielo o in mezzo alla gente? Tra un industriale e l’altro? Tra una banca e l’altra?

Meraviglioso un Paese in cui il PIL cresce dell’1,1% (forse), ossia almeno il 50% in meno della media UE? Flessibilità a termine, ci concede l’Europa. Ma, a mesi, lo stesso Renzi dovrà trovare almeno 10 miliardi, per evitare l’aumento secco dell’IVA. Dove li troverà, questi miliardi ? Tagliando ancora le pensioni? Disattendendo ancora una volta le nuove sentenze della Corte Costituzionale sui tagli pensionistici? Sentenze attese a mesi, ben prima del referendum costituzionale di ottobre.

Si temono invece mancette a go-go e bonus ad alcune categorie. Alla Lauro.

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