Perché la famiglia Angelucci ha sostituito Maurizio Belpietro con Vittorio Feltri come direttore del quotidiano Libero? E’ la domanda che in queste ore si fanno giornalisti, politici e addetti ai lavori dopo il ribaltone annunciato alla direzione del quotidiano con il ritorno di Feltri per la terza volta alla testa del giornale milanese.

C’è chi dice che l’editore spingeva per una posizione di peso e più rilevante sulla prima pagina del quotidiano per gli editoriali di Feltri, strappato alla concorrenza del quotidiano il Giornale diretto da Alessandro Sallusti. Mentre Belpietro, come è stato chiaro ai lettori del quotidiano fin dall’inizio del ritorno di Feltri come firma di Libero, relegava in una posizione non preminente i pezzi di Feltri. D’altronde l’ingaggio di Feltri aveva pure provato il subbuglio e le critiche del comitato di redazione del quotidiano degli Angelucci anche per ragioni economiche.

Anche di questo si sarebbe parlato giorni fa in un incontro fra Angelucci jr, il direttore generale di Libero e il direttore Belpietro. Ma dietro il “posizionamento” dei pezzi di Feltri c’è un’altra questione, più politica ed editoriale, secondo la ricostruzione di Formiche.net. Questione che era chiara già nel primo articolo firmato da Feltri nel suo ritorno a Libero in cui “rottamava” definitivamente Silvio Berlusconi. “Perché penso che Berlusconi sia finito”, questo è stato il titolo inequivocabile. Inequivocabile da due punti di vista. Primo: L’ex direttore e firma del Giornale, quello è che da alcuni ritenuto l’erede di Indro Montanelli, ha bistrattato il leader di Forza Italia celebrando di fatto la morte politica del suo ex editore. Secondo: in quel “penso” del titolo di Belpietro al pezzo di Feltri era implicita una presa di distanza di Belpietro dalla tesi personale di Feltri. Inoltre, a riprova di un certo antiberlusconismo in chiave nazareno, Feltri ha consigliato venerdì scorso un bel sì a Silvio Berlusconi in occasione del referendum sulla Costituzione (quando invece il Cav. si è attestato sul no).

Ora si verificherà se questo neo anti berlusconismo di Feltri, e dunque di Libero, si tramuterà in una linea di sponda all’azione di Matteo Salvini e Giorgia Meloni (due politici seguiti con attenzione e tutt’altro che con astio dal quotidiano diretto fino al 18 maggio da Belpietro) oppure in una impostazione più “nazarena”, ovvero di non antagonismo rispetto alla collaborazione in maggioranza fra Denis Verdini e Matteo Renzi.

Fantaeditoria? Si vedrà. Certo è che negli ultimi tempi si sono rincorse voci di un avvicinamento di Antonio Angelucci, parlamentare di Forza Italia ed editore di Libero, al movimento Ala di Denis Verdini. In verità nulla di troppo inedito visti i rapporti umani stretti e amichevoli da tempo fra Verdini e Angelucci: pochi giorni fa, in occasione della presentazione del libro su Verdini, Umberto Pizzi aveva pizzicato fraterni baci e abbracci fra i due. Per questo in un pezzo di Formiche.net ci si interrogò sul fatto se stava per nascere, o meglio rinascere, una forte sintonia politica tra Verdini e Angelucci, foriera di effetti parlamentari.

Ora potrebbero esserci effetti giornalistici su Libero, mentre gli addetti ai lavori scommettono che si rimetterà in moto l’operazione Libero-Tempo.

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