Il progetto del governo Renzi per la realizzazione della rete pubblica in fibra ottica ha passato l’esame della Commissione europea. Gli operatori hanno tempo fino al 18 luglio per presentare la domanda per partecipare al bando che affiderà la concessione di costruzione e gestione dell’infrastruttura passiva a banda ultralarga nelle aree bianche delle prime sei regioni che inaugureranno il piano del governo Renzi.

Ecco chi parteciperà ai bandi, la strategia dei principali operatori e i limiti alla effettiva realizzazione delle infrastrutture.

L’OK DELL’UE

Il piano per connettere in modo veloce il paese, del valore complessivo di 4 miliardi di euro, non rappresenta una forma di aiuto di Stato, ha detto Margrethe Vestager, commissaria europea responsabile della politica della concorrenza, che ha valutato il progetto alla luce delle linee guida del 2013 per le reti a banda larga affinché il finanziamento pubblico non si sostituisca agli investimenti privati. Tali norme, secondo la Commissione, puntano ad assicurare “che altri prestatori di servizi possano utilizzare l’infrastruttura finanziata pubblicamente su base non discriminatoria. Ciò protegge la concorrenza effettiva, un fattore essenziale per gli investimenti e prezzi e qualità migliori ai consumatori e imprese”.

I PIANI DI ENEL

Il piano del gruppo guidato dall’ad, Francesco Starace, che prevede di portare la banda larga in Italia nelle 224 città che appartengono alle aree ad alta redditività (A e B), dovrebbe costare ad Enel Open Fiber 2,5 miliardi di euro. La cifra, però, potrebbe crescere fino a 4 miliardi se Enel dovesse anche aggiudicarsi la realizzazione della banda larga per le aree B residue, per le aree C e per le zone D, ovvero quello a fallimento di mercato. A finanziare il piano di Enel Open Fiber per la banda ultralarga potrebbe intervenire tra gli altri anche la Banca europea per gli investimenti. “La banda larga è uno dei settori prioritari di intervento della Bei – ha affermato al Sole24ore il vicepresidente Dario Scannapieco -. Abbiamo già finanziato diversi progetti in Italia, anche quelli di Telecom. Ci sono contatti, ma al momento è ancora prematuro parlarne. Vediamo come sarà la struttura finanziaria dell’operazione che sta progettando Enel e poi decideremo”.

Intanto l’accordo Metroweb-Enel non è ancora ufficiale. La società elettrica ha reso noto che il periodo di negoziazione in esclusiva con F2i Sgr e CDP Equity/FSI Investimenti (soci di Metroweb Italia) per l’eventuale integrazione tra la controllata Enel Open Fiber e Metroweb, è stato prorogato sino al 20 luglio. La scadenza originaria era stata fissata al 3 luglio.

LA STRATEGIA DI TELECOM

Ma la scelta di Metroweb a favore di Enel ha cambiato i piani di Telecom, interessata adesso ad investire anche nelle zone a fallimento di mercato: “Telecom è in vantaggio nella realizzazione della rete in fibra ottica. Parteciperemo a tutti i bandi per la banda ultralarga nelle aree C e D”, ha affermato il presidente di Telecom, Giuseppe Recchi (nella foto), invocando al contempo un contesto regolatorio uguale per tutti: “Più concorrenza nelle infrastrutture migliora la capacità di copertura e va a beneficio del Paese. Ma è importante che tutti siano messi nella stessa posizione per competere”.

I RISCHI LEGATI ALLA CONCORRENZA

A sottolineare i possibili rischi di concorrenza sleale o di interessi incrociati è stato in un’intervista a Formiche.net Federico Protto, amministratore delegato di Retelit, uno dei principali operatori italiani di servizi dati e infrastrutture per il mercato delle telecomunicazioni: “Va benissimo che ci sia una Enel open fiber – ha affermato l’ad – ma se essa porta la fibra laddove Telecom ha scelto di non andare, Enel dovrà mettere quell’infrastruttura a sua disposizione in condizioni non discriminatorie rispetto al trattamento che riserverà a Vodafone, Wind, ecc. La concorrenza dunque va fatta sui servizi, altrimenti Telecom si troverà a fare una rete alternativa per veicolare i suoi”.

LA CAPACITÀ REALIZZATIVA

Ma oltre ai possibili problemi legati alla concorrenza, esistono dei limiti oggettivi. A pochi giorni dalla pubblicazione del primo bando Infratel in sei regioni, che mette sul piatto 1,4 miliardi di euro per portare la fibra ottica a 6,5 milioni di cittadini nelle zone a fallimento di mercato, dove l’infrastruttura rimarrà dello Stato, Raffaele Tiscar, vicesegretario generale di Palazzo Chigi, ha espresso dubbi sul fatto che ci sia la capacità realizzativa necessaria per chiudere nel 2020. Per Tiscar “la velocità dell’implementazione è una cosa doverosa” ma bisogna essere molto realisti: “Teniamo in considerazione che il fatto di non aver investito per così tanti anni ha disperso le migliori competenze. Questo è un problema, perché già per implementare il progetto oggetto del bando di gara, ci vogliono gli ingegneri, e non è che ci siano centinaia di progettisti a spasso che sanno fare le reti in fibra ottica”, ha detto il vicesegretario generale di Palazzo Chigi in un recente convegno.

I BANDI E LA NEUTRALITÀ TECNOLOGICA

Bruxelles ha rilevato che la strategia dell’Italia comporterà la concessione di aiuti di Stato mediante gare di appalto aperte conformi alla normativa italiana e dell’Unione in materia di appalti pubblici e rispettose del principio della neutralità tecnologica. I bandi mettono sul piatto subito 1,4 miliardi di euro per coprire 6,5 milioni di cittadini entro il 2020, in sei regioni: Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto. “Il criterio di aggiudicazione – si legge sul sito di Infratel – sarà quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo”. La scadenza del termine per la presentazione delle domande è fissata al 18 luglio. Il governo ha annunciato che entro l’estate arriveranno i successivi bandi per le restanti regioni.

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