Il mondo dell’università è in subbuglio. A protestare, per una volta, non sono gli studenti ma docenti e dirigenti accademici.

I dissapori nascono dall’intervento del presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione (Anac), Raffaele Cantone, che durante il convegno nazionale dei responsabili amministrativi degli atenei, tenutosi a Firenze lo scorso 23 settembre, ha – senza usare mezzi termini – associato la fuga dei cervelli al livello di corruzione degli atenei italiani.

LE DICHIARAZIONI DI CANTONE

«Siamo subissati di segnalazioni su questioni universitarie, spesso soprattutto segnalazioni sui concorsi», ha spiegato il responsabile dell’Anac. «La riforma Gelmini secondo me ha finito per creare più problemi di quanti ne abbia risolti”, ha aggiunto.

«Per esempio ha istituzionalizzato il sospetto – ha anche detto Cantone – l’idea che non ci possano essere rapporti di parentela all’interno dello stesso dipartimento, il che ha portato a situazioni paradossali», sottolineando che «c’è un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e corruzione».

LO SDEGNO DEI DOCENTI UNIVERSITARI

Dichiarazioni, quelle di Cantone, che non hanno lasciato indifferente il modo accademico nazionale che, in questi giorni, sta rispondendo per le rime al presidente dell’Anac.

In una lettera aperta a Raffaele Cantone, intitolata “Fuga dei cervelli, corruzione e nepotismo nell’Università Italiana” il professor Carlo Vincenzo Ferraro, ordinario al Politecnico di Torino e membro del Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria spiega come le affermazioni del responsabile dell’Anac siano «lesive della nostra dignità, perché inviano all’opinione pubblica un messaggio generalizzato di una Università pervasa dal nepotismo e dal malaffare. Come ‘Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria’ non possiamo tacere di fronte a tali affermazioni».

I FATTORI DETERMINANTI NELLA FUGA DEI CERVELLI

Per Ferraro sono ben altre i fattori determinanti nella fuga dei cervelli. Il lungo periodo di precariato senza nessuna garanzia per il futuro, a fine dottorato; il blocco del turnover e dei tagli alle Università; una prospettiva di retribuzione largamente inferiore a quella di colleghi in analoga posizione all’estero; il rischio di improvvisi blocchi della progressione stipendiale; fondi irrisori, se non addirittura nulli, per la ricerca; la totale noncuranza per la didattica; l’incapacità del fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio di assicurare a tutti gli studenti capaci e meritevoli i mezzi di sostentamento necessari per i loro studi; lo snaturamento dell’ANVUR (Agenzia nazionale per la Valutazione della Ricerca).

LA RACCOLTA DI FIRME DEL MONDO ACCADEMICO

Ferraro invita pertanto ai 23.500 docenti e ricercatori, primi destinatari del messaggio a firmare la lettera entro il 12 ottobre e di inoltrarla a colleghi e amici, anche «pensionati e ricercatori a tempo determinato». «Questa volta la fretta è d’obbligo, occorre dare una risposta immediata».

Una lettera, quella di Ferraro, che incassa i primi endorsement: «L’università non è il paradiso in terra, ma neanche un comitato d’affari o un postribolo: comunque le persone perbene non possono essere mescolate coi cialtroni, che peraltro allignano dovunque, all’università e fuori», spiega Antonio Filippin professore di Glottologia e Linguistica dell’Università Tor Vergata di Roma.

«Tutti noi, cari amici, lavoriamo facendo i salti mortali per poter studiare e per non prendere in giro i nostri studenti. Nessuno ha il diritto di far di ogni erba un fascio».

LA LETTERA DELL’UNIONE MATEMATICA ITALIANA

L’indignazione del mondo accademico invade anche il web. Un’altra lettera indirizzata a Raffaele Cantone circola da qualche giorno online sul sito MaddMaths! – Matematica Divulgazione Didattica a firma Ciro Cilberto, presidente dell’Unione Matematica Italiana. «Lei avrebbe affermato ”Siamo subissati di segnalazioni su questioni universitarie, soprattutto segnalazioni sui concorsi”. Il grave di questa deduzione è che, da queste non meglio precisate ”segnalazioni”, ne derivi che la corruzione dilaghi nelle università del nostro paese, al punto che, secondo lei, ci sarebbe ”un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e corruzione”. Ora io non posso credere che un brillante e competente magistrato come lei, un uomo di legge, possa aver, sulla base di imprecisate ”segnalazioni”, sparato nel mucchio».

«Le faccio ancora presente che – continua Cilberto – le dichiarazioni che le vengono attribuite sono ridicolmente contraddittorie. La fuga dei cervelli è purtroppo una piaga che perseguita da anni il nostro sistema universitario e della ricerca. Tuttavia il nostro ”corrotto” sistema universitario, questi giovani brillanti li produce, e sono bravi e tanto competitivi da trovare posto nelle migliori istituzioni di ricerca straniere. Questo vuol dire che – spiega il presidente dell’Unione Matematica Italiana –, nonostante il vero e proprio accanimento dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi circa dieci anni, nel tagliare fondi alla ricerca, il sistema incredibilmente funziona ancora, evidentemente grazie alla competenza e qualità dei docenti».

IL NETWORK ‘ROARS’ CONFUTA LE TESI DI CANTONE

Sul sito di Roars, network che riunisce le opinioni di chi lavora nell’università e nella ricerca, nelle scorse ore sono comparsi articoli che smontano – di fatto – le affermazioni di Cantone.

In uno, intitolato Università: la causa della ‘fuga dei cervelli’ sono i tagli, non il nepotismo, si legge: «Le recenti dichiarazioni del presidente dell’autorità anticorruzione Raffaele Cantone sull’enorme mole di segnalazioni ricevute riguardo ai concorsi universitari hanno di nuovo scatenato la caccia alle streghe contro il mondo accademico».

Ma, si chiede l’autore: «Quanto incide realmente il “nepotismo accademico” nell’università italiana? Uno degli studi più noti al riguardo è quello del 2011 di Stefano Allesina (Università di Chicago), più volte citato come una “dimostrazione scientifica” dell’esistenza del nepotismo in 9 settori. In realtà, i dati provano invece che è un fenomeno limitato. Se sommiamo tutti i “possibili nepoti” ne otteniamo 738, che su 32.000 docenti rappresentano un misero 2.3% del totale. Volendo includere anche coniugi e amanti (che non hanno lo stesso cognome) a quanto si potrebbe arrivare? Forse al 5%? La conclusione è che il nepotismo accademico è un fenomeno marginale nell’accademia italiana».

IL PARERE DI “NATURE” SULLA RICERCA ITALIANA

In un altro articolo, intitolato “Caro Cantone, guarda che è ‘Nature’ a smentirti” si spiega cosa afferma davvero la celebre rivista scientifica Nature riguardo la dimensione provinciale della ricerca italiana. «”Nelle graduatorie della qualità della ricerca gli Stati Uniti sono stati superati dal Regno Unito nel 2006 e dall’Italia nel 2012» (Nature, dicembre 2013)”. Contrariamente a quanto sostiene Cantone, gli universitari non sdrammatizzano e non negano gli episodi di corruzione, ma il rigore scientifico ed etico, oltre che a loro, è richiesto anche a chi occupa ruoli di grande visibilità e dovrebbe tenersi alla larga da semplificazioni troppo facilmente strumentalizzabili. Soprattutto, quando la posta in gioco è un controllo diretto della Presidenza del consiglio sui presidenti delle commissioni di concorso, che non esisteva dai tempi di Mussolini».

«Se proprio vuole cogliere l’occasione per un’ efficace azione di contrasto ad alto contenuto simbolico – polemizza Roars – Cantone potrebbe interessarsi della nomina di Paolo Miccoli, il consigliere Anvur, che riprodusse, nell’elaborato “programmatico” richiesto dal bando, brani tratti da pubblicazioni di altri autori, senza citare o virgolettare».

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