Primo messaggio: “Nel 2008 – quando è cominciata la crisi – i cinque maggiori gruppi bancari avevano insieme il 22% del patrimonio del mercato, ma oggi hanno il 44%“. Secondo messaggio: “La ricchezza concentrata rappresenta un grande problema: un problema che le cooperative, dato il loro significato e la loro struttura, sono ideali per contribuire a risolvere“. I messaggi sono firmati dall’economista Robert Reich, cattedra a Berkeley, ex ministro del Lavoro di Bill Clinton che oggi sostiene sua moglie Hillary dopo aver parteggiato durante le primarie a favore di Bernie Sanders.

LE CONTRADDIZIONI

Bistrattate in Italia, ma fortemente rivalutate negli Stati Uniti. E’ beffardo il destino cui stanno andando incontro nel mondo le banche di credito cooperativo: nel Paese in cui sono nate e si sono sviluppate – il nostro – sono costrette a fare i conti con un clima crescente di diffidenza o di vera e propria ostilità, mentre negli Usa – la patria delle grandi banche d’affari, troppo grandi addirittura per fallire (“too big too fail“) – c’è persino chi le considera l’antidoto alla crisi imperante del capitalismo.

L’APPUNTAMENTO

Una situazione quasi paradossale, emersa nel corso del “Summit Internazionale delle Cooperative” che si è svolto a Quebec City in Canada dall’11 al 13 ottobre scorsi, al quale hanno partecipato oltre 3.000 rappresentanti di 93 diversi Paesi. Durante la tre giorni sono stati forniti alcuni dati sulla portata mondiale del movimento, che vanta 2 milioni e 600.000 tra cooperative e mutue, per un totale di un miliardo e 300.000 soci, e che rappresenta quasi il 15% dell’economia globale.

L’ITALIA E LE BANCHE POPOLARI

All’appuntamento canadese ha partecipato, tra gli altri, anche il presidente di Assopopolari Corrado Sforza Fogliani, che ha sfruttato l’occasione per sottolineare ancora volta le difficoltà con cui le banche del credito cooperativo stanno facendo i conti da noi. “In nessuno paese al mondo le banche territoriali incontrano l’ostilità che incontrano in Italia, a livello governativo e mediatico, per effetto dell’imperante bonapartismo economico al quale non piace la concorrenza che queste banche assicurano nei paesi in costante crescita“,  ha dichiarato Sforza Fogliani. Il riferimento è in particolare alla decisione del governo di Matteo Renzi di imporre alle maggiori popolari la trasformazione in società per azioni.

LE TEORIE DI REICH

Alla tre giorni di Quebec City hanno preso parte, inoltre, alcuni celebri studiosi statunitensi, tra cui il nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, il guru della sharing economy (e non solo) Jeremy Rifkin e l’economista Robert Reich. Quest’ultimo, in particolare, è stato protagonista di un intervento pro-cooperative nel quale è arrivato ad affermare che possano rappresentare una soluzione alla crisi globale del capitalismo.

IL CAPITALISMO IN CRISI

L’analisi dell’ex ministro del Lavoro di Bill Clinton – che oggi sostiene sua moglie Hillary dopo aver parteggiato durante le primarie a favore di Bernie Sanders – muove proprio da qui, dalla convinzione che il capitalismo stia attraversando una crisi pesantissima. A supporto di questa sua affermazione, Reich ha citato l’andamento dei salari negli Stati Uniti: una tipica famiglia americana oggi guadagna, a tal proposito, meno di quanto succedesse nel 2000 e, soprattutto, è mediamente più povera del 14% rispetto al 1984.

IL RAGIONAMENTO

In questo contesto emerge – secondo Reich – l’importanza delle cooperative: innanzitutto come strumento per dare un colpo al fenomeno dei monopoli bancari in corso a livello mondiale: “Nel 2008 – quando è cominciata la crisi – i cinque maggiori gruppi bancari avevano insieme il 22% del patrimonio del mercato, ma oggi hanno il 44%“. Un fenomeno reputato da Reich fortemente dannoso per il capitalismo: “La ricchezza concentrata rappresenta un grande problema: un problema che le cooperative, dato il loro significato e la loro struttura, sono ideali per contribuire a risolvere“. In quest’ottica l’ex ministro di Clinton ha invitato le cooperative a controbilanciare il potere delle grandi aziende e delle grandi banche che monopolizzano il mercato. “Offrono un modello alternativo di capitalismo“, ha concluso.

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