Alla fine la sentenza è diventata esecutiva. Monsignor Lucio Vallejo Balda, uomo dell’Opus Dei ed ex Segretario della Prefettura per gli Affari Economici della Santa Sede, nonché già membro della COSEA, la Commissione per la riforma delle finanze papali, condannato al termine del processo Vatileaks 2 a 18 mesi di reclusione, è entrato in carcere la sera del 22 agosto scorso: sono decorsi infatti i 45 giorni previsti dalla legge vaticana perché una sentenza non impugnata passi in giudicato. Carcere vaticano, carcere papale per capirci: dove il regime non è così “pesante” come può ad esempio essere in un carcere italiano. Ma, certo, l’aria condizionata non c’è.

GLI EX IMPUTATI

Il processo Vatileaks 2 ha coinvolto 5 imputati: Balda, la pierre calabrese Francesca Immacolata Chaouqui, l’informatico Nicola Maio e i giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi. L’unico condannato è stato Balda, mentre Chaouqui è stata condannata a 10 mesi con pena sospesa per 5 anni. Nel caso del monsignore spagnolo la condanna a 20 mesi di carcere è stata motivata dalla divulgazione dei documenti: è stato lui insomma a dare (per Chaouqui, dice la sentenza, le risultanze processuali “non evidenziano sufficientemente che l’imputata abbia rilevato notizie o documenti di cui è vietata la pubblicazione, ma dimostrano il concorso nel reato commesso da Balda”), le carte ai giornalisti perché scrivessero i loro volumi, presto diventati best seller in libreria. Dopo le ore di attesa e ansia degli imputati, la sentenza è arrivata. Ed è arrivata mandando quasi tutti assolti, eccetto appunto Balda.

IL CROLLO DELLE ACCUSE

Era un castello accusatorio, quello del promotore di giustizia vaticano (l’equivalente papale del nostro PM) Giampiero Milano, che il presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Dalla Torre del Tempio di Sanguineto (si chiama proprio così) ha smontato punto per punto: Nuzzi e Fittipaldi non avrebbero dovuto, ad esempio, essere processati perché in difetto di giurisdizione. La giustizia vaticana, cioè, non avrebbe neanche dovuto portarli in tribunale per essere giudicati: pesante sconfessione degli inquirenti; per quanto riguarda gli altri, come si è detto, il tribunale non ha rilevato il reato di associazione a delinquere per Chaouqui e Balda.

TRE USCITE PER UNA PENA

Adesso viene la parte più interessante: perché la pena va scontata. Certo, celebrare il Giubileo della Misericordia con un uomo in carcere è un controsenso per la Chiesa: ma bisogna capire se Balda resterà nelle carceri vaticane, scontando quindi i previsti 18 mesi; oppure se, in esecuzione del Concordato (è una possibilità), verrà affidato alla giustizia italiana. In questo caso verrebbe scarcerato subito: in Italia non si va in carcere per condanne sotto i 3 anni. Terza possibilità: il Papa potrebbe scegliere adesso di graziare il monsignore spagnolo. Ma è da vedere.

LA REAZIONE DI CHAOUQUI

Balda, che aveva già vissuto i giorni dopo la sentenza (emessa il 7 luglio scorso) in semilibertà in Vaticano, è stato riarrestato il 22 agosto scorso, come dicevamo. Ma c’è chi picchia duro sul condannato: è proprio la Chaouqui, che dalla sua pagina Facebook lancia i suoi strali telematici. Ecco che cosa scrive:

Stamattina mi sono svegliata con una buona notizia in rassegna: Balda è stato portato di nuovo in cella: gli è stato tolto il telefono per l’ennesima volta e già da una settimana è in cella dopo che per quasi due mesi ha scorrazzato per il Vaticano come se fosse in vacanza e non in semilibertà. Fermando la gente per chiacchierare, facendosi il profilo Facebook e continuando a macchinare chissà cosa con il suo astrologo, l’agente televisiva e quella disperata dell’avvocato Zaccaria che si è pure beccata una querela ed una figuraccia rara.
E dopo aver sistemato in un colpo solo monsignore, legale e compagnia cantante, Chaouqui continua:

Nessuna pietà per Balda dunque. Di nuovo in cella senza aria condizionata, senza TV. 
Lui che sperava di essere fuori in una settimana dopo il processo. Vedete Balda non sarà scarcerato, non riceverà nessuna grazia per due ragioni ci sono i processi per le querele che gli ho fatto che dovrà affrontare e c’è che il suo atteggiamento disgusta il Vaticano: lo condannano e lui si apre un profilo Facebook e parla con la sua cricca, passeggia come se fosse in vacanza con la sfacciataggine di chi non si è pentito dello schifo dove ha trascinato la sede apostolica.

Ancora:

Fatto sta che quando torno cominciano i processi per le querele e lui Dovrà risarcirmi di tutte le bugie che ha raccontato. Un pezzetto per volta e farò in modo che il baby-doll sia l’unico indumenti che resti a lui per coprirsi. Per ora si goda il carcere, e un caro saluto all’avvocato Zaccaria che visto che è così brava e competente potrebbe andare a tirarlo fuori.

Se queste sono le premesse, le sorprese non mancheranno.

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