Due volte sindaco di Milano. Poi, europarlamentare. Poi ancora, senatore della Repubblica Italiana. E ora capolista di “Io corro per Milano. Lista civica Parisi”. Il palmarès politico ed istituzionale di Gabriele Albertini è ricco. Eppure ha voluto mettersi in gioco per sostenere la candidatura di Stefano Parisi che proprio Albertini aveva voluto, in tempi non sospetti, come suo city manager. A Formiche.net l’ex primo cittadino del capoluogo lombardo racconta la sua visione di Milano: quella di oggi – in fibrillazione per gli ultimi colpi prima della campagna elettorale – e quella di domani.

Partiamo dal primo turno, si aspettava un risultato simile a quello ottenuto dal centrodestra?
Il dato è stato certamente brillante seppur sia stato un risultato meno valido di quello che ci si aspettava per la nostra lista “Io corro per Milano. Lista civica Parisi”. Detto questo, ciò che conta è il risultato finale e cioè che Stefano Parisi diventi il sindaco di Milano. Quella sarà la nostra vera vittoria, la vera vittoria della nostra lista.

Quante possibilità ci sono che Parisi diventi il sindaco di Milano?
La politica è molto cambiata negli ultimi 10-15 anni. Basti dire che nel 2001 ero riuscito a ricevere quasi mezzo milione di voti e tra gli altri candidati si erano divise altre 250 mila preferenze. Negli anni si è assistito a una progressiva e sempre più importante riduzione dei voti espressi. Gli esperti fanno risalire il calo all’elettorato di centrodestra e non a quello di centrosinistra. Le elezioni del 5 giugno dimostrano però che l’astensionismo è un fenomeno trasversale: il dato è calato in termini generali. Cinque anni fa Giuliano Pisapia al primo turno ottenne 100 mila voti in più rispetto a Beppe Sala. Questi sono elementi che andrebbero interpretati e capiti al fine di avere una visione delle dinamiche di voto completa ed esaustiva.

Da ex sindaco quali sono le cose più urgenti da fare a Milano?
La prima cosa a cui guardare è quel 20 per cento di disoccupazione giovanile, il dato migliore d’Italia ma peggiore d’Europa. Bisogna investire nello sviluppo, come abbiamo fatto nei nostri anni, e conseguentemente nel lavoro. Girando per i mercati poi mi sono reso conto che un’altra priorità per Milano è la sicurezza. Il primo gesto dell’amministrazione Pisapia è stato quello di togliere i militari dalle strade e così sono aumentati i ladri in casa. La sicurezza è stata trascurata nonostante le statistiche dicano che negli ultimi 5 anni i reati, soprattutto quelli predatori, sono aumentati. Cito alcuni dati dell’Istat: 53 per cento di furti in abitazione; 31 per cento di furti in esercizi commerciali; 69 per cento di rapine in abitazione e 42 di rapine in strada. Sono 220 mila reati denunciati. Nei nostri anni il picco era stato di 154 mila e poi sono scesi a meno di 5 mila con la cura del vigile di quartiere e delle telecamere. In terzo luogo, non perché meno importanti, ci sono le tasse che sono state più che raddoppiate: 790 milioni di euro in più. Non si investe tassando i cittadini.

E’ per questo motivo che i milanesi dovrebbero votare Parisi invece che Sala?
Queste sono cose più urgenti per Milano, Parisi certamente garantirebbe una discontinuità rispetto all’amministrazione Pisapia.

Sala ne sarebbe invece una mera prosecuzione?
Buona parte degli assessori uscenti sono parte della squadra di Sala. Oltre infatti a personalità come Linus, Ambrosoli ed Emma Bonino, dopo l’apparentamento con i Radicali di Marco Cappato, con Sala ci sono: Pierfrancesco Maran, Cristina Tajani, Pierfrancesco Majorino, Carmela Rozza, tutti già esponenti della giunta Pisapia.

L’alleanza tra Sala e i Radicali può diventare importante ai fini del risultato del ballottaggio?
Agli apparentamenti credo poco. Li fanno i capi non gli elettori. Credo però che i voti che davvero potranno fare la differenza sono quelli che non sono stati espressi. Se chi non è andato a votare il 5 giugno, pur essendo vicino al nostro mondo e ai nostri valori, andrà a votare il 19 avrà un peso rilevante.

Pesano di più questi voti o quelli delle alleanze più o meno trasparenti?
I Radicali di Marco Cappato, i Cinque Stelle e Milano in Comune voteranno secondo la loro scelta personale. Molti di loro sceglieranno il cambiamento.

Perché bisognerebbe votare Parisi?
Per far vincere un moderato di centrodestra, capace di una sintesi intelligente tra tutte le anime del centrodestra. Io sono stato eletto sindaco con questo stile e mi auguro che anche per Parisi possa valere la stessa cosa.

Si è speso molto per la campagna del suo ex city manager…
Con tutta la convinzione di cui sono capace. Mi lega a lui una grande stima e un forte senso di gratitudine, sono sicuro che si potrebbe tornare alla ‘Milano degli antichi splendori’, quella del nostro “doppio turno di guardia”, se Stefano dovesse diventare sindaco. E’ una persona degna, di grandi qualità umane, professionali e politiche.

Il deterrente per molti moderati potrebbe essere la presenza della Lega in coalizione…
Questo è politichese. Matteo Salvini è un uomo di movimento, un leader di partito. Ha dalla sua una parte dell’elettorato che non si può tralasciare ed è un uomo di grande esperienza. E’ giovane anagraficamente, ma ha iniziato prestissimo a muovere i primi passi in politica. Ricopre l’incarico di più alto livello istituzionale nel suo partito. Salvini su Milano ha condiviso il programma e lo ha sottoscritto come gli altri responsabili di partito. Parisi lo farà sottoscrivere anche a ogni singolo consigliere comunale, prima di accettare la carica, e se dovesse essere sindaco. Questa è una garanzia. Anche perché quando si sottoscrive un documento si dovrebbe leggere bene cosa c’è scritto.

Si riferisce per caso alle vicende legate e Sala?
Beh, Sala non deve aver letto tutto e bene né nel caso della sua dichiarazione dei redditi né sulla questione della Cassa Depositi e Prestiti, ma comunque si è deciso di far passare in secondo piano entrambi i dettagli.

Secondo lei non sono così irrilevanti?
Beh, no, non lo sono. Sala è il candidato del potere, a cui sembra si possa perdonare tutto: dal parcheggio in seconda fila al conflitto d’interesse. Ormai è andata così, credo che finita la campagna elettorale, sia nel ruolo di sindaco che in quello di consigliere comunale queste questioni diventeranno pregnanti.

Torniamo un attimo sulla Lega, come la mettiamo con la costruzione delle moschee a cui loro si dicono totalmente in disaccordo?
In questo momento storico per dare l’ok alla moschea ci vogliono garanzie di sicurezza. Queste garanzie attualmente non ci sono. Quello che il centrodestra, Lega compresa, chiede è la possibilità, a livello nazionale, di conoscere i finanziatori della o delle moschee così da poter contrastare il dilagare del terrorismo islamico. Che è un altro discorso e che riporta la questione sul piano nazionale.

Si dice che se Parisi non diventasse sindaco sarà lei Albertini a guidare la minoranza in consiglio comunale. E’ vero?
Il capo dell’opposizione sarà chi avrà ottenuto più voti di altri, si potrà scegliere tra i tanti eletti della coalizione di centrodestra. Abbasso la mano su questo punto (ride, ndr).

Crede che Milano sia davvero un match importante anche in termini nazionali?
Tutte le grandi città lo sono. Ma credo che nel corso delle elezioni amministrative conta molto la personalità del sindaco, il suo modo di fare e di parlare alla cittadinanza. Sono importanti le associazioni che ruotano intorno ai candidati, è importante il suo programma e la sua idea sul come amministrare la città.

C’è o non c’è un tacito accordo tra il Movimento Cinque Stelle e il centrodestra?
Gli elettori del Movimento Cinque Stelle sono molto individualisti e il loro voto è ‘personalizzato’. Sono una forza eterogenea e di cambiamento. Per questa forte spinta a cambiare credo che molti voteranno per Parisi.

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