Giorni decisivi per il processo Vatileaks. Oggi, 4 luglio, il Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano, ossia il “pubblico ministero” papale Gian Pietro Milano, terrà la sua requisitoria e poi, salvo sorprese e ritardi, i giorni successivi saranno dedicati alle arringhe dei difensori dei cinque indagati (i giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, la pierre calabrese Francesca Immacolata Chaouqui, il monsignore spagnolo targato Opus Dei Lucio Angel Vallejo Balda, l’informatico Nicola Maio). Poi verrà emessa la sentenza che chiuderà la seconda edizione di Vatileaks con le sue fughe di documenti, sottovesti, confessioni, colpi di scena e soprattutto due volumi, Avarizia di Fittipaldi e Via Crucis di Nuzzi, nati dai documenti riservati filtrati dal Portone di Bronzo.

A questo punto, però, bisogna capire che cosa succederà agli imputati. Perché tutto sommato il processo potrebbe chiudersi in tre modi:

1. Condanna per tutti quanti, senza grazia. In questo caso la Santa Sede da un lato darebbe un duro segnale ai corvi e ai leakers decisi a fare uscire documenti più o meno riservati. Un bel colpo interno; che però sarebbe ampiamente superato dallo scandalo causato da una tale decisione. Pensate: verrebbero condannati due giornalisti (e la libertà di stampa?), una madre di famiglia (Chaouqui ha partorito in questi giorni suo figlio Pietro), un informatico (Maio) e Balda, per quanto autore di un dossier-confessione che è stato particolarmente contestato e discusso, tanto da suscitare la veemente risposta della Chaouqui via Facebook. Insomma, una vittoria di Pirro per il Vaticano, peraltro accusato di ipocrisia: come si fa a condannare cinque persone al carcere in un anno Giubilare, che per definizione è dedicato al perdono (quest’anno, poi, alla Misericordia) e che per giunta nella tradizione ebraica da cui discende era l’anno di liberazione dei carcerati? Un controsenso. E poi: non avendo il Vaticano strutture adeguate per la detenzione, la pena dei condannati dovrebbe essere scontata in Italia. Questione che porterebbe a non poco imbarazzo il nostro governo, a questo punto indicato come esecutore di una sentenza quantomeno discutibile e che per tutta la durata della vicenda ha tenuto un imbarazzato silenzio (con una sola eccezione)  specie sul tema della possibile estradizione di Nuzzi e Fittipaldi qualora si fossero rifiutati di farsi processare;

2. Appello del processo alla Corte d’Appello vaticana. In questo caso la vicenda andrebbe alle calende greche, prolungandosi nel tempo con risultati imprevedibili;

3. Grazia per tutti i condannati. Qui il discorso si fa complicato. Intanto perché è tradizione chiedere la grazia papale dopo aver manifestato il proprio pentimento. Dubitiamo che parte degli imputati si senta pronto a fare atto di contrizione ed a chiedere perdono al Papa, che quindi non sarebbe in grado di concedere la grazia. Va anche detto, però, che la potestà del Papa è piena, suprema e immediata (contro le sue decisioni non è ammesso ricorso), per cui potrebbe tranquillamente intervenire anche adesso chiudendo il processo d’imperio. Vedremo che cosa succederà.

Lo scenario, per adesso, è aperto. Certo è che anche Vatileaks 1 si chiuse con una condanna e successivo perdono del maggiordomo infedele Paolo Gabriele, graziato da Benedetto XVI. Ma la domanda si ripropone: che efficacia può avere l’intervento della magistratura vaticana se poi viene vanificato dalla grazia per i condannati? E se questo si verifica per ben due volte, non contribuisce semmai a costruire un clima di presunzione d’impunità?

Condividi tramite