Fatti, numeri e tendenze analizzati dall'economista Fedele De Novellis

Il cambiamento della Costituzione è un evento straordinario, al quale i cittadini dovrebbero dedicare attenzione, e rispetto al quale dovrebbero partecipare con consapevolezza. Nel caso del referendum del prossimo 4 dicembre la consultazione si arricchisce poi di significati particolari, potendo incidere in maniera determinante sulle sorti del governo e sul futuro politico del premier Matteo Renzi.

D’altra parte, si deve convenire che il diritto costituzionale non è propriamente uno di quei terreni sui quali è agevole per l’elettore esprimere opinioni informate e motivate. Potremmo ricadere in uno di quei casi in cui il consenso espresso dalle urne non è particolarmente convinto, come ci dimostrano le alte percentuali di possibili astenuti e di elettori ancora indecisi.

D’altra parte, un passaggio costituzionale deciso con scarso coinvolgimento non è auspicabile, visto che le conseguenze di un cambiamento della costituzione possono rivelarsi determinanti per le sorti di un paese.

Un modo per provare a misurare il grado di attenzione verso la riforma della costituzione è quello di utilizzare la frequenza delle ricerche su google di determinati termini. L’andamento nel corso del tempo di alcune ricerche effettuate in Italia è descritto nel grafico allegato.

In particolare, la frequenza delle ricerche del termine “referendum” ci suggerisce che a circa un mese dal voto il termine è meno ricercato rispetto a quanto accaduto nel momento di picco del referendum sulle trivelle; in quella occasione però la frequenza delle ricerche esplose nelle due settimane precedenti il voto, mentre a un mese dalla data del voto l’attenzione sul tema era ancora molto bassa.

Nel grafico la frequenza delle ricerche della parola referendum è posta a confronto con le ricerche di altri due termini che hanno attratto recentemente l’attenzione degli italiana: Trump e Mattarella.

Si osserva come siamo molto distanti dallo spike registrato dalle ricerche del termine Mattarella nei giorni dell’elezione del Capo delle Stato e come tutto sommato il termine referendum non sia stato molto più presente nelle ricerche degli italiani del termine Trump.

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Possiamo anche provare a confrontare le ricerche del termine referendum con quelle di altri due termini che non rientrano nella sfera della politica. Nel grafico si mostra la frequenza delle ricerche del termine Norcia e della parola Juventus. Naturalmente, dopo il terremoto delle scorse settimane l’attenzione verso la cittadina umbra è molto aumentata. L’attrazione delle ricerche relative alla squadra campione d’Italia appare però un traguardo difficilmente raggiungibile per il quesito costituzionale (in questo caso il massimo è a marzo 2016 nella settimana della partita con il Bayern).

In conclusione, nonostante l’enfasi nel dibattito politico, gli italiani non sembrano percepire il tema della riforma costituzionale all’apice delle loro priorità. Tale risultato è d’altra parte in linea con la larga percentuale di indecisi riscontrata dai sondaggi.

Sarebbe auspicabile un maggiore grado di coinvolgimento nelle prossime settimane anche se è un dato di fatto che l’importanza che la politica sta attribuendo al tema non ha un riscontro analogo negli interessi delle famiglie italiane.

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