L'articolo di Rossana Miranda

Grande clamore per il Premio Nobel per la letteratura 2016 conferito al cantante americano Bob Dylan. In Italia, il più “offeso” sembrerebbe essere lo scrittore Alessandro Baricco (nella foto). Presidente e fondatore della Scuola Holden di scrittura creativa, Baricco ha protestato contro l’assegnazione del riconoscimento: “Bob Dylan […] Che c’entra con la letteratura? Meglio dargli un Grammy Award”.

Lo sfogo è stato contestato dal giornalista Gianni Riotta con un post su Facebook: “Verrebbe da spiegare molte cose, per chiarire l’ovvio legame tra testi di ballate e letteratura, dall’antica epica greca al Medio Evo, all’Ottocento e Novecento. Ma il perentorio giudizio di Baricco è così drastico da sollevare piuttosto una diversa domanda: Caro Baricco, Bob Dylan c’entra davvero molto con la letteratura. Tu, piuttosto, sei proprio sicuro di entrarci qualcosa, anche solo un pochino, di striscio magari?”

SCRITTORI STRANIERI OFFESI

Per molti narratori è piuttosto ambiguo aver premiato un cantante. Dall’estero sono arrivate reazioni non troppo gioiose. Il canale che ha dato voce allo sfogo: i social network. Dopo l’annuncio dell’Accademia svedese, il romanziere indo-britannico Hari Kunzru ha dedicato una serie di tweet per spiegare perché crede sia stata una scelta sbagliata: “Questo è il peggiore Nobel da quando è stato assegnato a Obama per non essere Bush”. E ha aggiunto: “Le opere letterarie tradotte rappresentano il 3 per cento delle vendite di libri negli Stati Uniti e c’è una percentuale simile nei paesi anglofoni. Il Nobel per letteratura è l’appuntamento più importante nell’agenda delle case editrici. Vincere il Nobel può cambiare tutto. Le lettere di Dylan sono meravigliose […] Mi potete chiamare crudele, ignorante o amareggiato perché non sono molto emozionato per il Nobel di Dylan, ma tutti conosciamo già i suoi dischi”.

TRA CONFUSIONE E NOSTALGIA

L’editor dell’inserto letterario del New York Times Book Review, Pamela Paul, si è detta confusa: “Sto ancora assimilando che Bob Dylan abbia vinto il Premio Nobel per la letteratura. Ci sono molti romanzieri che lo meritavano”.

Altri sono stati più acidi con i commenti. Irvine Welsh, autore di Trainspotting, ha scritto: “Sono fan di Dylan ma questo è un premio mal concepito, in nome della nostalgia, e distorto dalle proteste stantie di vecchi hippie deliranti”. Lo scrittore satirico Gary Shteyngart ha cinguettato: “Capisco il comitato del Nobel. Leggere libri è difficile”.

È MORTO IL ROMANZO?

“Sono contenta per Bob Dylan, ma questo significa che posso vincere un Grammy”, ha ironizzato l’autrice americana Judy Picoult. “È un’amara delusione per quella che speravamo sarebbe stata la vittoria di Morrissey questo anno. Ma dobbiamo sperare per l’anno prossimo”, ha detto Jonathan Franzen.

Lo scrittore francese Pierre Assouline ha confessato di essere deluso: “Il nome di Dylan era citato negli ultimi anni, ma abbiamo sempre creduto che fosse uno scherzo. Premiarlo con il Nobel per la letteratura è pietoso. Mi piace Dylan, ma non ha un’opera. L’Accademia svedese si ridicolizza. È denigrante per gli scrittori”. Per lo scrittore peruviano Santiago Roncagliolo, “un giornalista un anno (per la bielorussa Svetlana Alexijevich nel 2015, ndr), un cantante l’altro anno. Non so se il romanzo è morto, ma ha smesso di vincere il Nobel”.

CHI INVECE HA FESTEGGIATO 

Altri nomi della letteratura internazionale, invece, hanno festeggiato il premio. Stephen King ha scritto su Twitter: “Sono estasiato che Bob Dylan abbia vinto il Nobel. Una gran cosa in un’epoca sordida e triste”. Salman Rushdie, che era tra i favoriti, ha scritto: “Da Orfeo a Faiz (poeta pachistano Faiz Ahmad Faiz, ndr), la canzone e la poesia sono sempre state intimamente legate. Grande scelta”.

CHI AVEVA PREVISTO IL NOBEL PER DYLAN

Certo è che non pochi hanno considerato la musica di Bob Dylan un’opera letteraria. Chi aveva previsto (o si era augurato) l’assegnazione del Nobel a Dylan era stato Marco Zoppas, autore del libro Ballando con Mr. D. Nessuno canta come Bob Dylan (2016): “Oggi figura tra i papabili per l’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura. C’è chi lo paragona a Shakespeare e forse non ha torto. Non deve perciò destare sorpresa la reazione al vetriolo di Dylan. In Desolation Row si scaglia contro i suoi critici, intimando di “non mandargli più lettere” per favore, e in Positively 4th Street accusa i suoi ex colleghi della scena folk di non essere sinceri quando, incontrandolo, gli augurano buona fortuna, perché in realtà preferirebbero vederlo “paralizzato”, cioè incapace di produrre nuovo materiale artistico”.

A metà tra narrazione e saggistica, il libro di Zoppas celebra la figura quasi mistica del Dylan e cerca di indagare la profondità e la contemporaneità del cantante attraverso un’analisi dei suoi testi. Per l’autore “Dylan dà il benservito perché si sente pronto per sfide ben più ambiziose. Esse si svolgono a un altro livello e accompagneranno una carriera che ha dello straordinario. Facendo un salto temporale, semmai è interessante porsi un’altra domanda: qual è oggi la sfida che lo tiene impegnato? Con un volo di fantasia estremo, di cui mi assumo piena responsabilità, mi piace immaginarlo assorto in un duello oltre la vita e la morte con un pensatore già insignito del Premio Nobel e non più tra noi: Alexander Solženicyn. Quale potrebbe essere la posta in palio in una fantomatica partita a scac- chi tra Dylan e Solženicyn, una sorta di riproposizione della finale di Reykjavík in cui Bobby Fisher sbaragliò la squadra sovietica?”.

Il Dylan degli ultimi anni, tra silenzi e ambiguità, ha vinto la sfida più ambiziosa con un innovativo e polemico Nobel per la letteratura, che senza dubbio resterà nella storia, così come la critica feroce dei suoi non-colleghi scrittori.

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