Le Punture di Spillo di Giuliano Cazzola

‘’Dal 2008 al 2014 sono stati distrutti in Italia circa due milioni e mezzo di posti di lavoro (per la precisione 2.453.000), tre su quattro dei quali (1.840.000) per la chiusura di imprese che erano attive nel 2008 e il restante 25% (613.000) per riduzioni nella dimensione di imprese che hanno continuato ad essere in vita in tutto questo periodo. Al contempo sono stati creati circa 2,2 milioni di posti di lavoro (2.236.000), di cui poco più della metà (1.170.000) per via della nascita di nuove imprese e la parte restante per l’espansione di imprese che erano già attive nel 2008. Il forte turnover delle imprese negli anni della crisi ha comportato una loro maggiore concentrazione. La dimensione media delle imprese è aumentata passando da 68 a 74 addetti per impresa’’. Il brano è tratta dalla relazione istituzionale del presidente dell’Inps, Tito Boeri. E dimostra che, per quanto grave e duratura, la crisi non è una ‘’notte in cui tutte le vacche sono nere’’, ma l’occasione per grandi trasformazioni della struttura economica, produttiva e sociale di un Paese.

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All’indomani della tragedia ferroviaria avvenuta in Puglia, Raffaele Cantone, nel presentare il Rapporto dell’Autorità da lui autorevolmente  presieduta, ha affermato – se la sintesi dei media è stata onesta – che le opere pubbliche non si realizzavano  per colpa della dilagante corruzione. Se ben interpretiamo queste considerazioni vien fatto di dire che – essendoci una diffusa pratica di imbrogli, favori e mazzette – la magistratura inquirente è costretta ad intervenire e a bloccare gli appalti. Certo, sarà così – non lo mettiamo in dubbio – nella maggior parte delle situazioni oggetto di indagini. Ma non esiste, forse, anche un ‘’pregiudizio’’, diffuso nelle Procure, in forza del quale ogni appalto pubblico è inquinato dalle tangenti o quanto meno da quel sarchiapone giustizialista definito ‘’traffico di influenze’’; tanto che viene persino invertito l’onere della prova e occorre dimostrare di essere innocenti? Quante sono le clamorose inchieste, accompagnate da un incredibile battage mediatico, che alla fine si sono perse per strada?

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Urbano Cairo entra nel salotto buono di RCS e diventa l’editore – niente meno – del Corriere della Sera. Complimenti. Al suo posto, però, mi guarderei alle spalle e …. smetterei di telefonare. Non si conquista impunemente il ‘’sancta sanctorum’’ del potere in Italia. Via Solferino è piena di cadaveri di quanti hanno tentato l’azzardo fatale

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