Per Monte dei Paschi di Siena, si sta correndo ai ripari in vista dei risultati degli stress test europei che saranno annunciati alle ore 22.00 di venerdì 29 luglio. Ma se l’istituto senese rientra nella tornata di esami dell’Eba e della Vigilanza della Bce sulle 53 banche europee di dimensioni maggiori, tra cui cinque italiane (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Popolare, Ubi e appunto Mps), sarà effettuato anche uno stress test parallelo sui gruppi di media dimensione. In questo caso, i riflettori sono puntati di Carige, l’istituto genovese che proprio con Mps non aveva superato gli stress test della fine del 2014 e che, di nuovo con il gruppo toscano, aveva dovuto subito dopo lanciare un aumento di capitale.

CHE SUCCEDE A GENOVA

Ma che sta succedendo a Genova in vista degli esami europei sui cui risultati si alzerà il velo il 29 luglio? Va innanzi tutto evidenziato che negli ultimi tempi c’è stato un confronto serrato – in genovese qualcuno li potrebbe chiamare “mugugni”, cioè lamentele – tra Carige e le autorità europee. Come riferito da Luca Davi sul Sole 24 ore del 20 luglio, “la banca genovese avrebbe contestato a Francoforte la metodologia applicata nell’implementazione dei test e i risultati conseguenti. Esercizi che, come noto, mettono alla prova la tenuta patrimoniale delle maggiori banche europee in due scenari economici ipotetici disegnati dall’Autorità bancaria europea, uno di base e uno avverso”. Secondo Davi, “nel mirino, ci sarebbe soprattutto l’applicazione sul bilancio di alcuni criteri – come possono essere ad esempio le perdite attese sul portafoglio crediti o le prospettive sulla marginalità – ritenuti eccessivamente penalizzanti, soprattutto nel quadro di uno scenario economico estremo. L’istituto avrebbe dunque contestato le pagelle Bce, che comunque non prevedono un’asticella patrimoniale minima e non saranno comunicate al mercato. E avrebbe manifestato tutte le sue perplessità chiedendo l’applicazione di alcuni correttivi che produrrebbero risultati del tutto differenti rispetto a quelle della Vigilanza”. I più pessimisti ritengono quindi che la banca stia giocando di anticipo per prevenire un eventuale risultato negativo dei test.

I PRECEDENTI

Non è la prima volta che Carige si confronta con le autorità europee. Dall’inizio dell’anno, è già successo sul piano industriale. Il 29 giugno, infatti, Carige ha varato il nuovo piano industriale al 2020, che si pone come obiettivi quelli di dimezzare il portafoglio di crediti deteriorati entro la fine del 2017 e di tornare all’utile l’anno successivo. Il progetto, che per forza di cose ha dovuto incassare il via libera della Bce, è stato messo a punto dalla nuova gestione della banca. Va infatti ricordato che, dopo l’assemblea dei soci del 31 marzo e a seguito della richiesta di discontinuità arrivata a febbraio dalla famiglia Malacalza, azionista di controllo, l’istituto genovese è guidato dal presidente Giuseppe Tesauro e dall’amministratore delegato Guido Bastianini, che hanno sostituito rispettivamente Cesare Castelbarco Albani e Piero Montani. Si diceva, dunque, che il nuovo piano industriale della banca è frutto del lavoro del nuovo management. Ma da alcune dichiarazioni pubbliche rilasciate il 30 giugno da Bastianini è emersa una certa irritazione nei confronti della Bce: durante la stesura del piano industriale, ha detto l’ad, ci sono stati con la Bce “colloqui ogni dieci giorni e loro hanno capito le intenzioni del board di Carige ma ovviamente qualche differenza c’è stata, non è che si può gestire un’azienda con foglio Excel da Francoforte”. Bastianini è poi sceso nel dettaglio dei problemi: “La Bce ci ha chiesto un nuovo piano industriale con un tempo irragionevolmente breve, cioè di farlo in poche settimane dopo l’insediamento del nuovo board. Alla fine il dialogo ha portato a un mese in più per rifare il piano, un tempo comunque irragionevole con il rischio di non far le cose con la consapevolezza completa”. Insomma, i nuovi timonieri di Carige avrebbero desiderato più tempo per mettere a punto il nuovo piano: si parla di almeno tre mesi, rispetto ai soli 30 giorni concessi da Francoforte.

NODO AUMENTO

Non solo. Sempre il 29 giugno, in occasione della presentazione del nuovo piano industriale, Bastianini ha precisato che esso “non prevede misure sul capitale che saranno prese in considerazione soltanto se rese necessarie”. Una frase sibillina che sembra lasciare intendere che l’istituto genovese varerà eventuali ricapitalizzazioni solo se costretto dalle autorithy europee competenti. Sul tema è tornato il 24 luglio, in una intervista al Secolo XIX, il presidente Tesauro che, interpellato sulla possibilità che a seguito degli esiti degli stress test possa essere necessario un nuovo aumento di capitale, ha risposto: “Vedremo se sarà necessario, se lo sarà l’assemblea degli azionisti lo deciderà”. Il presidente di Carige ha, inoltre, confermato la dialettica “accesa” con la Bce dell’ultimo periodo: “Al netto delle chiacchiere è vero che negli ultimi quattro mesi abbiamo avuto un confronto costante con Francoforte. Naturalmente capita che i punti di vista non collimino del tutto, ma se non fosse così, che dialogo sarebbe?”.

NODO ATLANTE

C’è poi un altro aspetto da tenere in considerazione: al pari di Mps, Carige, come da piano industriale, ha necessità di sgravarsi di un bel po’ di crediti deteriorati, così da alleggerire il bilancio e allontanare il più possibile lo spettro di un nuovo aumento di capitale. Nei mesi scorsi, però, la banca ha rifiutato una proposta del fondo americano Apollo, intenzionato a pagare poco meno del 20% del valore originario per rilevare quei prestiti (e anche, in un secondo momento, per mettere le mani su tutta la banca): una valutazione in linea con quelle del mercato ma che i vertici dell’istituto ligure hanno deciso di rifiutare, nella speranza di potere cedere gli npl a un prezzo più alto. Il problema è che l’unico soggetto al momento disposto a comprare npl a un prezzo superiore a quello di mercato al momento sembra essere il fondo di sistema Atlante, gestito dalla Quaestio di Alessandro Penati. Ma Atlante sta finendo le munizioni proprio con l’acquisto delle sofferenze di Mps. Per capire in quale direzione si muoverà Carige è dunque fondamentale comprendere se il fondo riuscirà a reperire nuove risorse, magari tra le casse di previdenza.

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