Venerdì sera alle 18,30 c’è stata una sparatoria all’interno e intorno al centro commerciale Olympia-Einkaufszentrum a Monaco, in Germania. Inizialmente le autorità pensavano a più assalitori, ma poi, nel corso delle ricerche e delle indagini, è emerso che si sarebbe trattato di un’azione condotta da un solo uomo, apparentemente un tedesco di origine iraniana di 18 anni, residente a Monaco, suicidatosi durante l’attacco. Pare si segua la pista del terrorismo interno legato a ragioni politiche, ma per il momento non si hanno ulteriori notizie; la polizia tedesca ha parlato di un possibile collegamento con l’anniversario della strage di Utoya, Oslo, compiuta cinque anni fa da Anders Breivik.

Una vasta operazione di polizia, comprese le forze speciali del GSG9, è scattata da subito per cercare i responsabili dell’attacco: Monaco è stata raccontata per diverse ore come una città completamente bloccata. Le vie di ingresso sbarrate, per le uscite posti di blocco ovunque. Diverse le vittime: 9 morti accertati (tutti giovani, il più anziano aveva 45 anni), venti i feriti, tre in gravi condizioni. Tra i morti anche l’assalitore, trovato esamine, con i segni di un singolo colpo d’arma da fuoco alla testa, a circa un chilometro dal luogo dell’attacco.

Alcune immagini circolate poco dopo i fatti, hanno mostrano un uomo con uno zaino rosso sparare indiscriminatamente sui passanti in strada, appena uscito da un McDonald’s del centro commerciale. In altre, riprese da utenti all’interno dei locali dello shopping center e poi diffuse sui social network, si vedevano diverse persone a terra, ferite. In un altro filmato ancora, forse il più significativo per fare chiarezza sulla matrice, si è sentito un uomo parlare con un altro, si sono comprese le parole “sono un tedesco”, “non ho fatto niente”, “sono nato qui”, poi l’esplosione di colpi di pistola. Non ci sono comunque, per il momento, rivendicazioni di alcun genere per l’atto terroristico. Non se ne conosce dunque il movente: unico dato certo, l’attentatore, che la polizia ha individuato come David S., era in cura per problemi psichiatrici e aveva in casa un libro sui mass shooting.

Le forze dell’ordine di Monaco hanno subito chiesto ai cittadini di allontanarsi dal centro della città, dove inizialmente era stata segnalata una seconda sparatoria, poi smentita. La polizia ha invitato la gente a restare in casa, a evitare spazi affollati e la metropolitana, che si pensava fosse stata usata dagli assalitori per fuggire, a lasciare libere le strade per facilitare le ricerche. Anche la Farnesina ha consigliato ai cittadini italiani che si trovano a Monaco di evitare spostamenti. L’area colpita dalla sparatoria è quella del villaggio olimpico del 1972, distante almeno tre chilometri dal centro cittadino, dunque queste informazioni hanno fatto supporre che le autorità tenessero azioni diffuse e coordinate su più luoghi, come quelle avvenute a Parigi il 13 novembre. A quesa allerta si aggancia l’equivoco di diverse ore sul numero dei terroristi: le segnalazioni di spari anche in altre aree della città, man mano rivelatesi false, e i racconti dei testimoni di un’auto fuggita dal centro commerciale a gran velocità, hanno indotto la polizia a pensare ad un’azione multipla condotta da più persone.

Appena ventiquattro ore prima, il ministro dell’Interno tedesco, Thomas de Maziere, aveva messo in guardia sulla possibilità che il paese diventasse teatro di attacchi terroristici, parlando in riferimento all’attentato di Wurzburg, dove Riaz Khan Ahmadzai, un rifugiato di 17 anni che vive con una famiglia affidataria in Germania, ha cercato di uccidere diverse persone a colpi d’ascia all’interno di un convoglio prima di essere ucciso dalla polizia.

 

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