Pubblichiamo un estratto della relazione che Alberto Stancanelli, dirigente della presidenza del Consiglio, ha tenuto nel corso del dibattito sulle riforme costituzionali organizzato nei giorni scorsi dall'associazione ProDemos

A mio avviso qualsiasi riforma costituzionale deve rimanere sempre e comunque nel solco di un corretto equilibrio tra poteri dello Stato: Legislativo – Esecutivo – Giudiziario, ai quali ritengo vadano aggiunti, come è nella nostra Costituzione, sempre due soggetti di garanzia che possano prevenire e dirimere qualsiasi conflitto: il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale.

Ecco: io voterei No se nella proposta del nuovo assetto organizzativo della Repubblica questo equilibrio tra poteri fosse messo in discussione o fossero limitati i poteri di garanzia.

La riforma invece non modifica l’assetto tra i poteri e non limita i poteri di garanzia:

a) Non muta il rapporto Parlamento (Camera dei Deputati) – Governo, non si modificano i poteri del Presidente del Consiglio (come nella riforma Berlusconi nella quale concretamente il Presidente del Consiglio poteva sciogliere le Camere o, con l’introduzione del vincolo di mandato, limitare di fatto la libera determinazione del parlamentare). Anzi nella riforma costituzionale i poteri del Parlamento si rafforzano con i limiti alla decretazione d’urgenza; con il voto a data certa, si pongono di fatto limiti all’uso del voto di fiducia sulle leggi di conversione dei decreti legge o sui disegni di legge.

b) Non si introducono limitazioni ai poteri di garanzia del Presidente della Repubblica, anzi se ne rafforza il ruolo in quanto non è più espressione della sola maggioranza, ma grazie al quorum dei 3/5 dei votanti il Presidente può diventare strutturalmente espressione anche delle opposizioni,  se chiaramente le opposizioni evitassero di assentarsi dall’Aula al momento delle votazioni (cosa peraltro biasimabile anche ai sensi del nuovo art. 64 che prevede un dovere di partecipazione alle sedute dell’Assemblea e ai lavori delle Commissioni. Solo per dare il senso dei numeri: composizione del nuovo Parlamento 730, maggioranza semplice 366, maggioranza dei 3/5 438 che ben può rappresentare anche parte delle opposizioni).

c) Non c’è alcuna compressione del ruolo della Corte costituzionale, anzi se ne rafforza la funzione con la possibilità di esprime, se richiesto dalle minoranze, il parere sulle leggi elettorali prima della loro entrata in vigore.
Non voto No, quindi, perché l’assetto tra i poteri dello Stato con questa riforma resta in pieno equilibrio a garanzia del rispetto dei principi democratici.

Non voto No perché questo referendum è solo un referendum sulla nuova organizzazione della Repubblica e non tocca (e non potrebbe toccare per il limite a mio avviso dell’art. 139 Cost.) i principi fondamentali della Prima Parte e anzi consente di realizzare al meglio nella giusta flessibilità dei tempi i principi enunciati nella Prima parte.

Ritengo quindi, che sia giusto votare a favore di questa riforma, perché è la giusta conseguenza della necessità di modernizzare gli strumenti previsti dalla Carta Costituzione per semplificare, nel rispetto di un corretto equilibrio tra i poteri costituzionali, i processi decisionali per adeguare la velocità delle nostre istituzioni alla velocità con cui oggi si muove il sistema globale, e tutto ciò deve prescindere dal contingente delle fisiologiche conflittualità della politica.

Voto Sì perché il mio voto non è influenzato in alcun modo dall’attività e dalle politiche del Governo; in alcun modo è condizionato dalle scelte, dai provvedimenti emanati in questi due anni, dal Governo; la discussione sul referendum costituzionale, non può essere il luogo dove esprimere o fare valutazioni sull’operato del Governo. I governi sono per loro natura transeunti, le riforme costituzionali sono destinate a durare nel tempo, e un giudizio più o meno positivo sul presente, non deve privarci di guardare, con quel sano distacco, a ciò che può essere il futuro.

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