L'analisi di Raffaele Reina

Il referendum che si è tenuto in Inghilterra per decidere se restare nell’ Europa Unita o uscirne ha visto prevalere i contrari alla permanenza. Il Regno Unito è, quindi, fuori dall’Europa dei ventotto. Chi ha memoria storica ricorderà che le forze politiche e il popolo inglesi non hanno mai aderito in modo convinto agli organismi comunitari. Sono famosi nel lungo processo di integrazione gli stop and go succedutisi tra il UK e gli altri paesi dell’allora CEE. La Gran Bretagna, dopo la crisi di Suez del 1956, visto ridimensionato il suo prestigio di potenza imperiale, fu indotta a rivedere i rapporti di politica estera, e nell’ambito di questa nuova condizione iniziò a guardare utilitaristicamente all’EU, distinguendosi per le finalità.

L’Inghilterra entrò a far parte della Comunità Economica Europea solo nel 1973, prima di allora gli altri paesi, che già avevano stipulato patti, erano molto scettici sulla richiesta inglese di parteciparvi. De Gaulle sempre dubbioso sulle reali intenzioni, per tre anni ne bloccò l’ingresso. Persisteva il convincimento che gli inglesi fossero molto tiepidi nel valutare principi solidaristici, alla base della costruzione dell’Europa disegnata dai padri fondatori, con tutto quello che ne sarebbe scaturito sul piano concreto. Le costanti che hanno sempre caratterizzato i dubbi e le dichiarate incertezze sono state: l’utilità economica da realizzare con l’adesione all’UE e il forte attaccamento nazionalistico dei cittadini della GB alla propria terra insulare. Non a caso nel Regno Unito sono per la Sterlina e contro l’Euro, e in taluni segmenti della società molti avvertono tuttora il fascino del richiamo atlantico, sentendosi più vicini agli USA. Dall’UE cercano soprattutto vantaggi, sono pragmatici, non hanno molto interesse per la solidarietà tra gli Stati. L’Inghilterra è storicamente divisa sull’UE, infatti i partiti Laburista, Liberale, Conservatore al loro interno vengono costantemente attraversati da favorevoli e contrari. Il referendum di giovedì scorso, viste le percentuali, del resto lo ha dimostrato, evidenziando quanto forti siano gli egoismi in quel Paese. L’immigrazione è stata la goccia forse che ha fatto traboccare il vaso.

Far decollare i primi organismi europei EURATOM (energia atomica), CECA (carbone e acciaio) MEC (mercato europeo comune) neppure fu una passeggiata, ma considerati gli interessi degli attori in campo si riuscì a trovare l’accordo. La pazienza, la tenacia, la volontà di grandi statisti, a cui oggi noi europei dobbiamo il nostro grazie e un commosso pensiero, furono essenziali per condurre a buon fine la conclusione dei trattati. I cittadini dei paesi partecipanti, pur in assenza dei tanti mezzi di informazione che ci sono nel nostro tempo, vennero fatti puntualmente partecipi sul valore, sul significato delle nuove iniziative e sulle positive prospettive che avrebbero consentito alle nuove generazioni, dopo le privazioni, le pene e le tragedie sofferte durante la seconda guerra mondiale.

C’era all’orizzonte una radiosa speranza. Alcide De Gasperi, presidente del consiglio dei ministri, spiegò bene agli italiani tramite la radio cosa doveva essere il Mercato Europeo Comune, organismo unitario dei Sei. Ebbe a dire: “Certo, per l’unità europea lo slargamento del mercato comune è un argomento che offre la sua importanza, ma la libera concorrenza che ne sarebbe la conseguenza presenta anch’essa degli aspetti negativi che possono essere ridotti soltanto dalla forza di un sentimento o di una idea capace di stimolare la coscienza e la volontà. Questo sentimento, quest’idea, appartengono al patrimonio culturale e spirituale della civiltà comune. Se con Toynbee io affermo che all’origine di questa civiltà europea si trova il cristianesimo, non intendo con ciò introdurre alcun criterio confessionale esclusivo nell’apprezzamento della nostra storia. Soltanto voglio parlare del retaggio europeo comune, di quella morale unitaria che salda la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, col suo culto ereditato dagli antichi, col suo culto della bellezza affinatosi attraverso i secoli, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria”.

Oggi dopo tutto quello che sta accadendo in Europa, e penso anche alla vittoria del Partito Popolare spagnolo, moderato e di ispirazione centrista, e nel Regno Unito o si ritorna ai principi solidaristici dei grandi padri fondatori, tra cui De Gasperi, o l’Europa Unita è solo retorica, utile a fare da paravento agli interessi del grande “capitale”.

 

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