Conversazione con Hanna Hopko, presidente della commissione Esteri del Parlamento ucraino

Hanna Hopko è entrata nel Parlamento ucraino, la Verchovna Rada, nel novembre 2014, nelle prime elezioni nazionali dopo l’occupazione della Crimea. Trentaquattro anni, una figlia, laureata in giornalismo internazionale e con un dottorato in comunicazione sociale, è stata eletta con il partito di centro-destra “Samopomich”, un termine che significa “autosufficienza”, ma anche “fiducia in sé”. È presidente della commissione Esteri della Rada, membro del Consiglio nazionale per le riforme e del Centro di azione contro la corruzione. Nel suo ruolo istituzionale ha guidato la missione di deputati che la settimana scorsa ha visitato Roma, nel quadro dello sviluppo delle relazioni bilaterali Italia-Ucraina.

Quali riforme costituzionali state portando avanti in Ucraina?

Per noi è molto importante introdurre la “rule of law”, il primato della legge. Riformiamo la Costituzione per rendere il sistema giudiziario trasparente, indipendente rispetto al potere politico e capace di auto-regolamentarsi. Abbiamo già trasmesso i nostri progetti di riforma alla Commissione di Venezia (l’organo del Consiglio d’Europa che si occupa di fornire agli Stati membri pareri qualificati in materia di costituzionalismo democratico, ndr), ottenendo un riscontro positivo. In Parlamento abbiamo approvato le riforme in prima lettura, ora siamo in attesa della seconda. Probabilmente entro l’estate, già il prossimo mese, saremo in grado di realizzare la riforma della magistratura. Inoltre, riteniamo fondamentale ratificare lo Statuto di Roma, per avere accesso alla Corte penale internazionale (la cui giurisdizione è stata già accettata dal governo di Kiev in merito agli eventuali crimini legati alla repressione delle proteste di Euromaidan, ndr).

La decentralizzazione, trasferendo più poteri agli enti locali, è un tentativo di venire incontro ai territori dell’Est, che chiedono più autonomia da Kiev? È un gesto conciliante nei confronti di Mosca, che lamenta la violazione dei diritti dei cittadini ucraini linguisticamente ed etnicamente russi?

La decentralizzazione è il secondo pilastro della nostra riforma e si concreta nel trasferimento agli enti locali di maggiori poteri, accresciute responsabilità e più risorse finanziarie. Noi procediamo in questa direzione per il mandato elettorale ricevuto dalla popolazione ucraina: forniremo pari opportunità a tutti gli enti locali, a tutte le regioni ucraine. La riforma del sistema fiscale su base territoriale vale per tutti, non è una concessione particolare per le regioni dell’Est.

Questo implica una redistribuzione del gettito fiscale dalla capitale agli enti locali?

Abbiamo avviato i lavori anche in questa prospettiva, con particolare riferimento al regime speciale di tassazione finalizzato alla tutela ambientale: le risorse raccolte attraverso di esso saranno destinate direttamente agli enti locali.

In merito alla vostra missione a Roma: come può il Parlamento italiano supportare la Rada ucraina nel suo processo di riforma costituzionale e nella formulazione della politica estera?

In primo luogo, la cooperazione interparlamentare è fondamentale per rafforzare i rapporti bilaterali tra l’Ucraina e l’Italia. Anche la liberazione di Nadya Savchenko è stata frutto non solo dello sforzo condiviso di diplomatici di molte nazionalità, tra cui italiani, ma anche del lavoro che deputati di differenti Paesi hanno svolto in seno alle Assemblee parlamentari del Consiglio d’Europa e della Nato, e negli organi dell’Osce. In molti hanno sostenuto la necessità che Nadya tornasse in Ucraina, e lo hanno fatto non solo con strumenti politici tradizionali ma anche con iniziative ad alto impatto mediatico, tra cui diversi flash-mob. Lo sforzo è stato condiviso, ecco perché abbiamo avuto successo. In secondo luogo, in questa missione abbiamo incontrato i parlamentari che compongono la delegazione italiana presso l’Assemblea della Nato, i quali hanno ottimi rapporti con i membri della Rada, e insieme abbiamo discusso di molteplici argomenti connessi alla sicurezza, alla pace, alla stabilità, riferendoci sia all’Ucraina sia all’Italia. In terzo luogo, la cooperazione è rilevante per la crescita economica. In questa missione abbiamo portato a Roma con noi Nina Juzhanina, la Presidente della commissione parlamentare che si occupa di tassazione e di servizi doganali, per parlare di come semplificare le procedure alla frontiera, di come dare all’imprenditoria italiana maggiori opportunità di lavorare in Ucraina. Juzhanina ha incontrato il suo omologo italiano, per discutere con franchezza di tutti i problemi che insieme possiamo risolvere.

Guardando al futuro, si può dire quanto tempo ci vorrà per l’Ucraina per completare queste riforme ed eventualmente per entrare a far parte dell’Unione europea?

Per l’Ucraina è importante, per riformare la propria struttura, approfittare tanto dall’accordo di associazione con l’Ue quanto dall’intesa di libero scambio in esso compresa. Li consideriamo uno strumento che può giovare molto alla popolazione. È difficile parlare ora in merito a un’entrata nell’Unione europea; al momento non è il nostro obiettivo principale. Siamo già un autentico Paese europeo. Per noi è importante incrementare gli standard di vita, riformare la polizia e l’apparato giudiziario, specialmente nella sua funzione inquirente. Inoltre, è fondamentale assimilare le migliori pratiche europee in materia di lotta alla corruzione e in altri settori legislativi. Vogliamo apportare questi miglioramenti al nostro Paese, perché siamo determinati a cogliere l’opportunità storica che ci deriva dalla rivoluzione della dignità. L’illegittima annessione della Crimea e la situazione nell’Est ci hanno aiutato a capire che, come nazione, abbiamo un’identità anche politica; abbiamo riscoperto il valore della nostra indipendenza, e puntiamo ad avere un esercito valido e un’economia solida. Dobbiamo tutto questo, in primo luogo, a noi stessi.

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