L'approfondimento di Rossana Miranda

Il giornalista americano Jon Lee Anderson intervistò il politico somalo Faisal Ali Waraabe e gli chiese di suo figlio, un ragazzo di 22 anni di nome Sayid, cresciuto in Finlandia, e finito nei tentacoli dello Stato islamico. Sayid ora si fa chiamare Abu Shuib e vive a Raqqaa, uno dei bastioni dell’Isis in Siria. “Ho chiesto a Faisal cosa pensasse dell’Isis e di quello che fa suo figlio. Tristemente scosse la testa, alzò le mani in aria in segno di impotenza e disse: loro sono i nuovi barbari”, si legge nell’articolo pubblicato sul New Yorker.

Insieme ad altri gruppi terroristici di matrice islamica – come ad esempio Boko Haram in Africa –, e organizzazioni criminali basate sul traffico di droghe, persone e organi, questi “barbari del XXI secolo” sono la principale fonte di violenza nel mondo. Ma esiste un’alleanza tra di loro?

L’ULTIMO INDIZIO

Le autorità spagnole hanno individuato un possibile collegamento tra alcune reti di narcotraffico e i terroristi islamici. L’ultimo episodio che proverebbe il legame è l’intercettazione della nave Marti N, battente bandiera panamense, con un carico di 19600 chili di hashish. Era nelle acque del Mediterraneo, diretta in Libia. Dalle indagini è emerso che la nave appartiene a una rete che finanzia, con la vendita di droghe, l’acquisto di armi per organizzazioni terroristiche jihadiste. Una nuova rotta del traffico della droga, con un’offerta che va da hashish a cocaina, attraversa il Mediterraneo per arrivare in Siria, Libia ed Egitto e sostenere attività terroristiche.

Negli ultimi anni sono state intercettate sette navi, cinque delle quali trasportavano un totale di 100.000 chili di hashish, e due – individuate in Grecia –  un carico di 11.400 armi, 1.070.000 munizioni e 10 tonnellate di nitrato ammonico per la fabbricazione di esplosivi a Misurata, una delle fortezze di Isis in Libia.

TRA HASHISH E ARMI

Cellule operative dell’Islam radicale in Marocco, Algeria e Mauritana si arricchiscono in maniera stabile con la produzione e distribuzione di hashish. Inoltre, è noto che il mercato internazionale dell’eroina si sostnenga con la produzione afghana, Irachena, siriana e pakistana. Il Corpo nazionale di polizia spagnolo (Udyco) ha scoperto una rete di narcotrafficanti legati a una corrente islamista salafita, a sua volta invischiata con Al Qaeda nel Magreb.

“Questo traffico serve a finanziari alcuni gruppi coinvolti nei conflitti esistenti in nord d’Africa e Medio Oriente […] Siamo convinti che contribuisca a finanziare il terrorismo jihadista”, ha dichiarato in conferenza stampa il tenente colonnello della Guardia civile spagnola, Javier Rogero. Dal 2013 sono stati arrestate 109 persone in un’operazione internazionale contro il finanziamento dei gruppi islamici in Nord Africa e Medio Oriente. L’operazione si chiama Urca e ha il sostegno di Dea, Europol e diverse autorità europee.

IL MERCATO DI CAPTAGON

Rogero ha segnalato anche che il lavoro di cooperazione ha permesso l’intercettazione di 1,2 milioni di pasticche di captagon; una droga a base di anfetamine che circola in Medio Oriente e usata dai jihadisti in Siria (qui l’articolo di Formiche.net sugli effetti e i prezzi del captagon).

Attualmente, Isis possiede il monopolio del traffico di captagon. Non solo lo Stato islamico ha il controllo del commercio di questa droga nei Balcani, ed è il principale fornitore di oppioidi nella regione, ma ne ha anche messo in piedi diverse fabbriche in Turchia e in Libano.

Ninive, città irachena vicina alla frontiera con la Turchia, è divenuta la nuova piattaforma del narcotraffico mediorientale. Secondo i servizi segreti russi, da lì transita metà dell’eroina che si consuma in Europa.

ALLEANZE E FINANZIAMENTO 

La domanda che tutte le autorità anti-droga e anti-terrorismo si stanno ponendo è se esista un’alleanza tra i più famosi cartelli del narcotraffico e i jihadisti. Per il Center for Security Policy il cartello messicano di Sinaloa è tra i sostenitori di Hezbollah e Al Qaeda. I mediatori sono i contatti colombiani che vendono la droga ai gruppi terroristici che, a loro volta, la rivendono in Europa, Africa e Medio Oriente, per finanziari l’acquisto di armi e l’organizzazione di attentati.

Così come esistono differenze interne tra gli estremisti islamici, anche i cartelli della droga messicani e colombiani sono vari. In Messico, nove cartelli operano in 23 stati. I fratelli Beltrán Leyva, alleati de Los Zetas, sono in guerra contro il cartello del Golfo, il cartello di Sinaloa (forse alleati di Hezbollah e Al Qaeda) e la famiglia michoacana.

La Drug enforcement administration (Dea) ha battezzato la possibile unione come “narcoterrorismo”. Alcuni studi credono che i contatti siano plausibili e che si potrebbe trattare del gruppo criminale più forte, ricco e pericoloso del mondo. Ma le differenze ideologiche, politiche e culturali di queste organizzazioni impediscono un’alleanza stabile.

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