Ecco come Italia e Usa si alleano sulle start up

Ecco come Italia e Usa si alleano sulle start up
Che cosa hanno detto a Villa Taverna l'ambasciatore Usa in Italia John R. Phillips e Fernando Napolitano, Ceo della Italian Business & Investment Initiative, sul programma Best per giovani startupper italiani

L’Italia, il suo talento, la sua imprenditoria e le sue start up, hitech ma non solo, contano, per l’Italia e per gli Stati Uniti. Lo dimostra Best, il programma bilaterale Italia-Usa di formazione e sostegno allo sviluppo di start up che vanta il miglior track-record di successi: 7 edizioni, 37 start up create in Italia, 30 i milioni di euro investiti da investitori internazionali, con un apporto chiave dei fondi Usa.

LA PALESTRA DELLA SILICON VALLEY

Il programma è stato al centro di un evento tenutosi a Roma a Villa Taverna, la sede dell’ambasciatore americano. Infatti, dello Steering Committee di Best fanno parte l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia John R. Phillips, Fernando Napolitano, Ceo della Italian Business & Investment Initiative e presidente di Best, Domenico Arcuri, Ceo di Invitalia (implementing partner per l’Italia del programma), gli ex ambasciatori americani nel nostro paese David H. Thorne e Ronal P. Spogli e una serie di Ceo italiani (tra cui, ma non solo, Maximo Ibarra di Wind, Francesco Venturini di Enel Green Power, Luigi Capello di Luiss Enlabs, Marco Marinucci di Mind the Bridge, San Francisco).

Best (Business Exchange and Student Training) premia ragazzi e ragazze italiani sotto i 35 anni dando loro accesso all’ecosistema imprenditoriale italiano e statunitense per lanciare e far crescere la propria start up. Al motto di “Change your life, change Italy“, il programma consente di “imparare a creare impresa nella migliore palestra del mondo: la Silicon Valley” ai giovani “dotati di leadership, voglia di sperimentare, costanza di non fermarsi di fronte ai primi ostacoli, ambizione di realizzarsi, coraggio della conoscenza, fiducia che si possa e si debba cambiare, certezza di essere un attore positivo del cambiamento dell’Italia”.

FARE IMPRESA, ACCETTARE IL RISCHIO

Best incoraggia i giovani italiani a sfruttare le loro doti imprenditoriali andando a studiare negli Stati Uniti, ha ribadito l’ambasciatore John R. Phillips a Villa Taverna celebrando i vincitori dell’edizione 2016. La capacità potenziale di fare impresa in Italia esiste ma va incoraggiata e arricchita di elementi pratici: eccelliamo nel generare idee, ma dobbiamo imparare meglio come si costruisce e come si rende profittevole un’impresa e sviluppare l’arte del risk taking. “L’imprenditorialità è nel Dna americano, ma anche l’Italia ha un prezioso tessuto di piccole e medie imprese che creano prodotti di alta qualità”, ha detto l’ambasciatore: con Best si cerca di dare più opportunità a giovani promettenti, non con lo scopo che restino nella Silicon Valley per sempre, ma perché tornino con la loro nuova esperienza in Italia a fare impresa.

Infatti, i vincitori del bando Best si aggiudicano una borsa di studio che si articola in tre moduli: education e training on the job (negli Usa) e mentoring per la realizzazione di startup, in Italia.

ITALIA, LA NUOVA START UP NATION

Il sostegno dell’ambasciata americana in questo programma è “fondamentale”, ha sottolineato Fernando Napolitano; “Best ha superato anche il periodo della crisi economica senza mai venir meno alla sua missione e ai suoi obiettivi, continuando a erogare borse di studio”.

Sette le scholarship appena assegnate col bando uscito a marzo 2016, ma Napolitano ha chiarito che Best è un programma ambizioso che vuole arrivare a centinaia di borse assegnate, con sempre più aziende coinvolte che partecipano alla formazione dei giovani “per fare la differenza, perché l’Italia sia la nuova start up nation“, ha detto. “Il programma Best può aiutare a rilanciare l’economia italiana”, ha continuato Napolitano. “Le cose in Italia si stanno già muovendo e l’offerta di start up è enorme: questo è un paese pieno di giovani di talento. Un solo monito: ragazzi, bisogna parlare bene l’inglese, è la lingua per entrare sul mercato globale”.

ultima modifica: 2016-06-29T06:50:56+00:00 da Patrizia Licata

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: