Tutto quello che c’è da sapere su Lucia Borgonzoni, candidata leghista a Bologna

Tutto quello che c’è da sapere su Lucia Borgonzoni, candidata leghista a Bologna
L'analisi di Carlo Valentini

Matteo Salvini arriverà a sostenerla nei prossimi giorni. Per lui e per la Lega, Lucia Borgonzoni è quello che Maria Elena Boschi è per Matteo Renzi e per il Pd. Un’icona femminile che frutta in termini d’immagine. Non solo fashion. Se la Boschi ha portato a termine la missione delle riforme costituzionali, la Borgonzoni è riuscita nell’impresa di battere i 5stelle e andare al ballottaggio, avvicinandosi al sindaco uscente Virginio Merola. Un risultato (22 per cento) non facile da raggiungere in una città tradizionalmente di sinistra. Invece lei ha bloccato il sindaco al 39 per cento e, quindi, può approssimarsi al ballottaggio con qualche speranza. Dice: “Quella del Pd è una batosta, ero incredula anch’io di fronte ai primi dati. Adesso la partita è aperta, il ballottaggio è tutto un’altra corsa. Dobbiamo convincere chi non ha votato, perché non ci credeva, che invece si può cambiare questa città”.

Lucia Borgonzoni, 40 anni, è una pasionaria approdata alla Lega dopo un passato in cui ha flirtato coi centri sociali. Ma in politica succede anche questo, da Toni Negri si arriva a Salvini. Il quale non è per niente imbarazzato: “Sono strafelice per i risultati della Lega Nord in Emilia”, assicura. “C’è il ballottaggio storico di Lucia Borgonzoni a Bologna che vuol dire la voglia di libertà dei cittadini dalla prepotenza e arroganza dei centri asociali e del Pd”. Un ex amico della Borgonzoni ha pubblicato su Facebook una foto di una decina d’anni fa in cui lei si trova in un locale occupato tra birra, cd e stereo. Oggi, al contrario, i centri sociali li vuole chiudere con la forza. Chi ha pubblicato la foto ha commentato: “Sarebbe oltremodo divertente vederla diventare sindaco di Bologna in un partito che odia i centri sociali e chi ne fa parte, dopo averci bazzicato (e razzolato parecchie paghette in nero) per anni”.

Vi è anche la testimonianza di una sua ex-vicina di casa: “Averla come vicina nella mansarda sopra il mio appartamento è stato indimenticabile. Musica a tutto volume e viavai notturni da chiamare i vigili per il rumore, cani che lasciavano le loro deiezioni sul mio/nostro pianerottolo e che nessuno puliva. La signora inavvicinabile fino alla tarda mattinata, perché dormiva. Alla fine ho cambiato casa”. Lei non smentisce ma si difende: “I centri sociali? Oggi sono diversi. Sono stata barista del Link, storico locale underground bolognese, e tutti sapevano che ero leghista. Non rinnego quel periodo, ma un tempo le persone che giravano dentro i centri sociali erano diverse. Nessuno mi ha mai proposto di andare a spaccare le vetrine, in quegli anni non mettevano la città sottosopra”.

Bene, e cosa pensa, oggi, dell’ordine pubblico? “Vanno riportate alla legalità intere zone urbane di fatto abbandonate nelle mani della delinquenza. La sicurezza non è solo un maggior controllo del territorio ma anche una pianificazione nei comparti di residenza pubblica che prevedano tetti alla presenza di stranieri e nuclei familiari sotto la soglia di povertà, per evitare ghetti e favorire sia l’integrazione che il mutuo soccorso dei residenti”.

La Boschi del Carroccio, lunghi cappelli rossi, occhi marroni, 1,70 d’altezza, deve cercare di raddoppiare il consenso. Ci sono i 40 mila che, rispetto alle precedenti comunali, non hanno votato Merola e presumibilmente si sono parcellizzati tra astensione, 5stelle e i civici. E poi c’è l’ala più berlusconiana del centrodestra che s’è rifiutata di votare per un candidato leghista. Non a caso per la prima volta la Lega (10,2 per cento) ha ottenuto più voti di Forza Italia (6,2 per cento) mentre Fratelli d’Italia s’è fermata al 2,4 per cento. Com’è avvenuto qualche anno fa a Parma, col sindaco grillino Federico Pizzarotti, lei può coagulare trasversalmente coloro che vogliono un cambiamento rispetto alla guida Pd della città. È quello che fa paura al Pd. In un certo senso Merola si viene a trovare solo contro tutti, e a capeggiare i “tutti” vi è questa leghista sui generis, laureata all’Accademia delle Belle Arti con una tesi in Fenomenologia degli stili. Ha esposto i suoi quadri in varie mostre in Italia e come interior designer ha arredato locali pubblici. Il nonno materno era un partigiano comunista. Lei però ha detto che il 25 aprile non lo festeggerebbe neanche da sindaco: “Cerimonie fatte così non hanno senso. Ma si può sentire il presidente del Senato dire che i nuovi partigiani sono gli immigrati?”.

Si è convertita alla Lega, come militante, agli inizi degli anni 2000 e ha percorso tutti i gradini: consigliere provinciale, poi comunale e coordinatrice del Gruppo politico leghista femminile. Adesso tenta l’avventura per indossare la fascia tricolore. Dice: “Il dato politico principale è che il 60 per cento dei bolognesi ha votato contro Merola e contro la sua idea di città: è stato mandato un messaggio chiaro contro l’amministrazione Pd”. Nelle ultime settimane è dovuta intervenire con piglio deciso contro alcuni candidati a lei collegati: la prima ha evocato i forni per gli immigrati (a un suo interlocutore su Facebook che le ha scritto “domani porto i due cani al canile e mi metto in casa due clandestini come dice l’imam Bergoglio” la candidata ha risposto: “E accendi il forno”), il secondo ha distribuito un volantino con la foto di una donna di schiena, nuda, e la scritta: “è per attirare la tua attenzione”. Oltre alla promessa: “se vinco pubblico la foto frontale”. Imbarazzo per la Borgonzoni e ferma condanna. Ma chi ha filtrato i suoi compagni di viaggio?

Lei comunque invita a non drammatizzare. Un vantaggio essere donna con appeal? “Non guardo alle quote rosa o cose simili e nemmeno all’età anagrafica – dice – guardo al merito, che sia uomo che sia donna è indifferente, un candidato deve essere preparato, avere l’umiltà per ascoltare tutti e accettare i consigli”. Da donna leghista cosa pensa della legge sulle unioni civili? “Ovvio che vadano riconosciuti a tutti gli individui gli stessi diritti personali, ma la legge Cirinnà è un vero e proprio cavallo di troia per legalizzare in modo ipocrita l’utero in affitto”.

(Pubblicato su Italia Oggi, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

ultima modifica: 2016-06-13T07:00:59+00:00 da Carlo Valentini

 

 

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