Atac – l’azienda capitolina dei trasporti – bocciata senza appello, così come la CTP di Napoli. I risultati migliori, invece, si registrano a Milano dove l’ATM continua a macinare numeri positivi. Sono arrivate le pagelle dell’Antitrust alle società municipalizzate del trasporto pubblico locale. L’indagine pubblicata qualche giorno fa (qui consultabile in forma estesa e qui in forma sintetica) conferma, salvo rare eccezioni, una realtà sotto gli occhi di tutti: le municipalizzate della mobilità sono tra i grandi malati cronici del nostro Paese, tra storture organizzative, inefficienze economiche e un servizio di regola non all’altezza della situazione.

L’ARRETRATEZZA ITALIANA

Nell’indagine l’Autorità guidata da Giovanni Pitruzzella sottolinea come l’arretratezza italiana dipenda da alcuni fattori in particolare. Nel documento si legge infatti che “oltre alle performance insoddisfacenti, rispetto ai principali Paesi europei emergono gravi squilibri strutturali tra cui: investimenti insufficienti in infrastrutture, parco rotabile obsoleto e notevoli divari territoriali, per cui gli utenti di alcune Regioni, soprattutto centro-meridionali, hanno accesso a meno servizi e di qualità peggiore, senza peraltro pagare prezzi inferiori“.

A MACCHIA DI LEOPARDO

Ovviamente, la situazione non è la stessa in tutta la penisola: più si va a sud e più le cose peggiorano, anche se dal punto di vista economico a far registrare i risultati peggiori non è una regione del mezzogiorno: “Quasi il 70% delle perdite del settore, considerando le società a partecipazione pubblica, riguarda la Regione Lazio“. Una fotografia aggiornata al 2013 ma comunque in grado di fornire un quadro chiaro sulle priorità di intervento, dalla quale emergono anche con chiarezza quali siano – secondo l’Antitrust – le municipalizzate da bocciare, da rimandare e da promuovere.

LA MAGLIA NERA

Non sorprende minimamente che la maglia nera spetti all’Atac – l’azienda capitolina dei trasporti – croce quotidiana per migliaia di cittadini e turisti. Nel 2013 il fatturato è risultato superiore agli 86o milioni di euro, “di cui solo 317 milioni provenienti da ricavi tariffari“,  mentre il resto era costituito da contributi pubblici. Altamente simbolico il dato relativo al numero dei dipendenti come emerge chiaramente dalla tabella seguente:

tabella.

Si è infatti passati “dai 1.697 del 2008 ai 13.208 del 2009 (+678% in un anno)“. Un incremento verticale dipeso dall’accorpamento in Atac di varie società operanti nel settore della mobilità come Trambus e Met.Ro ma verificatosi pur sempre negli anni di parentopoli. In quello stesso periodo, “il costo del lavoro è passato da 70 milioni di euro a 573 milioni di euro (+714%)“.

ANCHE NAPOLI PIANGE

Se la capitale d’Italia piange, quella del Sud certo non se la ride. Nel periodo considerato dall’indagine dell’Antitrust, la CTP (acronimo di Compagnia trasporti pubblici) – l’azienda che a Napoli gestisce il servizio di mobilità – ha fatto registrare una riduzione sia in termini di fatturato, sia in termini di margine operativo lordo. Il primo ad esempio è passato dai 62 milioni di euro del 2006 ai 51 del 2013. Altro elemento che ne attesta la crisi è rappresentato dalle voci che contribuiscono a determinare il dato delle entrate: “Nel 2012 a fronte dei 52 milioni di euro di entrate, i corrispettivi da contratto di servizio sono stati 44 milioni; i ricavi da biglietti perciò si attestano sugli 8 milioni di euro; tale dato fa luce sulla cattiva gestione della società pubblica“. Assolutamente incapace – come del resto l’Atac a Roma – di far pagare il biglietto agli utenti.

I PROBLEMI DI PALERMO

Difficoltà pure a Palermo dove la AMAT Spa tra il 2006 e il 2013 ha visto dimininuire il fatturato da 94 a 80 milioni di euro. Nel documento dell’Authority si evidenzia come “il risultato netto sia stato negativo per ben cinque anni, toccando il minimo nel 2011 quando si è attestato ad un valore pari a -10,6 milioni di euro“. Crisi confermata anche dall’andamento del biennio successivo quando il risultato è stato ancora negativo:  nel 2012 la diminuzione è stata pari a 9,4 milioni di euro mentre nel 2013 a 4,9.

LA BUONA PERFORMANCE DI TORINO

Il trend negativo si inverte se si considera un’altra grande città chiamata domenica prossima a scegliere il nuovo sindaco. Si tratta di Torino dove GTT (acronimo di Gruppo torinese trasporti) nel 2013 ha realizzato un fatturato pari a 339 milioni di euro. “Nel 2006 il fatturato era di poco inferiore e raggiungeva quasi i 334 milioni di euro (+1,5%)“, recita la relazione dell’Antitrust nella quale si sottolinea anche come i risultati netti siano sempre stati “positivi ma variabili” (1,6 milioni nel 2011, 5,9 milioni nel 2012 e 1,8 milioni nel 2013).

LA MEDAGLIA D’ORO

Limitandosi almeno alle grandi città, la medagli d’oro spetta certamente ad ATM, la società milanese dei trasporti. “Nel 2013 l’azienda ha realizzato un fatturato superiore agli 82o milioni di euro“; con un aumento del 23% rispetto al 2006 quando si era fermato a  nel 2006 aveva un fatturato di 670 milioni. “Nel complesso” – scrive l’Autorità per la concorrenza e il mercato – “l’azienda ha avuto una gestione positiva negli otto anni considerati, come mostra l’andamento tendenzialmente crescente dei principali indicatori di risultato” come ad esempio il margine operativo lordo in costante crescita. Nel 2013 il risultato netto – che nel 2006 era stato pari a 3,2 milioni di euro – ha superato i 5 milioni.

Condividi tramite