Il punto di Federico Fornaro

Estate infuocata per il Monte dei Paschi di Siena. Dopo il fallimento degli stress test europei di luglio, le incognite al piano di sicurezza messo a punto dai consulenti di Jp Morgan e Mediobanca, come più volte sottolineato da Formiche.net, non mancano. E, come se non bastasse, si aggiungono pure i guai giudiziari.

LA MOSSA DELLA PROCURA

La notizia di questi ultimi è giunta come un fulmine a ciel sereno nella giornata del 18 agosto. La procura di Siena, nel dettaglio, ha aperto un’inchiesta indagando, per falso in bilancio e manipolazione di mercato, l’ex presidente Alessandro Profumo, attuale presidente di Equita, e l’attuale amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola. L’inchiesta ipotizza una rappresentazione non corretta dei derivati cosiddetti Alexandria e Santorini nei bilanci dal 2011 al 2014. L’autore dell’esposto è Paolo Emilio Falaschi, che il 19 agosto ha rilanciato chiedendo alla Bce di collocare il gruppo senese in amministrazione controllata, accusando gli stessi Viola e Profumo di essere stati informati dagli ispettori di Bankitalia, fin dai primi mesi del loro arrivo, nel 2012, dei problemi legati al bilancio per Alexandria e Santorini. L’ad Viola, che si è detto “fiducioso nella magistratura”, perché “abbiamo sempre operato in trasparenza”, ha sottolineato che la mossa della procura senese è solo “un atto dovuto” dopo la presentazione dell’esposto.

IL CROLLO DI BORSA

Sullo sfondo resta il piano per mettere in sicurezza la banca. Un piccolo riepilogo: Mps deve in prima battuta cedere un maxi pacchetto di sofferenze dal valore lordo di 27,7 miliardi di euro e al prezzo di 9,2 miliardi (10,2 il valore netto nel bilancio della banca) e procedere subito dopo con un aumento di capitale da 5 miliardi. Tra le incertezze legate al piano e le questioni giudiziarie, si registra il crollo delle azioni in Borsa, che il 19 agosto hanno rinnovato i minimi storici in area 0,23 euro l’una. E il problema è che più i titoli dell’istituto senese in Borsa scendono e più crescono le preoccupazioni sull’aumento di capitale da 5 miliardi che dovrà essere completato tra ottobre e novembre, pena il rischio che la banca possa essere messa in risoluzione con le regole del bail-in (che penalizzano azionisti e obbligazionisti).
Nei giorni dopo Ferragosto, a Piazza Affari, le banche italiane, il settore più rappresentato nel listino italiano, sono tornate nel mirino delle vendite. Non soltanto il settore continua a essere zavorrato dal nodo dei crediti deteriorati (problema rispetto al quale ha appena messo in guardia anche la Bce), ma analisti e osservatori adesso cominciano a ritenere che, in generale, sull’intera Borsa nostrana possa pesare l’incertezza politica legata al referendum costituzionale di ottobre. In questo contesto Mps, proprio per il fatto di non avere superato gli stress test di luglio e di avere dovuto mettere a punto un piano di salvezza ancora da implementare, appare l’istituto più fragile e quindi più penalizzato dalle vendite.

IL PIANO INDUSTRIALE

Nei giorni scorsi, il Sole 24 ore riferiva che a settembre il Monte presenterà il nuovo piano industriale. Scrive Luca Davi sul quotidiano di Confindustria del 17 agosto: “Le linee guida dovrebbero essere presentate al mercato entro metà settembre. Si prospetta dunque una lotta contro il tempo: c’è un mese per stilare un business plan strutturato, che nelle attese dovrà puntare a garantire una maggiore redditività tramite la focalizzazione sulla digitalizzazione e sul segmento alle Pmi. L’altra gamba del piano è quella della riduzione dei costi, da raggiungere tramite un alleggerimento della rete distributiva. Non sarà facile trovare il punto di equilibrio tra le diverse esigenze. Anche perché, proprio sui costi l’attuale management guidato da Fabrizio Viola ha già fatto molto, riducendo i costi operativi da 3,4 a 2,6 miliardi nel giro di 4 anni”. Gli analisti di Banca Imi sottolineano come la tempistica della presentazione del piano indicata sia “un po’ più breve di quanto atteso, mentre i contenuti appaiono in linea con le nostre attese. Continuiamo a vedere – aggiungono da Banca Imi – un significativo rischio di esecuzione nell’aumento di capitale da 5 miliardi euro (cruciale per la realizzazione dell’intero piano industriale) alle attuali condizioni di mercato”.

NUOVI CONSULENTI

Il Sole 24 ore rivela, inoltre, il nome della società di consulenza che sta aiutando il Monte a predisporre il nuovo piano industriale: McKinsey. Si tratta, tanto per fare un esempio, della società dove si sono formati manager e banchieri italiani molto noti come Alessandro Profumo, che fino a non molto tempo fa era presidente della stessa Mps, e Corrado Passera, che nei giorni scorsi, con un colpo di scena, ha presentato un piano di rilancio per la banca senese, che però è stato rifiutato dal consiglio di amministrazione.
McKinsey si aggiunge così alla già nutrita lista di consulenti di Mps, tra l’altro ben remunerati. In proposito, va ricordato che l’8 agosto l’agenzia Reuters scriveva che “il piano di emergenza, disegnato da Mediobanca e Jp Morgan per salvare la banca, costerà a Siena circa 250 milioni di euro di commissioni di underwriting (sottoscrizione, ndr) per il previsto aumento da 5 miliardi, secondo tre fonti coinvolte nell’operazione. Questa cifra si somma ai circa 400 milioni di euro che la banca ha pagato negli ultimi due anni per altri aumenti di capitale e rende Mps uno dei maggiori pagatori di commissioni in Europa. Non ci sono certezze – aggiunge Reuters – che il piano proposto vada in porto e che quindi le commissioni vengano effettivamente pagate, ma se avesse successo, Monte dei Paschi, che capitalizza circa 800 milioni di euro, ne avrà pagati circa 1.000 di fee”.

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