Gli approfondimenti a puntate del prof. Carlo Fusaro, professore di diritto elettorale e parlamentare presso la Scuola “C. Alfieri” dell’Università di Firenze

Molti anni fa (si era precisamente nel 1992) un presidente del Consiglio italiano, alle prese con l’ennesima crisi che avrebbe portato a un’altra clamorosa svalutazione della lira (l’ultima prima dell’euro) disse: “Con le riforme costituzionali non si mangia”.

Aveva torto e aveva ragione al tempo stesso. Aveva ragione nel senso che voleva dire che cambiare il sistema politico-istituzionale di per sé non basta a garantire ciò che in ultima analisi tutti vogliamo: più risorse, risorse più equamente distribuite fra le classi sociale e fra le diverse aree del Paese, risorse meglio spese da una pubblica amministrazione più efficiente, servizi di qualità più elevata, ambiente meglio tutelato, giovani meglio formati e più elevata produttività complessiva, più opportunità di lavoro e di crescita personale, più parità fra i genere, più giustizia, e così via. Tutto quello che chiamiamo “alta qualità della vita”.

Aveva torto però dando l’impressione di sottovalutare che un sistema politico-istituzionale (governo, Parlamento, istituzioni territoriali e pubblica amministrazione, partiti) che funzionino meglio (più rapidi nel decidere, più trasparenti, più responsabili) sono la necessaria premessa, sono la condizione per poi fare tutto il resto. O per dirla in altri termini: senza esecutivi stabili, senza politiche coerenti e di medio (e possibilmente lungo) periodo, senza processi decisionali al passo dei tempi della globalizzazione e dell’Europa (quando funziona), è semplicemente impossibile conseguire i risultati concreti che sono in ultima analisi ciò che i cittadini vogliono.

Quindi alla domanda di cui sopra si può rispondere: a me come cittadino ne dovrebbero venire istituzioni di governo e rappresentative più funzionali, procedure meno complesse, tempi di decisione più ristretti, più possibilità di partecipazione incisiva, meno costi della politica (a partire dai famosi 220 parlamentari in meno = -23.3%). Magari non basta, magari domani si potrà fare ancora di più: ma è un bell’inizio… a 70 anni dalla Costituzione e a 35 da quando si è cominciato a parlarne.

Dodicesimo di una serie di approfondimenti. Qui si può leggere il primo, qui il secondo, qui il terzo, qui il quarto, qui il quinto,qui il sesto, qui il settimo, qui l’ottavo, qui il nono, qui il decimo, qui l’undicesimo. Qui si può leggere il testo completo.

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