L'approfondimento di Raffaele Porrisini

Davvero il futuro del centrodestra non si può immaginare senza Giorgia Meloni, come ha sostenuto l’ex ministro Ignazio La Russa all’indomani delle amministrative? A Roma sicuramente è vero, dato che lì la giovane leader della destra ha superato la soglia del 20 per cento e ha portato il suo partito Fratelli d’Italia a un buon 12,28 per cento.

Va detto che 23 anni fa Gianfranco Fini si attestò al 35,78 per cento contro Francesco Rutelli trainando l’Msi addirittura al 31,04 per cenro, ma al netto delle divisioni nella destra romana e dei tempi che cambiano, il risultato capitolino della Meloni può considerarsi soddisfacente. Lo stesso discorso però non si può fare se si guarda a come è andata nel resto del Paese; le performance di Fratelli d’Italia negli altri Comuni capoluoghi sono state di gran lunga inferiori a quella romana, con numeri che oscillano tra l’1 e il 3 per cento e che non permettono di avanzare molte pretese di leadership nello schieramento di centrodestra.

I risultati più deludenti sono arrivati in Campania. A Napoli il partito della Meloni ha scelto la strada della corsa solitaria con il deputato Marcello Taglialatela, che si è fermato a un mesto 1,36 per cento e per il secondo turno non ne vuole sapere di dare l’appoggio in chiave anti de Magistris a Gianni Lettieri, definito “il candidato del Partito della Nazione”.

Copione analogo a Salerno, dove Fdi ha tirato dritto per la sua strada puntando sull’ex presidente della Provincia, Antonio Iannone, che ha racimolato un misero 1,54 per cento. Un po’ meglio a Caserta: Fdi ha ottenuto il 3,18 per cento a sostegno del candidato di centrodestra Riccardo Ventre che se la vedrà al ballottaggio con Carlo Marino del Pd. Sempre nel Mezzogiorno, fa riflettere il dato negativo di Fdi in un capoluogo pugliese come Brindisi (appena l’1,69 per cento), che pure in passato ha avuto un sindaco espressione della destra come Domenico Menniti.

A Bologna Lucia Borgonzoni porta a uno storico ballottaggio il pd Virginio Merola, ma anche sotto le Due Torri il contributo in termini di voti di Fratelli d’Italia alla candidata leghista non è dei più consistenti dato che si parla del 2,40 per cento mentre il Carroccio ha superato la soglia del 10 per cento. Stesso discorso nella vicina Ravenna, dove si registra un altro storico secondo turno in terra rossa tra il segretario del Pd Michele De Pascale e il civico Massimiliano Alberghini, che ha potuto contare al primo turno anche sul sostegno di Fdi concretizzatosi però solo nell’1,69 per cento.

E a Rimini? Nella capitale del turismo romagnolo il sindaco Andrea Gnassi ha sbaragliato gli avversari già domenica scorsa; Fdi era all’interno della coalizione di centrodestra a sostegno di Marzio Pecci ed è arrivata al 2,91 per cento, nonostante potesse contare al suo interno sull’ex candidato sindaco Gioenzo Renzi che gode di un discreto consenso in città.

Salendo verso il nord la musica non cambia. A Milano il partito della Meloni (che sotto la Madonnina può contare su big come La Russa e l’ex vicesindaco Riccardo De Corato) dopo aver rischiato di rimanere fuori dalla scheda elettorale, ha racimolato il 2,42 per cento portato in dote a Stefano Parisi, meno sia della lista di Maurizio Lupi e Roberto Formigoni, Milano Popolare, sia della civica del candidato sindaco.

È andata ancora peggio a Torino: appena l’1,47 per cento nella coalizione del candidato indicato dalla Lega Nord Alberto Morano. In questo scenario il 4,33 per cento di Trieste nello schieramento di Roberto Dipiazza (che si gioca il ballottaggio) è un risultato da segnalare tra le performance positive.

(Pubblicato su Italia Oggi, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

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