Come voteranno i cattolici al referendum? I Sì, i No e i Ni

Come voteranno i cattolici al referendum? I Sì, i No e i Ni
Dalle Acli per il Sì al fronte del No che unisce Mcl, dossettiani e Family Day, fino ad Azione Cattolica, CL e Focolarini che non si schierano. Viaggio tra i movimenti cattolici in vista del 4 dicembre

Se c’è un elemento che unisce il variegato mondo cattolico italiano nei confronti del referendum costituzionale, è la voglia di andare oltre il botta e risposta continuo di giornali e web entrando nel merito della riforma. Qualche mese fa Formiche.net aveva fatto una prima rassegna per capire cosa bolle in pentola nel fronte cattolico. E’ arrivato il momento di tornare ad annusare l’aria.

LE PAROLE DEL VICE DI BAGNASCO E LA RIVISTA DEI GESUITI

La posizione della Cei non è cambiata. I vescovi italiani non si schierano per il Sì o per il No ma invitano i fedeli a informarsi e a partecipare alla consultazione. Lo stesso Forum Famiglie vicino alla Conferenza episcopale, si è limitato a dire di non voler boicottare il referendum senza però parteggiare. Anche se la rivista dei gesuiti Civiltà cattolica diretta da don Antonio Spadaro, in un articolo di padre Francesco Occhetta, auspicava l’approvazione della riforma nella consultazione del 4 dicembre.
Inoltre negli scorsi giorni sul Fatto Quotidiano è apparsa un’intervista a monsignor Franco Giulio Brambilla, il vescovo di Novara e vicepresidente della Cei per il Nord Italia che secondo ItaliaOggi potrebbe addirittura prendere il posto del cardinale Angelo Bagnasco alla guida dell’organizzazione. “Anche se non mutano le linee di fondo – ha detto monsignor Brambilla – , cambia il congegno della forma governo che spesso ha reso lento il processo legislativo e ha ridotto la governabilità del Paese”. E ancora: “I laici cattolici competenti dovrebbero scendere in campo con una sana discussione, rinverdendo i tempi dell’appassionata partecipazione alla formazione della Carta costituzionale”.

CHI E’ A FAVORE DELLA RIFORMA

Non sono molte le organizzazioni cattoliche in campo per il Sì. Tra queste però spuntano le Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani), la cui presidenza qualche giorno fa ha diramato un documento in cui sostiene che “le direttrici di fondo della riforma siano del tutto positive e largamente condivise, che sarà necessario proseguire con una manutenzione costituzionale e che, pertanto, una vittoria del Sì potrà permettere il proseguimento di una stagione di riforme”.
Ci sono poi due comitati pro Sì vicini ai partiti di centro pronti a intercettare voti cattolici per una riforma che, peraltro, porta la firma di due politici cattolici come il premier Matteo Renzi e la ministra Maria Elena Boschi. Oltre alla componente cattodem del Pd, sono due i principali gruppi di riferimento: il comitato Insieme per il Sì lanciato da Area Popolare sponda Nuovo Centrodestra, dove figurano esponenti ciellini come il capogruppo di Ap alla Camera Maurizio Lupi e il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, e il comitato Centristi per il Sì lanciato dal’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini e da quel pezzo di Udc che l’ha seguito (qui l’evento di inaugurazione del comitato raccontato da Formiche.net).

L’AGGUERRITO (E MULTIFORME) FRONTE DEL NO

Il fronte del no cattolico è particolarmente affollato e composito. Si va dai Comitati Dossetti di Raniero La Valle e dell’ex presidente della Consulta Valerio Onida, da cui poi è scaturito il comitato Cattolici del No con all’interno anche padre Alex Zanotelli, fino al comitato Famiglie per il No promosso da numerosi esponenti del Family Day tra cui il neocatecumenale Massimo Gandolfini, portavoce del comitato Difendiamo i nostri figli e strenuo oppositore delle politiche del Governo Renzi. Ad animare le Famiglie per il No c’è un altro neocatecumenale come Filippo Savarese, portavoce dei Generazione Famiglia – La Manif pour Tous. A tal proposito, sabato 12 novembre all’ex Domus Pacis a Roma il comitato Famiglie per il No terrà un’iniziativa dal titolo “Famiglie e lavoratori insieme per il No alla riforma costituzionale” insieme al Movimento Cristiano Lavoratori presieduto da Carlo Costalli. Mcl da tempo è critica con il governo e ha espresso rilievi anche sulla Legge di Bilancio: “Una finanziaria che assomiglia a un libro dei sogni, soprattutto per alcuni. Un piano di bonus e incentivi – da quelli in favore dei pensionati alle tante agevolazioni per gli immobili, per fare solo alcuni esempi – che tuttavia speriamo abbiano adeguate coperture di spesa. Non vorremmo, infatti, che ancora una volta, come già avvenuto in passato, la manovra comportasse un ulteriore aumento del debito, che finirebbe inevitabilmente col ricadere sui nostri giovani, già tanto penalizzati da politiche poco attente nei confronti delle future generazioni che rappresentano il futuro del Paese”.

COSA DI DICE IN ALLEANZA CATTOLICA E FRA ALCUNI CIELLINI

Figura nel fronte del No anche Alleanza Cattolica, che annovera tra i suoi esponenti il magistrato ed ex sottosegretario alla Giustizia Alfredo Mantovano. Tornando invece al No espresso da sinistra, guai a dimenticare un ecclesiastico di punta del cattolicesimo democratico come don Giovanni Nicolini, già direttore della Caritas di Bologna, che scomoda il compianto don Giuseppe Dossetti per motivare l’opposizione a questa riforma. Infine anche il manifesto “Non solo no” lanciato dal settimanale di area ciellina Tempi riunisce alcuni importanti rappresentanti del cattolicesimo italiano: l’ex leader laico di Cielle Giancarlo Cesana e un altro ciellino storico di Milano come Giuseppe Zola, oltre all’ex direttore di Tempi e ora consigliere di Fi sotto la Madonnina, Luigi Amicone.

COSA DICONO AZIONE CATTOLICA E CL DI CARRON

Chiudono il cerchio quelle organizzazioni che hanno deciso di non schierarsi, pur esprimendo giudizi sulla consultazione. E’ il caso, ad esempio, dell’Azione Cattolica Italiana che tramite il presidente Matteo Truffelli ha preso le distanze dalla politicizzazione del referendum proponendo l’organizzazione di momenti di confronto per meglio potervi entrare nel merito. “A prescindere dal risultato – è la conclusione dell’intervento -, occorrerà che all’indomani di esso tutti coloro che nutrono un’autentica passione per il Bene Comune si chiedano in modo serio come riprendere insieme il discorso, nella consapevolezza che né l’approvazione né la bocciatura della riforma proposta dovrà impedire il rilancio di un processo di rigenerazione della nostra democrazia che appare ogni giorno più urgente”.
Nei giorni scorsi anche Comunione e Liberazione guidata da don Julian Carron (nella foto) ha diramato un documento dal titolo “Per recuperare il senso del vivere insieme” con il quale chiede di andare “oltre la logica del disimpegno e dello schieramento”. “Ancora prima dei giudizi di merito (…) – si legge -, nessuno può ignorare la vera urgenza del momento: la necessità, che si è fatta strada negli ultimi anni, di una maggiore stabilità ed efficienza del sistema politico a favore di migliori condizioni di vita per il cittadino e per il Paese”. Infine il Movimento dei Focolari, tramite il presidente del Movimento Politico per l’Unità Silvio Minnetti, ha stigmatizzato lo scontro ideologico tra le fazioni in campo, senza schierarsi da una parte ma auspicando una “fase costituente” fino al 2018 migliorando sia la riforma costituzionale che l’Italicum.

ultima modifica: 2016-10-25T16:55:00+00:00 da Giovanni Bucchi