Parole, fatti, commenti e reazioni a Torino dopo la vittoria della pentastellata Chiara Appendino

La roccaforte del Pd si scopre grillina. E nel day after del ballottaggio la prima a parlare di “risultato storico” a Torino è la vincitrice. Chiara Appendino (M5S), neo sindaco di Torino, alla sua prima conferenza stampa dice di aver raccolto “il voto di quelle persone che non si sono sentite parte di questa città” anche a sinistra, sottintende. E inizia a usare il lanciafiamme, per usare una parola di renziana memoria, contro la Compagnia di Sanpaolo (azionista di Intesa Sanpaolo) e Iren, contro i neo presidenti, Francesco Profumo e Paolo Peveraro, emanazioni di Fassino al termine del suo mandato.

LE PAROLE DI APPENDINO

“Non sono scelte che ho condiviso – dice Appendino –  per questo inseriremo un semestre bianco e cioè il sindaco negli ultimi sei mesi del suo mandato non potrà fare nomine”. Poi l’affondo su Profumo, reo di aver proposto un accantonamento di 400 mila euro, un tesoretto, dicono le malelingue che servirà a rivedere all’insù gli emolumenti dei vertici. “Chi ha fatto scelte come l’aumento degli stipendi che io non condivido, dovrebbe trarne le conseguenze e fare un passo indietro”.

LA REPLICA DI PROFUMO E DELLA FONDAZIONE

Profumo non si espone, in mattinata gli si chiede un commento sull’esito del voto  e risponde con un gran sorriso: “No oggi no” . Più tardi però dalla Fondazione parte una nota, che smentisce la volontà di aumentare emolumenti di presidente e consiglieri e  si autodefinisce “partner leale e affidabile di tutte le istituzioni, di volta in volta governate da diversi colori politici, proprio perché è un ente autonomo, filantropico e di natura privata interessata a lavorare per e con i territori di riferimento”.

LE CRITICHE DI M5S E L’OPINIONE DEI FASSINIANI

Il sorpasso del Movimento 5 stelle sul Pd, arriva dopo un quinquennio in cui Torino è stata la città più cassintegrata d’Italia, in cui si è consumato lo strappo della Fiat, oggi Fca con sede legale in Olanda e fiscale a Londra, in cui molte aziende hanno chiuso e in cui la disoccupazione giovanile ha superato il 40 per cento. Un periodo in cui l’ex sindaco Piero Fassino ha sempre tenuto la barra dritta – secondo i sostenitori dell’ex sindaco – non si è mai sottratto ai problemi e ha guidato con dedizione e competenza la città mentre stava cambiando pelle fino a lanciarla sula scena internazionale come meta turistica e hub dell’innovazione. Di questo gli va dato atto. Dopo la sbornia delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, Fassino ha anche ereditato un debito monstre da 3 miliardi di euro, che ha limato di 600 milioni, pur, come ha sempre rivendicato, mantenendo pressoché intatti i servizi, dal trasporto al welfare.  Nessuno scandalo è emerso nel corso della sua amministrazione. E allora cosa è mancato? A detta di Appendino “l’incapacità di ascolto”.

IL GIUDIZIO DELLA FIOM

Un giudizio netto arriva dalla Fiom che ormai non è più un serbatoio di voti per la sinistra, almeno da quando si è radicalizzato lo scontro Renzi-Landini: “E’ un voto di rottura, che mostra quella distanza siderale che si è creata in questi anni tra molti cittadini e il Pd” tant’è che non solo Fassino ha perso migliaia di voti “ma l’astensionismo è cresciuto notevolmente” è stata l’analisi di Federico Bellono, segretario torinese della Fiom-Cgil: “Mi ha molto colpito vedere a poche ore dal voto Fassino in tv stravolto, mentre diceva che Appendino ha vinto perché ha coagulato i voti del centrodestra e perché ha cavalcato un certo scontento verso Renzi. Mi è sembrato vagamente autoassolutorio, una spiegazione banale: il buon governo di cui si è intestato il merito non è stato percepito evidentemente così da tanti suoi elettori”, ha detto Bellono.

COSA DICONO ELKANN E SALZA

E l’establishment intanto benedice il nuovo sindaco. Ieri John Elkann è stato tra i primi a commentare l’esito delle comunali: “Torino è sempre stata caratterizzata come città dal buon governo e da un governo serio e lo abbiamo visto negli ultimi cinque anni con Fassino. Sono sicuro che avremo la possibilità con il nuovo sindaco di poter mantenere la tradizione di Torino. Sicuramente ciò che l’elettorato ha espresso col voto di ieri è la volontà di cambiamento”. Enrico Salza, dominus in passato della Compagnia e pure politico di lungo corso, aveva vaticinato la rovina di Torino in caso di vittoria di Appendino, ma ora già chiamato il padre della neo sindaco, vice presidente di Prima Industrie, e braccio destro del numero uno di Confindustria Piemonte, Gianfranco Carbonato, per congratularsi. “Il nonno Giuseppe era un mio carissimo amico – confida Salza a Repubblica – Conosco molto bene anche il padre, la madre e la nonna. Chiara ha frequentato la scuola americana da me fondata: è per mezzo mio che ha compiuto i propri studi”. E aggiunge: “pronto a darle aiuto, ma deve essere lei a chiedermelo”.

Da queste parti lo chiamano pragmatismo sabaudo. Ma qualcuno già si affretta a citare il “Gattopardo”.

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