Vita, passioni e pensieri

Quando cominciò a studiare l’età d’oro del teatro spagnolo alla Rutgers University, Mario Batali non immaginava che il destino lo avrebbe portato tra i fornelli. Dopo mille esperienze, di successo e non, stasera il cuoco italo-americano cucinerà per Barack Obama e Matteo Renzi all’ultima cena ufficiale del presidente americano alla Casa Bianca.

L’ULTIMA CENA UFFICIALE DI BARACK

Non ci sarà il menù di 17 antipasti, 20 piatti di pasta e 15 a 18 piatti principali, come al suo ristoranti Babbo, ma tutti mangeranno lo stesso. Batali ha promesso di non spiazzare nessuno con il menù, lasciando fuori le proposte più azzardate, i suoi cavalli di battaglia: ravioli di fegato d’oca, trippa o stinco di maiale. “Alcune delle mie persone preferite nel mondo mi stanno chiedendo di cucinare per l’ultima cena di Stato della presidenza. Oh, e gli italiani che sono in arrivo? Non c’è niente di meglio”, ha detto Batali in un’intervista al New York Times. “Mentirei a dire che non mi tremano un po’ gli stivali – ha aggiunto -. O meglio, le Crocs arancioni”.

ISPIRAZIONE TRA USA E ITALIA

Lo chef ha guardato cosa hanno fatto i suoi colleghi in occasioni simili: Marcus Samuelsson per la prima cena ufficiale nel 2009, Rick Bayless per la cena offerta al presidente messicano Felipe Calderón nel 2010; Masaharu Morimoto per il premier giapponese Shinzo Abe e l’attivista gay e chef Anita Lo per la seconda cena di Stato per il presidente cinese Xi Jinping. Batali porterà in tavola una sua interpretazione della cucina italiana. “Le pietanze sono tutte ispirate alla cucina italiana, in modo semplice e riconoscibile, ma ciascun piatto avrà qualcosa di sorprendente. E userò quasi al cento per cento ingredienti americani”, ha raccontato al quotidiano americano.

PRODOTTI DALL’ORTO PRESIDENZIALE 

Batali è conosciuto alla Casa Bianca. L’anno scorso ha accompagnato Michelle Obama all’evento sulla nutrizione all’Expo di Milano. Per quella che sarà l’ultima cena ufficiale degli Obama alla Casa Bianca, Cris Comerford e Susan Morrison, chef e pasticciere ufficiali del palazzo presidenziale, hanno preparato tartine con gli ingredienti dell’ultima raccolta dell’orto della first lady: ci saranno anche centrotavola da dessert con zucche e cornucopie di cioccolato e dolci in miniatura, tra cui una crema di mais dolce e mora, omaggio a uno dei dolci preferiti di Batali. Per chiudere la serata ci sarà uno spettacolo della cantante Gwen Stefani.

GLI INIZI A BORGO CAPANNE 

Cresciuto a Seattle negli Stati Uniti, Batali ha un bisnonno italiano da parte di padre. Ha però scelto la Spagna, Madrid, per frequentare il liceo. I primi trascorsi culinari sono stati a Londra, affiancando lo chef e star televisiva, Marco Pierre White. Ma i veri trucchi li ha imparati in tre anni di intensa formazione nel villaggio italiano di Borgo Capanne di Granaglione, provincia di Bologna, un paesino di 200 anime e molta tradizione culinaria. Lì Batali ha imparato le competenze essenziali per affermarsi saldamente nella cucina italiana, una volta tornato negli Stati Uniti.

FILOSOFIA CULINARIA 

A dare il benvenuto sul sito di Batali c’è la scritta “Wheee!”. Di origini italiane, ora lavora a New York e cerca di mischiare con armonia i sapori della cucina italiana con quella americana. La filosofia di Batali? “Utilizzare i migliori ingredienti locali nel modo più semplice possibile e servirli con gioia. Come un cuoco toscano in Chianti, come una cuoca napoletana sulla costiera amalfitana, come i cuochi siciliani a Pantelleria”.

PREMI E LIBRI 

Il suo socio nel ristorante Babbo e l’Enoteca sul Waverly Place nel 1998 è Joe Bastianic. Insieme hanno aperto altri ristoranti a New York, Los Angeles, Las Vegas, Singapore e Hong Kong. Batali è stato premiato con il “Man of the Year” nella categoria cuoco da GQ Magazine nel 1999; “Miglior Chef: New York City” di James Beard Foundation Award nel 2002 e il “Outstanding Chef of the Year” della James Beard Foundation nel 2005. È autore di decina di libri di cucina e un personaggio televisivo. Ha partecipato al programma “Iron Chef” ed è conduttore di “The Chew”.

IL SOGNO DELLA LIGURIA 

In un articolo pubblicato dal sito Guest of a Guest, Batali è descritto come un uomo “esaltato, appassionato e di grande talento”. Molto alla mano, nonostante il successo e la fama, la sua serata ideale è a base di zuppa, rigatoni, parmigiana e la musica dei Rem e gli U2. Appassionato del golf, ha due figli. Nell’intervista gli è stato chiesto come desidera il suo ultimo pasto: “Vorrei prendere una barca e viaggiare lungo la costa ligure, per mangiare i migliori piatti locali di ogni città con il miglior vino da ciascuno”. Vorrebbe un’abitazione vicino a Genova, per stare a due passi dalla Liguria, Milano e Bologna. Forse per questo sta cercando di acquistare una casa.

RACCOLTA FONDI PER AMATRICE 

Nel 2008, Batali ha inaugurato la Fondazione Mario Batali con l’obiettivo di finanziare progetti per l’educazione sull’alimentazione dei bambini. Forse per questo ha conquistato l’attenzione di Michelle Obama. Il 6 settembre, dopo il terremoto di Amatrice, ha partecipato ad una cena di raccolta fondi all’Osteria della Pace di Eataly Downtown a New York. Non solo amatriciana ma sei portate curate da lui e Daniele Boulud, Riccardo Orfini e Katia Delogu. Tutto il ricavato è stato devoluto al Comune di Amatrice.

IL VOTO DI MARIO

Anche se la cucina ha ben poco di politica, Batali ha espresso chiaramente il suo voto. “Trump è tristemente disinformato sulla maggior parte dell’’educazione civica di base’? È una trappola. Stiamo in guardia”, ha twittato dopo il dibattito del 10 ottobre tra i candidati alla presidenza. Batali ha fatto parte dell’iniziativa “Chefs for Hillary”, un libro di cucina delle celebrity chefs che sostengono il candidato democratico. Il suo contributo: la ricetta del pesce spada alla milanese. Per Halloween ha scelto un costume che ironizza sul candidato repubblicano.

Batali è riuscito a fare mangiare il pesce all’attrice Gwyneth Paltrow, nota vegeteriana. Un dato importante, anche per il premier Renzi: a tavola odia chi usa il telefonino. Quindi, a cena niente tweet né selfie.

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