Chi c'era e cosa si è detto al seminario organizzato da Azimut dal titolo: "Il risparmio tra protezione e crescita. È tempo di cambiare".

In Italia – anche negli anni della crisi – c’è stata una grande propensione al risparmio da parte dei cittadini. Ora è necessario trovare il modo di utilizzarlo per far crescere il Paese“. E’ una versione improntata all’ottimismo quella che il viceministro all’Economia e alle Finanze Luigi Casero ha proposto due giorni fa alla Camera nel corso del dibattito organizzato da Azimut, la società italiana quotata in borsa leader nel risparmio gestito. Appuntamento al quale ha preso parte una diversificata serie di ospiti – composta da rappresentanti delle istituzioni, esperti di settore, giornalisti finanziari e professori universitari – per discutere di come tutelare il risparmio e renderlo sempre più una risorsa del sistema Paese.

I 4 PILASTRI DI CASERO

Casero ha indicato quelli che – a suo modo di vedere – sono i quattro pilastri irrinunciabili dai quali ripartire. Innanzitutto l’informazione finanziaria, “in modo che il singolo investitore sia esattamente a conoscenza dei rischi che una certa forma di risparmio può comportare“. In secondo luogo – ha detto il viceministro – l’educazione finanziaria, per evitare il paradosso di una società nella quale il 60% della vita delle persone è scandito da temi economici, pur essendo questi argomenti assenti da  qualsiasi percorso di formazione scolastica. Da questo punto di vista, l’obiettivo è che non si ripetano vicende come Banca Etruria (o come quelle che hanno coinvolto anche Banca delle Marche, CariFerrara e CariChieti). Il terzo pilastro che Casero ha indicato sono infatti i controlli. “Bisogna fare chiarrezza sui casi delle quattro banche popolari“, ha dichiarato, prima di chiedere agli “enti regolatori di individuare più incisivi meccanismi di controllo a tutela dei risparmiatori“. L’ultimo intervento – ma non in ordine di importanza – da effettuare secondo il viceministro è rappresentato dall’adeguamento della disciplina italiana “a livello normativo ma soprattutto regolamentare“.

L’IMPEGNO DI AZIMUT

Le valutazioni di Casero sono state raccolte dal consigliere di amministrazione di Azimut Claudio Foscoli (nella foto) che ha chiuso il suo intervento con un non equivocabile “mai più un altro caso Banca Etruria“. Secondo Foscoli, è necessario prendere atto delle trasformazioni verificatesi negli ultimi decenni. Da una situazione “di protezione del risparmio nella quale era possibile avere buoni rendimenti e rischi scarsissimi“, si è passati all’attuale contesto, in cui – anche a causa dei tassi a zero – i rendimenti sono inesistenti mentre i rischi sono lieviati. Un quadro aggravato dalle nuove regole sul bail in entrate in vigore dal primo gennaio di quest’anno, in virtù delle quali “le banche sono diventate fallibili come qualsiasi altra società“. Da qui – ha avvertito Foscoli – deriva la necessità inevitabile di imprimere un cambiamento rilevante, anche attraverso “l’alfabetizzazione finanziaria dei risparmiatori“, sempre più tenuti ad informarsi correttamente in questo sistema caratterizzato da garanzie decrescenti.

IL RISPARMIO, LE BANCHE E LE IMPRESE

Intervento altrettanto netto quello del presidente dell’AIAF (Associazione Italiana degli Analisti e Consulenti finanziari) Paolo Balice, che ha sottolineato come “debba essere direttamente proibita la vendita delle obbligazioni subordinate“. Le forme di risparmio – come ha evidenziato nel suo discorso – sono fortemente cambiate negli ultimi 20 anni: gli italiani che acquistano titoli di Stato sono passati dal 20 al 3% mentre è cresciuto  l’investimento di risorse in fondi pensione e in altri strumenti di gestione del risparmio. Di certo – ha affermato Balice – nonostante tutto, anche durante la crisi, “i risparmiatori italiani sono riusciti a difendere bene i loro soldi“. Il problema rimane lo stesso sollevato da Casero, come “mobilitare il risparmio per produrre investimenti e far tornare a crescere il Paese“. Balice ha, infine, dato la sua spiegazione sul perché le banche del nostro Paese siano andate in crisi: “Gli istituti di credito hanno prestato troppi soldi alle aziende italiane che sono storicamente sottocapitalizzate“. L’esempio fatto in tal senso riguarda l’edilizia – il settore più colpito dalla crisi – nel quale, secondo Balice, in passato bastava avere un terreno o forse neppure quello per ottenere mutui su mutui, con la conseguenza che quando il mercato immobiliare si è fermato, i costruttori non sono più stati in grado di restituire i soldi alle banche.

LA VERSIONE DI BOCCIA

Su questi temi è fondamentale la trasparenza, bisogna creare una casa di vetro“, ha affermato il presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia. L’esponente Pd ha auspicato l’introduzione di una normativa che “sanzioni pesantemente i comportamenti fraudolenti” e poi ha stigmatizzato che fino a qualche mese fa si minimizzasse il fatto che le quattro popolari “avessero messo in mano a soggetti non qualificati quel tipo di strumenti finanziari“.

LA FINANZA SECONDO SANGIULIANO

Del ruolo che i media sono chiamati a svolgere ha parlato il vicedirettore del Tg1 Gennaro Sangiuliano. “Le persone vanno informate correttamente e in modo sempre crescente“, ha sottolineato. Una posizione, la sua, a metà tra la critica e il sostegno alla nuova dominante dimensione della finanza. “E’ l’elemento dinamico del nuovo capitalismo, un fatto ontologico della società ma non va confusa con il risparmio“, ha aggiunto. Ad evidenziarne, comunque, l’importanza ha citato – a titolo di esempio – la storia dei fondatori di Google Larry Page e Sergey Brin: “Hanno sviluppato la loro idea vincente grazie alla finanza. Se si fossero presentati in una banca italiana, non credo proprio che li avrebbero ascoltati…“.

IL SEMINARIO

Al seminario hanno poi partecipato, tra gli altri, anche il co-direttore generale di Azimut Paolo Martini, il fondatore di Formiche Paolo Messa, la firma del Sole 24 Ore Dino Pesole, il giornalista parlamentare Giovanni Miele, il presidente dell’associazione dei consumatori Adusbef Elio Lannutti e il professore di Gestione del rischio di credito e di Tecnica bancaria dell’Università di Siena Ruggero Bertelli, considerato tra i maggiori esperti italiani di finanza comportamentale.

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